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Come gestire imprevisti sul lavoro

1 Febbraio 2021 | Autore:
Come gestire imprevisti sul lavoro

Infortunio, malattia, contrattempo improvviso: che cosa devono fare lavoratore e datore di lavoro in caso di situazioni non prevedibili.

Un incidente nel percorso per andare al lavoro, una malattia o un malore improvviso o un semplice contrattempo sono situazioni che possono verificarsi di frequente, nell’ambito del rapporto lavorativo.

Ma come gestire gli imprevisti sul lavoro? Che cosa devono fare il dipendente ed il lavoratore? Gli adempimenti da effettuare possono variare notevolmente, a seconda del tipo di problema che si verifica. In caso di infortunio, ad esempio, il dipendente, dopo essersi recato dal medico o in ospedale, deve informare tempestivamente l’azienda, che a sua volta deve comunicare o denunciare immediatamente l’evento all’Inail, pena pesanti sanzioni.

In caso di malattia, il dipendente deve, ugualmente, informare quanto prima il datore e recarsi dal medico, avendo cura che questi trasmetta telematicamente il certificato di malattia all’Inps. Il datore, ricevuto il protocollo del certificato, può consultarlo nel sito Inps ed eventualmente inviare la visita fiscale al domicilio del lavoratore.

Infine, in caso di semplice contrattempo, se la situazione è documentata e costituisce un giustificato motivo per assentarsi o per ritardare, il dipendente non può subire sanzioni disciplinari. Ma procediamo con ordine.

Che cosa succede in caso di infortunio sul lavoro?

Se il lavoratore subisce un incidente in occasione di lavoro, cioè un infortunio collegato all’attività lavorativa, deve recarsi immediatamente al pronto soccorso, o dal medico, per ottenere la certificazione relativa all’infortunio. Si considera infortunio sul lavoro anche l’incidente stradale avvenuto nel percorso casa lavoro, o dalla sede aziendale a quella di consumazione dei pasti, o ancora dall’azienda al luogo in cui sì tiene un corso formativo inerente all’attività svolta, oppure da una sede lavorativa all’altra, se il dipendente svolge due lavori. Per approfondire, leggi: Infortunio durante gli spostamenti.

Il datore di lavoro deve inviare la denuncia d’infortunio all’Inail se la prognosi assegnata al lavoratore infortunato è superiore a 3 giorni, indipendentemente da ogni valutazione sul diritto all’indennizzo.

In pratica, se il lavoratore, a seguito di un incidente verificatosi in occasione dell’attività lavorativa, si reca dal medico, e questi gli assegna almeno 3 giorni di astensione dal lavoro, è obbligatorio denunciare l’infortunio all’Inail.

Entro quando si deve denunciare l’infortunio all’Inail?

Il datore di lavoro, anche tramite il suo consulente delegato, deve inviare la denuncia d’infortunio all’Inail, in via telematica, tramite il servizio online “Comunicazione/denuncia di infortunio”, disponibile sul sito dell’Inail, entro:

  • 2 giorni dalla data di ricezione del certificato medico;
  • 24 ore dall’evento, in caso di morte o pericolo di morte del lavoratore.

La scadenza per l’invio della denuncia, se si verifica in un giorno festivo, è prorogata al primo giorno successivo non festivo.

Che cosa succede se l’infortunio è comunicato in ritardo?

Se, a seguito d’infortunio sul lavoro, il dipendente si reca dal medico dopo giorni, il datore di lavoro non può essere sanzionato per aver inviato tardivamente la denuncia d’infortunio: deve però trasmettere la denuncia all’Inail entro 2 giorni dalla ricezione del certificato.

In questo caso, l’obbligo di invio parte dalla data di ricezione del primo certificato medico, che non coincide col giorno in cui l’infortunio si è verificato.

Quando si deve mandare la comunicazione d’infortunio all’Inail?

Se l’infortunio sul lavoro comporta l’assenza del lavoratore per almeno un giorno (escluso quello dell’infortunio), ma per non più di 3 giorni, il datore non deve inviare all’Inail la denuncia, ma un’apposita comunicazione telematica (che, tramite l’istituto, è inoltrata anche al Sinp, Sistema informativo nazionale prevenzione).

La comunicazione d’infortunio, che ha una finalità statistica ed informativa, deve:

  • contenere i dati e le informazioni relative all’evento;
  • essere inviata tramite il servizio telematico “Comunicazione di infortunio”, disponibile sul sito dell’Inail, entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico.

Per approfondire, leggi: Infortunio sul lavoro, che cosa fare.

Malattia del lavoratore

Il dipendente può essere costretto ad assentarsi improvvisamente se si ammala: in questo caso, è tenuto ad effettuare alcune specifiche comunicazioni e adempimenti previsti dalla legge e dalla contrattazione collettiva; l’inosservanza è sanzionata sia con la mancata corresponsione dell’indennità di malattia, sia con l’applicazione di sanzioni disciplinari.

Comunicazione dell’assenza

Il lavoratore in malattia deve fornire, nei termini e con le modalità previste dal contratto collettivo applicato, una tempestiva comunicazione al proprio datore dell’assenza, consentendogli in tal modo di:

  • organizzarsi;
  • richiedere l’eventuale visita di controllo, o visita fiscale.

Tutto ciò è da considerarsi in esecuzione dei principi di correttezza (art. 1175 c.c.) e di buona fede che devono ispirare il comportamento delle parti nell’esecuzione del contratto.

Visita medica per malattia

Il lavoratore deve anche contattare, entro 2 giorni dal verificarsi della malattia, il proprio medico curante, che provvederà ad inviare all’Inps il certificato medico telematico con la previsione dei giorni di assenza.

La certificazione deve essere sempre trasmessa telematicamente: la redazione del certificato su carta è consentita solo quando non sia tecnicamente possibile la trasmissione telematica.

Il dipendente deve poi comunicare il numero di protocollo di trasmissione del certificato medico al datore di lavoro, per consentire la verifica della prognosi stabilita, cioè dei giorni di assenza.

Visita fiscale

Il lavoratore in malattia, durante le giornate di assenza stabilite nella certificazione medica, deve restare, entro determinate fasce orarie, nel proprio domicilio, indicato nel certificato, a disposizione per la visita fiscale dell’Inps.

La visita fiscale consiste in un accertamento sanitario effettuato da un medico incaricato dall’Inps, su richiesta dell’istituto stesso (visita fiscale d’ufficio) oppure del datore di lavoro, tenuto in questo caso a corrispondere l’onorario della visita.

Le fasce di reperibilità, attualmente, risultano le seguenti:

  • dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 per i lavoratori dipendenti del settore privato;
  • dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per i dipendenti pubblici.

Quando l’assenza alla visita fiscale è giustificata?

L’assenza alla visita fiscale non è sempre punibile, ma può essere giustificata, oppure si può essere addirittura esonerati dalla visita fiscale al proprio domicilio durante le fasce di reperibilità.

L’esonero dalla visita fiscale è previsto quando il lavoratore ha:

  • una malattia grave che richiede terapie salvavita;
  • una malattia per la quale sia stata riconosciuta la causa di servizio (solo per patologie ascritte alle prime tre categorie della tabella A allegata al decreto in materia [1], o per patologie rientranti nella Tabella E dello stesso decreto);
  • una malattia collegata alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%.

Se il lavoratore non è esonerato, ma risulta assente alla visita fiscale, può essere giustificato in caso di:

  • ricovero;
  • necessità imprescindibile ed indifferibile della sua presenza altrove;
  • concomitanza di visite, prestazioni e accertamenti specialistici indifferibili;
  • ogni serio e fondato motivo che renda ragionevole l’allontanamento del lavoratore dal proprio domicilio.

Per conoscere, nel dettaglio, tutte le ipotesi in cui l’allontanamento dal proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità è giustificabile: Assenza giustificata alla visita fiscale.

Malattia e quarantena per coronavirus

Il dipendente in quarantena, o in sorveglianza precauzionale perché lavoratore fragile, può beneficiare dello stesso trattamento delle assenze per malattia? Non è possibile ricorrere alla tutela prevista per i casi di malattia o ricovero se il lavoratore in quarantena, o in sorveglianza precauzionale perché fragile, continua a svolgere l’attività lavorativa presso il proprio domicilio, come precisato dall’Inps [2].

La quarantena Covid disposta a seguito di provvedimento sanitario, in assenza dello svolgimento di attività lavorativa, è invece considerata malattia, coperta dall’Inps.

In buona sostanza, se certificato da una disposizione sanitaria, ha il diritto di percepire il trattamento di malattia per quarantena il lavoratore:

  • contagiato;
  • posto in isolamento in quanto ha avuto un contatto stretto con persone positive al virus.

Malattia del lavoratore in cassa integrazione

La malattia non è riconosciuta se il lavoratore è malato ma è destinatario di trattamenti di cassa integrazione, anche in deroga, o di assegno ordinario garantito dai fondi di solidarietà. Prevale infatti il trattamento di integrazione salariale sull’indennità di malattia [3].

Assenza per imprevisto

Abbiamo osservato diverse tipologie di imprevisti a causa dei quali il lavoratore deve assentarsi, come l’infortunio e la malattia, comprese le particolari casistiche che riguardano il coronavirus e la cassaintegrazione.

Ma che cosa succede se il dipendente ritarda o si assenta per un contrattempo che non consiste in infortunio o malattia, ad esempio a causa di un guasto alla macchina o di un ritardo nei mezzi, oppure di un grave problema in famiglia? Il dipendente può subire una sanzione disciplinare se si assenta senza preavviso e non è né malato, né infortunato? L’assenza per imprevisto, se ben motivata e documentata, non costituisce un illecito disciplinare, in quanto si tratta di un evento eccezionale, imprevedibile ed indipendente dalla sua volontà.

In ogni caso, il dipendente:

  • è obbligato ad avvisare il datore dell’assenza appena possibile, anche telefonicamente o per interposta persona (ad esempio chiedendo a un familiare di telefonare al datore);
  • deve fornire adeguata documentazione che provi l’evento che ha impedito di raggiungere il luogo di lavoro.

Ad esempio, in caso di guasto della propria auto, potrà esibire la fattura del carro attrezzi o del meccanico, in caso di malore di un familiare dovrà esibire il certificato medico, in caso di ritardo dei mezzi potrà fotografare il tabellone con gli orari.

Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, un importante orientamento dell’Aran (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) prevede che possano essere concessi al lavoratore, in caso di imprevisto, permessi per motivi personali [4]. Il dipendente deve però dimostrare che la motivazione dell’assenza non sia futile, oggettivamente e ragionevolmente.


note

[1] Causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della Tabella A allegata al DPR 834/1981, oppure a patologie rientranti nella Tabella E dello stesso decreto.

[2] Messaggio Inps 3653/2020.

[3] Art.3, Co.7, D.lgs. 148/2015.

[4] Aran, RAL _1810 del 02/02/2016.

Autore immagine: canva.com/


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