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Prescrizione parcella: come funziona?

9 Aprile 2021 | Autore:
Prescrizione parcella: come funziona?

Onorario dei professionisti: dopo quanto tempo si estingue per prescrizione? Cos’è la prescrizione presuntiva e come funziona?

Ogni libero professionista, in quanto lavoratore autonomo, non è pagato dal datore ma dal proprio cliente, cioè dalla persona che beneficia della prestazione. La retribuzione del libero professionista assume diverse denominazioni: onorario, parcella, compenso. Tutti sinonimi che indicano la paga che spetta a chi presta la propria attività lavorativa. Il libero professionista deve affrettarsi a farsi pagare: anche il suo onorario, infatti, come qualsiasi altro diritto, è soggetto a prescrizione, cioè ad estinzione per il decorso del tempo.

Come funziona la prescrizione della parcella? Possiamo anticipare che il pagamento degli onorari dei professionisti è soggetto a un particolare regime: quello delle prescrizioni presuntive. In pratica, il compenso dei professionisti (compreso, ad esempio, l’onorario dell’avvocato) si estingue per il normale decorso del termine decennale. Tuttavia, secondo la legge, trascorso un periodo di tempo decisamente inferiore, il debito che il cliente ha nei confronti dell’assistito deve ritenersi estinto perché si presume sia stato pagato.

In sintesi, possiamo affermare che la parcella del professionista è soggetta a due tipi di prescrizione: quella ordinaria (o estintiva) e quella presuntiva. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme come funziona la prescrizione della parcella del professionista.

Prescrizione estintiva dei diritti: cos’è?

La prescrizione è una causa di estinzione dei diritti. Secondo la legge, ogni diritto si estingue per prescrizione, quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge. Non sono soggetti alla prescrizione i diritti indisponibili e gli altri diritti indicati dalla legge [1].

La prescrizione matura a seguito del decorso di un arco temporale fissato dalla legge: normalmente, si tratta di un periodo di tempo pari a dieci anni ma, in alcune ipotesi particolari, può essere abbreviato oppure prolungato. Oltre a ciò, occorre che durante questo periodo di tempo il diritto in questione non sia stato esercitato dal suo titolare.

Parcella: dopo quanto tempo si prescrive?

La parcella di un professionista si estingue decorsi dieci anni da quando la prestazione è stata compiutamente eseguita [2].

In realtà, sarebbe più corretto dire che il diritto di credito che spetta al professionista a seguito della propria prestazione lavorativa si estingue dopo dieci anni.

Alla parcella si applica quindi il termine di prescrizione ordinario decennale. Ciò perché il diritto all’onorario segue alla stipula di un contratto (il mandato) e, per legge, i diritti che sorgono da contratto si prescrivono dopo dieci anni.

Parcella: quando comincia a decorrere la prescrizione?

I dieci anni necessari a far maturare la prescrizione della parcella del professionista decorrono dal giorno in cui è stato completato l’incarico e non dal compimento di ogni singola operazione professionale rientrante nel contratto stesso [3].

La parcella dell’avvocato si prescrive dieci anni dopo che la causa è terminata. La parcella dell’architetto si prescrive dieci anni dopo che la costruzione è stata realizzata.

Interruzione prescrizione: cos’è e come funziona?

La prescrizione della parcella (così come quella di ogni altro diritto) può essere interrotta: in questo modo, il titolare del diritto evita di incorrere nella causa di estinzione, facendo sì che il termine di prescrizione cominci a decorrere nuovamente daccapo.

Secondo il Codice civile, è un valido atto interruttivo non solo la citazione in giudizio, ma addirittura ogni atto che valga a costituire in mora il debitore [4].

In pratica, quindi, una semplice lettera di messa in mora inviata al debitore è idonea a far decorrere nuovamente daccapo il termine prescrizionale.

Se sono nove anni che il debitore non paga, si può costituirlo in mora spedendogli una lettera raccomandata in cui gli si chiede formalmente la restituzione del denaro. Questo atto consente di azzerare i nove anni fino a quel momento trascorsi e di far ricominciare daccapo la prescrizione.

Prescrizione presuntiva: cos’è?

Come detto in apertura, la parcella del professionista è soggetta non solo all’ordinaria prescrizione estintiva, ma anche alla prescrizione presuntiva. Cosa significa? La prescrizione presuntiva non è una vera e propria prescrizione: il decorso del tempo non causa l’estinzione del diritto, ma la legge “presume” che, trascorso il tempo indicato, l’obbligazione sia estinta.

In pratica, la prescrizione presuntiva è fondata sulla presunzione che un debito, trascorso un determinato periodo, sia stato pagato.

La differenza tra la prescrizione normale e la prescrizione presuntiva sta in ciò: la prima, una volta maturata, estingue definitivamente il diritto; la seconda, invece, può essere sconfessata, cioè può essere smentita nei modi previsti dalla legge.

In entrambe le forme di prescrizione, ciò che rileva primariamente è il tempo: trascorso un determinato periodo, il debito si estingue o si ritiene pagato fino a prova contraria.

Da tanto deriva un’ulteriore conseguenza: mentre contro la prescrizione estintiva non può farsi nulla, contro la prescrizione presuntiva è possibile agire.

Prescrizione presuntiva parcella: come funziona?

La prescrizione presuntiva della parcella funziona in questo modo: trascorso un determinato periodo di tempo fissato dalla legge, il diritto del creditore non si estingue ma si presume soddisfatto nei termini.

Secondo la legge, si prescrive in tre anni il diritto di professionisti (come gli avvocati, gli ingegneri, i geometri, ecc.) e notai al compenso dell’opera prestata [5].

In pratica, per la parcella dei professionisti la prescrizione presuntiva matura dopo tre anni l’espletamento dell’incarico.

Prescrizione presuntiva: come ottenere il pagamento della parcella?

Come anticipato, il cliente che eccepisce la prescrizione presuntiva della parcella del professionista non ottiene immediatamente l’estinzione del debito.

Davanti all’eccezione di prescrizione presuntiva, il professionista/creditore è tenuto a provare che il suo diritto non è stato soddisfatto. Il problema, però, è che tale prova può essere data solamente attraverso giuramento decisorio deferito al debitore, con la conseguenza che, una volta che questo mezzo probatorio sia stato ammesso, è solo sulla base delle dichiarazioni del debitore che il giudice, senza alcun potere di valutarne la veridicità, deve decidere la lite.

In altre parole, l’unico mezzo che il creditore ha per vincere la prescrizione presuntiva eccepita è quello di deferire giuramento decisorio al debitore.

Il giuramento è un mezzo di prova a tutti gli effetti, consistente nella dichiarazione resa da una delle parti del processo sulla verità dei fatti di causa. Si tratta di uno strumento che ha valore di prova legale, nel senso che vincola il giudice sulla veridicità di quanto asserito. Il falso giuramento costituisce reato: per questo rappresenta di un mezzo di prova molto importante.

Con il giuramento, il debitore dovrà dire al giudice se la parcella è stata pagata o meno: se dirà che non è stata pagata, allora la prescrizione presuntiva sarà superata e il credito sarà dato per ancora “vivo”; se, invece, il debitore giura dicendo che è stato realmente pagato, allora il giudice non potrà esimersi dall’applicare la prescrizione presuntiva della parcella, con tanti saluti al diritto del professionista a vedersi pagato l’onorario.

Prescrizione presuntiva: quando non si applica?

La prescrizione presuntiva non si applica:

  • se non è eccepita: ad esempio, perché la controparte è contumace;
  • se il debitore ha ammesso in giudizio che l’obbligazione non è stata estinta (se ha confessato, in pratica);
  • se il debitore nega l’esistenza del credito o fa desumere, comunque, che il debito non sia stato pagato.

note

[1] Art. 2934 cod. civ.

[2] Art. 2946 cod. civ.

[3] Cass., ord. n. 21008 del 6 agosto 2019.

[4] Art. 2943 cod. civ.

[5] Art. 2956 cod. civ.

Autore immagine: canva.com/


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