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Distacco transnazionale: come funziona?

15 Aprile 2021
Distacco transnazionale: come funziona?

In ambito europeo, è possibile inviare i lavoratori a svolgere prestazioni di lavoro presso un altro Paese membro rispettando determinate regole.

Sei un imprenditore che opera in più paesi dell’Unione Europea. Devi inviare alcuni lavoratori a svolgere la prestazione di lavoro presso un altro Paese e ti chiedi quali regole deve rispettare.

La nascita dell’Unione Europea ha determinato, innanzitutto, la creazione di un mercato economico unico europeo all’interno del quale i lavoratori e i capitali possono circolare liberamente. Ciò determina la frequente presenza di lavoratori stranieri presso un altro Stato membro. In questo caso si parla di distacco transnazionale e in questo articolo vedremo come funziona.

Nel 2016, al fine di recepire la Direttiva Europea in materia di distacco transnazionale, l’Italia si è dotata di un’apposita normativa in materia.

Distacco transnazionale: cosa si intende?

Quando si parla di distacco dei lavoratori [1] ci si riferisce alla fattispecie che si verifica quando un datore di lavoro (cosiddetto distaccante) mette temporaneamente a disposizione di un altro datore di lavoro (cosiddetto distaccatario) un proprio lavoratore al fine di soddisfare un proprio interesse.

Per essere legittimo, nel nostro ordinamento, il distacco deve essere:

  1. temporaneo;
  2. finalizzato a perseguire un interesse del distaccante.

Durante il periodo di distacco il lavoratore presta la propria prestazione di lavoro a favore del datore di lavoro distaccatario che esercita, nei suoi confronti, i poteri tipici del datore di lavoro, ovvero, il potere direttivo, di controllo e disciplinare.

Quando si parla, invece, di distacco transnazionale di lavoratori ci si riferisce ad una particolare fattispecie che si viene a determinare quando una impresa ubicata in un paese membro dell’Unione Europea invia dei propri dipendenti a lavorare presso un altro paese membro dell’Unione Europea.

Il distacco transnazionale si verifica sia quando i lavoratori sono inviati a lavorare sotto la direzione di un altro datore di lavoro sia quando l’azienda distaccataria invia i lavoratori a lavorare presso un altro Paese membro nell’ambito di una prestazione di servizi. Il distacco transnazionale si ha anche quando un’agenzia di somministrazione di un Paese membro invia in missione i propri dipendenti presso un soggetto utilizzatore ubicato in un altro Paese membro.

Distacco transnazionale: la comunicazione preventiva

Per consentire alle autorità dei paesi membri di monitorare il fenomeno del distacco transnazionale di lavoratori ed evitare abusi la normativa introdotta nel 2016 [2] in Italia per recepire la direttiva europea in materia [3] prevede che l’impresa comunitaria che voglia inviare dei lavoratori a lavorare presso il nostro paese debba presentare un’apposita comunicazione preventiva, tramite il modello Uni distacco UE, entro le ore 24 del giorno che precede l’inizio del periodo di distacco.

Ogni variazione successiva deve essere obbligatoriamente trasmessa entro 5 giorni dal verificarsi della modifica stessa. Le informazioni trasmesse dal datore di lavoro distaccante al ministero del Lavoro e delle politiche sociali saranno accessibili anche dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, dall’Inps e dall’Inail.

L’invio del modello Uni distacco UE può essere effettuato attraverso un’apposita procedura telematica.

Distacco transnazionale: quali tutele per il lavoratore?

Il distacco transnazionale in ambito europeo può durare al massimo 12 mesi. Decorsi 12 mesi, che possono essere estesi a 18 con apposita notifica motivata del prestatore di servizi, al lavoratore distaccato si applicherà interamente la normativa dello Stato membro ospitante, anche sotto il profilo previdenziale.

La normativa sul distacco transnazionale prevede che il lavoratore distaccato, durante il periodo di distacco, resta assoggettato, anche sotto il profilo contributivo, alla normativa del Paese di provenienza.

Tuttavia, per evitare che il distacco transnazionale nasconda, in realtà, delle operazioni di dumping salariale, si prevede che il lavoratore distaccato debba ricevere un trattamento economico e retributivo complessivamente non inferiore agli standard previsti nell’ordinamento dello Stato ospitante per lavoratori addetti alle medesime mansioni, con il medesimo livello di inquadramento.

In particolare, la normativa prevede che al lavoratore distaccato spetti la stessa retribuzione prevista per lavoratori addetti ad analoghe mansioni nello Stato ospitante. Nel concetto di retribuzione rientra l’insieme degli elementi costitutivi della remunerazione previsti da disposizioni di legge o di contratto collettivo. Inoltre, al lavoratore distaccato spettano gli stessi diritti previsti dallo stato ospitante in una serie di materie come alloggio, indennità o rimborso spese di viaggio, vitto, trasferte, etc.


note

[1] Art. 30, D. Lgs. 276/2003.

[2] D. Lgs. 136/2016.

[3] Direttiva 2014/67/UE.


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