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Covid: il vero tasso di contagio a scuola secondo l’Iss

5 Gennaio 2021
Covid: il vero tasso di contagio a scuola secondo l’Iss

Per gli esperti, i focolai derivati dal ritorno degli studenti in classe, dopo l’estate, sono stati molto pochi.

Molto rumore per nulla? È la domanda che viene da porsi leggendo il report dell’Istituto superiore della sanità (Iss) sull’apertura delle scuole e sull’andamento dei casi confermati di Covid in Italia.

Il rapporto analizza quanto incidono le scuole sul diffondersi del virus, nel periodo compreso tra il 31 agosto e il 27 dicembre 2020. Al netto di alcune incertezze, come nel passaggio in cui si legge che «l’impatto della chiusura e della riapertura delle scuole sulle dinamiche epidemiche rimane ancora poco chiaro», in realtà i dati Iss sembrano parlare chiarissimo.

Dalla riapertura dopo l’estate a oggi «sono stati rilevati 3.173 focolai in ambito scolastico, pari al 2% del totale dei focolai segnalati a livello nazionale». In pratica, molto pochi. Allora perché la polemica infinita sul riaprire/non aprire/come aprire le scuole dopo le vacanze di Natale? Non è dato sapere.

Sta di fatto che, tra chi si dice contrario alla riapertura delle superiori, c’è per esempio il consulente del ministero della Salute, Walter Ricciardi. «Ho detto ripetutamente che le scuole vanno aperte dopo aver fatto abbassare la curva epidemica a livello tale da rendere stabile la loro apertura. Al momento quindi non ci sono le condizioni epidemiologiche», continua a sostenere Ricciardi.

Il Consiglio dei ministri di ieri sera, andato avanti per ore discutendo proprio sul tema scuole, ha optato alla fine per la riapertura in presenza di elementari e medie dal 7 gennaio. Dietro ai banchi delle superiori si tornerà invece dall’11 gennaio al 50%. Ma l’argomento ha rinfocolato le mai superate frizioni tra il Governo e alcune Regioni.

Basti pensare alla Campania che ha deciso, ancora una volta, di fare Stato a sé: l’ordinanza del governatore Vincenzo De Luca dispone la sospensione della didattica in presenza nella primaria (eccetto le classi prima e seconda) dal 7 al 17 gennaio. Per le superiori, di ritornare in classe si riparlerà forse dal 24 gennaio, giorno in cui finirà il periodo di sospensione delle lezioni in presenza, a decorrere dal 7.

Eppure, il rapporto Iss sembra rassicurare. Tra l’altro, vi si legge che «il tracciamento dei contatti nelle scuole e altri dati osservazionali, provenienti da un certo numero di Paesi Ue, suggeriscono che la riapertura delle scuole non sia associabile a un significativo aumento della trasmissione nella comunità, sebbene esistano evidenze contrastanti circa l’impatto della chiusura/riapertura della scuola sulla diffusione dell’infezione».

Secondo gli esperti dell’Istituto, inoltre, «le scuole, allo stato attuale delle conoscenze sembrano essere ambienti relativamente sicuri, purché si continui ad adottare una serie di precauzioni ormai consolidate quali indossare la mascherina, lavarsi le mani, ventilare le aule. E si ritiene che il loro ruolo nell’accelerare la trasmissione del coronavirus in Europa sia limitato». Quindi, perché questo caos? Davvero difficile dirlo.



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