Cronaca | News

Covid: ecco quando finirà

31 Dicembre 2020
Covid: ecco quando finirà

Sarà un 2021 ancora alle prese con mascherine, igiene delle mani e distanziamento sociale. Ma forse l’anno successivo potrà essere quello della liberazione.

È stato uno dei protagonisti di questo 2020 pandemico. Uno tra gli esperti più consultati e intervistati, direttore scientifico di un ospedale che, prima ancora del paziente 1 di Codogno, si era già schierato in prima linea contro la nuova infezione polmonare.

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico del’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani, è molto preciso nel fare una previsione su quanto ancora avremo a che vedere con il Coronavirus.

Bene il vaccino, ma sarà ancora stop assembramenti

Secondo Ippolito, il Covid «continuerà a tenerci compagnia almeno fino al primo trimestre del 2022, quando finiranno tutte le vaccinazioni». La scienza è stata fin da subito piuttosto chiara nel precisare che il vaccino è una conquista di grande portata, ma non basterà a sconfiggere definitivamente il virus.

«Nonostante le vaccinazioni non possiamo pensare che torneremo ai sistemi come erano prima. Quei livelli di assembramento non sono più possibili», ha detto Ippolito, durante un webinar organizzato dal Consiglio regionale del Lazio, nell’ambito del quale è stato presentato il piano regionale vaccinazioni.

Ippolito ha fatto anche presente che «la percentuale di decessi di questa malattia è tre volte più alta dell’influenza, abbiamo il doppio dei ricoveri in terapia intensiva e mentre l’influenza può essere gestita a casa, per Sars-CoV-2 abbiamo avuto bisogno di molti posti letto in ospedale. Ci sono state tante ospedalizzazioni, il doppio dell’influenza stagionale».

Il rapporto Istat-Iss sulla mortalità per Covid

A proposito di decessi, un rapporto Istat restituisce una fotografia precisa dell’incremento della mortalità provocato, quest’anno, dalla pandemia. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, tra febbraio e novembre 2020 si sono contati 84mila morti in più, rispetto alla media del 2015-2019.

L’analisi è stata condotta in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità (Iss). In particolare, si mette in evidenza come la seconda ondata di Covid abbia portato via più vite della prima. In generale, «da fine febbraio a novembre i decessi Covid-19 rappresentano il 9,5% del totale dei decessi del periodo».

L’incidenza del Covid sulla mortalità in Italia «durante la prima ondata epidemica (febbraio-maggio) è stata del 13%, mentre nella seconda ondata il contributo complessivo dei decessi Covid-19 è passato al 16% a livello nazionale».

In particolare, esaminando la mortalità a causa del virus nelle varie fasce d’età, si osserva che l’infezione polmonare ha «contribuito al 4% della mortalità generale nella classe 0-49 anni, all’8% nella classe 50-64 anni, all’11% nella classe 65-79 anni e all’8% negli over 80».

A livello territoriale, le regioni dove si sono registrati più decessi nella seconda ondata rispetto ad aprile sono Valle d’Aosta (+139% contro l’iniziale +71%), Piemonte (+98% contro il +77%), Veneto (+42,8% rispetto al +30,8% di aprile), Friuli (+46,9% contro un primo +21,1%).

Solo in Lombardia l’incremento delle vittime è stato più alto nella prima ondata che nella seconda (+66% a novembre contro il +192% di marzo e il +118% di aprile) e in Emilia-Romagna (+34,5% rispetto al +69% di marzo).



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