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Indennità collaboratori sportivi

10 Aprile 2021
Indennità collaboratori sportivi

Lo Stato tutela lo sport in varie forme e la legge prevede che le indennità corrisposte ai collaboratori sportivi siano, entro certe soglie, esenti da tassazione.

Sei un allenatore di una squadra di calcio dilettantistica. Ricevi mensilmente un compenso dall’associazione sportiva per cui lavori. Ti chiedi quale sia il trattamento fiscale e contributivo di questa indennità.

Lo sport è un’attività fondamentale per lo sviluppo fisico e psicologico della persona. Proprio per questo, sono presenti delle norme di sostegno dell’attività sportiva. Tra queste, possiamo annoverare le disposizioni fiscali che prevedono un trattamento di favore per le indennità collaboratori sportivi.

Chi lavora per una Asd o una Ssd, come vedremo, può percepire compensi entro determinate soglie annue senza pagare né tasse né contributi. Ma andiamo per ordine.

Asd e Ssd: quali differenze?

Nell’ambito della legislazione di sostegno all’attività sportiva, nel nostro ordinamento, sono previsti una serie di benefici fiscali e contributivi per i collaboratori sportivi delle Asd e delle Ssd. Ma cosa si intende con questi acronimi?

Asd è l’acronimo di associazione sportiva dilettantistica ovvero:

  • un’organizzazione composta da una pluralità di persone che decidono di associarsi stabilmente e si accordano per realizzare un interesse comune, vale a dire la gestione di una o più attività sportive;
  • perseguono finalità di natura ideale, praticate in forma dilettantistica, senza scopo di lucro.

L’attività sportiva dilettantistica si distingue nettamente da quella professionistica. Quest’ultima, infatti, viene svolta a titolo oneroso e in modo continuativo e ha ad oggetto le discipline regolamentate dal Coni.

Ssd è, invece, l’acronimo di società sportive dilettantistiche che si differenziano dalle Asd per la forma giuridica: si tratta, infatti, di società di capitali in cui è, tuttavia, assente il fine lucrativo.

Proprio per questo, anche le Ssd, se ricorrono determinati requisiti, possono beneficiare dello stesso regime fiscale di favore previsto per le Asd.

Indennità collaboratori sportivi: quale disciplina?

I collaboratori sportivi delle Asd e delle Ssd possono contare su un trattamento fiscale e contributivo particolarmente favorevole.

Occorre, infatti, considerare che il testo unico sulle imposte sul reddito delle persone fisiche [1] colloca tra i redditi diversi, nei quali, a titolo esemplificativo, sono incluse le indennità di trasferta e i rimborsi forfetari di spesa, anche i seguenti emolumenti erogati in ambito sportivo:

  • premi e compensi erogati da Asd, Ssd, Coni, Federazioni ed Enti di Promozione Sportiva nell’esercizio diretto di attività sportiva dilettantistica: ne consegue che i compensi erogati agli sportivi che esercitano direttamente lo sport (come, ad esempio, il compenso dell’allenatore, del calciatore, del pallavolista, etc.) sono redditi diversi;
  • i compensi erogati nell’ambito di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo gestionale di natura non professionale [2] da Asd e Ssd, nonché da Fsn (Federazioni sportive nazionali), Dsa (discipline sportive associate), Eps (enti di promozione sociale) e rispettive articolazioni territoriali.

La qualificazione dei compensi erogati nei predetti ambiti come “reddito diverso” comporta due importanti effetti:

  1. è sempre escluso l’obbligo di pagamento dei contributi previdenziali, a prescindere dell’ammontare dell’importo corrisposto;
  2. tali compensi, fino alla soglia massima di euro 10.000 annui, sono esclusi anche dall’imponibilità fiscale.

Indennità collaboratori sportivi: quali rischi?

Occorre ricordare che, per godere del regime speciale sul piano fiscale e contributivo che abbiamo esaminato, i compensi erogati a favore dei collaboratori sportivi e dei collaboratori coordinati “gestionali” non devono remunerare attività svolte nell’esercizio di arti o professioni, né attività di lavoro subordinato.

Il rischio è dunque che il collaboratore sportivo possa agire in giudizio e chiedere la riqualificazione del rapporto di collaborazione sportiva in un rapporto di lavoro subordinato oppure in un’attività consulenziale di tipo professionale.

In caso di accoglimento del ricorso, il beneficio fiscale e contributivo verrebbe meno e l’Asd o Ssd, o altro soggetto, dovrebbe versare, sulle somme erogate, le tasse e i contribuiti agli enti competenti.

In ogni caso, tale rischio, se l’attività è realmente di natura sportiva, non è molto elevato posto che, come ricordato dallo stesso Ispettorato Nazionale del Lavoro [3], con la previsione di una simile disciplina, il legislatore ha voluto riservare ai rapporti di collaborazione sportivo-dilettantistici una normativa speciale volta a favorire e ad agevolare la pratica dello sport dilettantistico, rimarcando la specificità di tale settore che contempla anche un trattamento differenziato rispetto alla disciplina generale che regola i rapporti di lavoro.


note

[1] Art.67, comma 1,  lett. m), T.u.i.r.

[2] Art. 90, L. 289/2002.

[3] Inl, Circolare n. 1/2016.


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