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Quanto tempo ho per fare una causa civile?

3 Gennaio 2021
Quanto tempo ho per fare una causa civile?

Termini di prescrizione e di decadenza dei diritti: tutte le ipotesi per poter agire davanti al giudice. 

Nel momento in cui si intende ricorrere al giudice per far valere i propri diritti è necessario, il più delle volte, rispettare dei termini. La legge, infatti, al fine di non lasciare sospesi nell’incertezza per troppo tempo i rapporti tra i privati, o tra questi e la Pubblica Amministrazione, stabilisce un limite alla possibilità di difendersi in tribunale. È allora giusto chiedersi: «Quanto tempo ho per fare una causa civile?».

Il più delle volte, la risposta viene fornita dal proprio avvocato: è lui, infatti, il tecnico ed è, pertanto, lui che conosce a memoria i termini per far valere i diritti dinanzi al giudice. Ma la scelta dell’avvocato viene rimessa alla parte e, se questa non si affretta ad eseguirla al più presto, può incorrere in una decadenza, perdendo così la possibilità di ottenere tutela dal tribunale. 

Ecco perché allora, a meno che non si chieda immediatamente un parere legale, è bene sapere quanto tempo c’è per fare una causa civile. 

In questo articolo proveremo a dare alcuni importanti chiarimenti, consapevoli che si tratta di un argomento assai ampio dove – come vedremo a breve – ogni materia ha una propria regolamentazione. Ma procediamo con ordine.

I termini per fare causa civile

Non sempre i diritti restano in vita in eterno. Molti di questi sono soggetti a prescrizione: ossia “decadono” se, entro un certo termine, non vengono esercitati. Si pensi al diritto di credito che, se non fatto valere, cessa di esistere dopo 10 o 5 anni (a seconda che si tratti di un credito derivante da contratto o da altra situazione). 

La prescrizione può essere interrotta con un atto di esercizio del diritto, ad esempio con una lettera di diffida e messa in mora oppure con la notifica di un atto giudiziale. Il termine allora torna a decorrere nuovamente da capo e così all’infinito se il suo titolare lo esercita periodicamente, prima cioè del compimento del termine di prescrizione. 

Oltre alla prescrizione, esiste il termine di decadenza: anche questo, come la prescrizione, richiede che il diritto sia esercitato entro un certo termine per non farlo estinguere. Tuttavia, a differenza della prescrizione, la decadenza non può mai essere interrotta con un atto come una diffida. Quindi, o il diritto viene fatto valere in via giudiziale entro il termine stabilito dalla legge o lo si perde per sempre.

È la legge a stabilire, di volta in volta, quali diritti sono soggetti a prescrizione e quali a decadenza. Noi, qui di seguito, proveremo a fornire l’elenco dei casi più ricorrenti.

Leggi Prescrizione e decadenza: differenze.

Quanto tempo c’è per fare una causa civile?

Il termine per agire in tribunale non è uguale per tutti i diritti. A seconda della natura del diritto, il termine è diverso. Facciamo qualche esempio.

Termini per i diritti derivanti da un contratto

Per chi vanta un credito derivante da un contratto c’è un termine di prescrizione di 10 anni. Se, prima del compimento dei 10 anni, viene inviata una diffida, il termine inizia a decorrere nuovamente da capo per altri 10 anni.

Per chi presta dei soldi, il termine per ottenerne la restituzione è quindi di 10 anni, trattandosi di contratto di mutuo.

Lo stesso dicasi per chi pretende il pagamento per una fattura non pagata.

Se il contratto è quello di locazione, ci sono però 5 anni di tempo per chiedere il pagamento del canone d’affitto.

Se si intende fare la contestazione di un prodotto difettoso c’è un termine di 60 giorni per contestarlo al venditore. Il termine si riduce ad 8 giorni per chi acquista con partita Iva chiedendo la fattura. La causa va esercitata entro 2 anni dall’acquisto (1 anno per chi acquista con partita Iva).

Gli insegnanti privati hanno 1 anno di tempo per recriminare i compensi dovuti.

Se la tua vacanza è stata rovinata a causa di un pacchetto viaggi non conforme alle promesse, devi presentare un reclamo entro 10 giorni dal rientro. Il diritto al risarcimento ha un termine di prescrizione in caso di danni alla persona di 3 anni dal rientro. La prescrizione in caso di danni alla persona dovuti al trasporto è di 1 anno dal rientro (18 mesi se il trasporto parte o arriva fuori Europa). La prescrizione in caso di altri danni è infine di 1 anno dal rientro

Maggiori informazioni su La prescrizione dei crediti.

Termini per risarcimento del danno

Per chi vanta un credito da risarcimento del danno per un fatto illecito, come ad esempio un danneggiamento, c’è un termine di prescrizione di 5 anni. Anche in questo caso, il termine può essere fatto decorrere da capo con un atto interruttivo della prescrizione.

Per chi vuole agire contro l’assicurazione per un incidente stradale c’è un termine di 2 anni dal sinistro.

Termini per i diritti del lavoratore

Chi intende far causa al proprio datore di lavoro per ottenere il pagamento degli stipendi c’è un termine di prescrizione di 5 anni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Se invece si intende impugnare un licenziamento bisogna, a pena di decadenza, inviare una lettera di contestazione all’azienda entro 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento e, nei successivi 180 giorni, depositare il ricorso in tribunale. Si tratta di termini previsti a pena di decadenza: quindi, in questo caso, l’eventuale lettera di diffida non ne interrompe il decorso. 

Il lavoratore ha 10 anni di tempo per ottenere: 

  • il riconoscimento del diritto alla qualifica superiore;
  • il risarcimento del danno da omissione contributiva, da demansionamento e, in generale, da violazione da parte del datore degli obblighi derivanti dal contratto di lavoro.

Termini per appalti e difetti nelle costruzioni

Chi intende agire contro il costruttore di un edificio per dei vizi statici o altri difetti gravi di costruzione c’è un termine di 1 anno per denunciare il problema al costruttore. La garanzia però opera solo per i primi 10 anni dalla ultimazione dell’edificio.

Invece, per i difetti di un’opera realizzata da un appaltatore (ad esempio, lavoro di ristrutturazione di un immobile) c’è un termine di 60 giorni dalla scoperta dei vizi per denunciarli al responsabile e un termine di 2 anni per fare poi la causa in tribunale.

Termini per tutelare la proprietà 

Per tutelare la proprietà non c’è mai un termine: l’azione può essere esercitata in qualsiasi momento. La proprietà è, infatti, un diritto imprescrittibile.

Termini per contestare le assemblee di condominio

Per contestare le delibere condominiali annullabili c’è un termine di decadenza di 30 giorni dall’approvazione della delibera o, per gli assenti, dal giorno in cui l’amministratore ha comunicato il relativo verbale. Se la delibera condominiale è, però, affetta da un vizio grave che ne comporta la nullità e non la semplice annullabilità, non ci sono termini massimi per agire. Leggi sul punto Impugnazione assemblea condominiale: termini.

Termini per riconoscimento o disconoscimento figli

Ci sono massimo cinque anni per disconoscere il figlio ossia per dimostrare che questi è stato avuto, dalla madre, con un altro uomo. Il termine di cinque anni per l’azione di disconoscimento inizia a decorrere sempre dal giorno della nascita del presunto figlio e non da quello successivo alla scoperta del tradimento. 

Invece, il figlio può chiedere in qualsiasi momento il riconoscimento della paternità, anche a distanza di numerosi anni.

  

 



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