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Cosa fare se si viene minacciati di morte?

10 Aprile 2021 | Autore:
Cosa fare se si viene minacciati di morte?

Reato di minacce: in cosa consiste e com’è punito? È procedibile d’ufficio oppure a querela di parte? Quando c’è stalking? Come tutelarsi efficacemente?

Tra persone le minacce sono più frequenti di quanto si possa immaginare: basta pensare alle liti che sorgono in condominio, dopo uno scambio di opinioni piuttosto acceso o, peggio ancora, dopo un sinistro stradale. Forse, non tutti sanno che anche solo una minaccia è sufficiente per far scattare l’omonimo reato: secondo la legge italiana, chiunque minaccia qualcuno di un ingiusto danno è punito con la multa fino a 1.032 euro. Le cose però diventano più gravi se il male prospettato mette a repentaglio la stessa incolumità della vittima. Cosa fare se si viene minacciati di morte?

Purtroppo, la giustizia italiana, a causa della propria lentezza, non sempre riesce a tutelare adeguatamente le persone che hanno bisogno di protezione. Lo dimostrano i tanti casi di violenza di cui sono vittime persone che avevano denunciato le minacce subite in passato ma che non sono state ascoltate. Consci di tutte le pecche della giustizia, con questo articolo cercheremo comunque di offrire qualche consiglio utile per tutelare le proprie ragioni nel caso di minaccia di morte. Cosa fare? Serve sporgere denuncia? Quali sono i tempi della giustizia? Durante il corso delle indagini è possibile chiedere l’emissione di una misura cautelare? Scopriamolo insieme.

Minaccia di morte: è reato?

La minaccia di morte è sicuramente un reato. Secondo la legge, chiunque prospetta ad altri un danno ingiusto è punito dalla legge con una multa oppure, se la minaccia è particolarmente grave, con la reclusione [1].

Si deve ritenere “danno ingiusto” qualsiasi prospettazione che sia contraria alla legge: è una minaccia, ad esempio, anche quella di illegittimo licenziamento fatta dal datore di lavoro.

La minaccia di morte è senza dubbio una minaccia grave, forse la più grave in assoluto: pertanto, essa è punita con la reclusione fino a un anno.

Minaccia di morte: querela o denuncia?

Normalmente, il reato di minacce è procedibile a querela di parte: ciò significa che solamente la vittima può farne segnalazione alle autorità, e solamente nel termine di tre mesi.

La minaccia di morte è procedibile d’ufficio, e pertanto chiunque può denunciarla, solamente se è stata fatta secondo le modalità che la legge ritiene particolarmente pericolose, e cioè quando è commessa:

  • nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico;
  • con armi;
  • da più persone riunite;
  • da una persona travisata, cioè mascherata in volto;
  • con scritto anonimo;
  • in maniera simbolica, ad esempio recapitando dei proiettili al domicilio del destinatario;
  • valendosi della forza intimidatrice derivante da associazioni segrete, anche solo supposte.

Solo in queste gravi circostanze la minaccia di morte è perseguibile d’ufficio, con la conseguenza che:

  • chiunque può sporgere denuncia alle autorità, anche una persona totalmente estranea ai fatti che però ha assistito alla condotta minacciosa;
  • non c’è un limite di tempo per sporgere denuncia, nel senso che essa può anche essere fatta dopo tre mesi.

Minaccia di morte: come fare denuncia?

La persona minacciata di morte deve sporgere immediatamente denuncia, in modo da evitare che ciò che è stato solamente prospettato a parole possa divenire realtà. Il consiglio è quindi di recarsi immediatamente presso il più vicino comando di polizia o stazione dei carabinieri.

La denuncia/querela può essere sporta indifferentemente in modo scritto oppure orale. Nel primo caso, bisognerà aver già preparato un atto (in carta semplice) in cui sono narrati i fatti. Il documento andrà quindi consegnato alle autorità, le quali rilasceranno un’attestazione di avvenuta ricezione della denuncia.

La denuncia/querela può ovviamente essere sporta anche oralmente. In questo caso, è l’ufficiale di polizia giudiziaria a mettere per iscritto la narrazione e a farla sottoscrivere al denunciante. Anche in questa ipotesi, viene rilasciato un atto che attesta l’avvenuta segnalazione del reato.

È anche possibile sporgere denuncia direttamente in Procura. In questo caso, l’unico modo per procedere è quello di depositare il proprio atto già scritto. In altre parole, gli uffici della Procura accettano solamente la denuncia/querela già scritta dalla vittima.

Minaccia di morte: allontanamento e divieto di avvicinamento

Il problema delle minacce (e, soprattutto, di quelle di morte) è che le autorità spesso non prendono sul serio le intenzioni di colui che ha profferito la minaccia, cosicché c’è il rischio che ciò che è stato prospettato solamente a parole possa purtroppo concretizzarsi. Come tutelarsi in maniera efficace nel caso di minacce di morte?

Innanzitutto, all’interno della denuncia/querela è consigliabile inserire sin da subito la richiesta di emissione di misura cautelare idonea a tutelare la vittima.

Le misure cautelari sono provvedimenti adottati dal giudice nelle more del procedimento; servono a impedire che l’indagato compia altri crimini oppure che renda vane le indagini (ad esempio, dandosi alla fuga oppure inquinando le prove).

Nel caso delle minacce, la legge dice che se queste sono gravi e sono dirette contro un prossimo congiunto o un convivente, allora il giudice può disporre l’allontanamento del reo dalla casa familiare, nonché il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima [2].

In pratica, se l’autore della minaccia di morte è un convivente (non necessariamente il coniuge) oppure un parente, allora il giudice, se ritiene particolarmente grave la condotta del denunciato, può disporre che questi lasci la casa in cui vive con la vittima oppure che non si avvicini ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima minacciata.

Purtroppo, la legge consente al giudice di applicare queste misure solamente nell’ipotesi in cui la minaccia di morte provenga da un familiare o da un convivente.

Inoltre, va specificato che l’istanza con cui si chiede l’applicazione delle misure cautelari non deve necessariamente essere accolta; è il pm a dover valutare se sussistono i presupposti per avanzare una formale richiesta di misura cautelare al gip. In pratica, l’applicazione dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento non dipende dalla volontà della vittima, la quale può solamente “suggerire” l’emanazione di dette misure.

Minacce ripetute nel tempo: lo stalking

Se le minacce di morte dovessero ripetersi del tempo, è possibile presentare un’ulteriore denuncia a integrazione della prima. Il consiglio è di sporgere denuncia per stalking.

Se le minacce sono reiterate e inducono la vittima a vivere in un costante stato di ansia oppure a temere per la propria o l’altrui incolumità o, ancora, a modificare le abitudini della propria vita (ad esempio, rinunciando a uscire per timore di incontrare l’autore delle minacce), allora è il caso di sporgere nuova denuncia per stalking [3].

Lo stalking è il reato più grave delle minacce e può indurre più facilmente il pm a chiedere al gip l’emissione di una misura cautelare che tuteli la vittima dalle continue minacce.

Minacce di morte: cosa fare per tutelarsi?

Alla luce di quanto detto sinora, possiamo affermare che per tutelarsi dalle minacce di morte occorre:

  • sporgere al più presto denuncia;
  • chiedere nella denuncia/querela che il giudice disponga sin da subito le misure dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima;
  • sporgere denuncia per stalking se le minacce si ripetono nel tempo (ne bastano anche due).

Per tutelarsi maggiormente, la persona vittima di minacce di morte, dopo aver sporto denuncia, potrebbe sollecitare il pubblico ministero, magari depositando memorie integrative, sollecitando la richiesta della misura cautelare.


note

[1] Art. 612 cod. pen.

[2] Art. 282-bis cod. proc. pen.

[3] Art. 612-bis cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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