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Licenziamento per il lavoratore che non vuole vaccinarsi: è legittimo?

5 Gennaio 2021
Licenziamento per il lavoratore che non vuole vaccinarsi: è legittimo?

L’obbligo di vaccinazione al Covid-19 e le possibili conseguenze per i no-vax sul luogo di lavoro.

Negli ultimi giorni, si è fatto un gran parlare circa la possibilità che il datore di lavoro possa intimare il licenziamento al dipendente che si sottrae all’obbligo di essere vaccinato contro il Covid19. Sul punto, vi è stato un interessante confronto tra alcuni autorevoli esperti in diritto del lavoro. Cosa prevede la nostra normativa? È legittimo il licenziamento per il lavoratore che non vuole vaccinarsi?

Cerchiamo di fare il punto della situazione partendo dalla possibilità di inserire un obbligo generale al vaccino per tutti gli italiani. Sarebbe costituzionale una previsione del genere? Esistono leggi che possono obbligare i cittadini a vaccinarsi? Ecco cosa dice la nostra Costituzione.

Obbligo di vaccinarsi: è possibile?

In Europa, l’obbligo vaccinale è nato all’inizio dell’Ottocento, con la diffusione della vaccinazione contro il vaiolo. L’Italia ha abolito l’obbligo del vaccino contro il vaiolo nel 1981 quando ormai il virus era stato debellato proprio grazie al vaccino fatto da numerosi italiani. Un regalo delle vecchie generazioni alle nuove. 

Il Decreto vaccini ha portato il numero di vaccinazioni obbligatorie nell’infanzia e nell’adolescenza nel nostro Paese da quattro a dieci. L’obiettivo è di contrastare il progressivo calo delle vaccinazioni, sia obbligatorie che raccomandate.

Oggi, i vaccini obbligatori sono quelli per la poliomielite, la difterite, il tetano, l’epatite B, la pertosse, l’haemophilus influenzae, il morbillo, la rosolia, la parotite e la varicella. 

Nel 2017, la legge Lorenzin ha stabilito che i bambini non vaccinati non possono più essere accettati nelle scuole dell’infanzia (da 3 a 6 anni) e all’asilo nido (prima dei 3 anni). Invece, nelle scuole dell’obbligo, la mancata vaccinazione comporta solo una multa.

Dunque, possiamo dire che in Italia esiste la possibilità di rendere obbligatorio un vaccino, obbligo previsto dall’articolo 32 della nostra Costituzione, a norma del quale «Nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge». Ed è quindi la legge a prevedere questa deroga, una legge ordinaria del Parlamento e non per forza una legge costituzionale. Il che significa anche che nessun atto amministrativo, come un Dpcm ad esempio, potrebbe rendere obbligatorio un vaccino.

Una recente sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito che nel caso di effetti collaterali derivanti da vaccini obbligatori, lo Stato deve farsi carico del risarcimento del danno. Questo vale sia per le vaccinazioni obbligatorie che per quelle raccomandate che sono, invece, facoltative.

Chi rifiuta di vaccinarsi può essere licenziato? 

Attualmente, non è stata emanata alcuna legge volta a rendere obbligatorio il vaccino contro il Covid-19, ciò nonostante si parla di una patente sanitaria che autorizzerà i vaccinati a viaggiare o a partecipare a manifestazioni pubbliche come concerti o ad andare a cinema. E già si parla della possibilità per le aziende di licenziare chi non si vaccinerà. Ma è possibile un comportamento di questo tipo? Chi non si vaccina potrà essere licenziato sulla scorta della giustificazione di tutelare la salute degli altri lavoratori e, quindi, dell’intero ambiente di lavoro?

Gli esperti del diritto si sono già divisi in due categorie. Secondo alcuni, la risposta è affermativa: è legittimo il licenziamento del dipendente che non si vaccina. E ciò perché l’articolo 2087 del Codice civile stabilisce che «Il datore di lavoro è obbligato ad adottare tutte le misure suggerite da scienza ed esperienza, necessaire per garantire la sicurezza fisica e psichica delle persone che lavorano in azienda».

Secondo altri invece, in assenza di un’apposita norma di legge, il datore di lavoro non potrebbe di fatto procedere al licenziamento per non essersi il lavoratore sottoposto a un vaccino non obbligatorio.  

L’articolo 20 del Testo unico sicurezza sul lavoro (ossia il Decreto legislativo n. 81 del 2008) stabilisce un vero e proprio obbligo di cooperazione da parte del lavoratore nel rispetto e nell’osservanza delle prescrizioni a tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo apre la porta a diversi scenari: non solo una corresponsabilità in caso di incidenti sul luogo di lavoro, sia che riguardino la propria persona ma soprattutto se coinvolgono altri dipendenti o perfino soggetti terzi e, in secondo luogo, un’inevitabile responsabilità disciplinare in caso di inosservanza agli obblighi dettati.

Sempre il testo unico sulla sicurezza del lavoro stabilisce l’obbligo del datore di lavoro di allentare il dipendente qualora sopraggiunga una inidoneità alla mansione per varie ragioni, quale anche un’invalidità derivante da fattori esterni, come un incidente automobilistico per esempio. Su questa norma si basa la tesi in favore del licenziamento per chi si sottrae all’obbligo vaccinale (che comunque ancora non esiste): il lavoratore sarebbe inidoneo a qualsiasi attività, poiché potenzialmente infetto, dunque deve essere licenziato.

Sarebbe possibile licenziare chi rifiuta di sottoporsi al vaccino? Allo stato attuale, per quello che sono le leggi vigenti, la risposta è no. Un licenziamento del genere sarebbe evidentemente illegittimo per una serie di ragioni.

In primo luogo, non esiste ancora un obbligo di legge relativo alla vaccinazione e non sarebbe in alcun modo giustificabile imporlo nei confronti dei lavoratori, neppure con un accordo sindacale di secondo livello; in secondo luogo, il vaccino deve ritenersi efficace dunque indispensabile per evitare il contagio ovvero deve risultare incontrovertibile che, una volta vaccinato, il lavoratore non sia poi comunque portatore “sano” del virus.

Un licenziamento irrogato in queste condizioni sarebbe perfino ritorsivo, e non tiene neppure conto che – come accade per le molte forme influenzali – la positività al virus riscontrata sul luogo di lavoro non equivale alla prova che lo stesso sia lì presente, e che invece (come probabile) il prestatore ne sia entrato a contatto altrove, magari tra le mura domestiche. 



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6 Commenti

  1. TRA NON & NEO VACCINATI, NON VACCINABILI, NOT RESPONDERS, IMMUNITA’ SCADUTE, TURISTI E CLANDESTINI, IL PROBLEMA SONO SOLO I PRIMI?

    Se licenzia uno deve licenziare anche gli atri

  2. Attualmente questo vaccino e sperimentale in quanto non comprovato il suo effetto e tanto meno gli effetti sia positivi che quelli negativi a lungo termine . Quindi vorrei ricordare che le legge internazionale quindi extraeuropea e fatto divieto di somministrare all’uomo qualsiasi sostanza sperimentale se non Autorizzata esplicitamente da quest’ultimo . Quindi chiunque può liberamente scegliere se farsi inoculare o no il vaccino inoltre se come dicono vogliono fare un registro di chi e vaccinato e chi no , in questo caso si va verso una discriminazione cosa ben vietata dalla nostra costituzione . Il datore di lavoro al massimo può farsi firmare una liberatoria per quanto riguarda le sue responsabilità ma nulla di più in quanto obbligando il lavoratore ne consegue che in caso di problemi o reazioni immediate o future al vaccino ne risponderà poi direttamente lui e non lo Stato nel risarcimento del danno .

  3. Personalmente, anche se è una situazione ancora provvisoria, lo renderei obbligatorio come per gli altri vaccini.
    Come dite voi, alla fine del primo capoverso del capitolo “Obbligo di vaccinarsi: è possibili” in merito al Vaiolo.

    Un regalo delle vecchie generazioni alle nuove.

    E, secondo me, questo regalo dobbiamo rifarlo al più presto visti i 2 milioni di morti nel mondo e gli 80.000 solo in Italia.

    Capisco che ci sono molte perplessità, ma dobbiamo guardare più al futuro anche se con qualche rischio.

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