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Cos’è il controllo datoriale della prestazione?

15 Aprile 2021
Cos’è il controllo datoriale della prestazione?

Il rapporto di lavoro è caratterizzato dalla subordinazione del dipendente al datore di lavoro.

Sei un lavoratore subordinato e hai ricevuto, da parte del datore di lavoro, un regolamento aziendale che prevede l’effettuazione di controlli sulla tua posta elettronica. Ti chiedi se tale comportamento sia legittimo da parte dell’azienda.

La caratteristica principale del rapporto di lavoro subordinato è la presenza di un vincolo di subordinazione tra il lavoratore dipendente e il datore di lavoro. Questa soggezione del lavoratore alle direttive e datoriali rende legittimo anche l’esercizio del potere di controllo da parte dell’azienda.

Ma cos’è il controllo datoriale della prestazione? Si tratta di uno dei poteri tipici del datore di lavoro che, tuttavia, deve essere esercitato rispettando i limiti e i principi previsti dalla legge altrimenti potrebbe tradursi in un comportamento illegittimo.

Cos’è la subordinazione?

Il rapporto di lavoro subordinato [1] si caratterizza per la presenza di un vincolo di soggezione del lavoratore nei confronti del datore di lavoro. Il lavoratore dipendente, infatti, a differenza del lavoratore autonomo, quando firma il contratto di lavoro, si obbliga a mettersi alle dipendenze del datore di lavoro e a rispettare le sue direttive e le sue prescrizioni per lo svolgimento dell’attività lavorativa.

L’obbligazione del lavoratore è, infatti, un’obbligazione di mezzi e non di risultato.

Ciò significa che il lavoratore non è libero di decidere autonomamente come eseguire la prestazione di lavoro ma deve attenersi alle istruzioni impartite dal datore di lavoro. Il vincolo di subordinazione si esprime attraverso l’attribuzione di tre poteri tipici al datore di lavoro:

  1. potere direttivo: è la facoltà di impartire istruzioni, ordini e direttive sulle modalità di svolgimento del lavoro;
  2. potere di controllo: è la facoltà di controllare che il datore lavoratore si attenga alle istruzioni ricevute nell’esecuzione del lavoro;
  3. potere disciplinare: è la facoltà di comminare sanzioni disciplinari al dipendente che si discosta dagli obblighi che gli derivano dalla legge, dal contratto collettivo e dal contratto individuale di lavoro.

Cos’è il controllo datoriale della prestazione?

Il potere di controllo è uno dei tre poteri fondamentali che il datore di lavoro può esercitare nei confronti del dipendente nell’ambito del rapporto di lavoro. Tale potere, tuttavia, deve essere esercitato in modo tale da non ledere la dignità del lavoratore e la sua sfera personale.

Per questo, la legge ammette, in ogni caso, il controllo della prestazione lavorativa del dipendente da parte del datore di lavoro in modo diretto. Il controllo diretto può esprimersi in vari modi come, ad esempio, tramite la supervisione del superiore gerarchico, tramite audit, tramite la verifica quotidiana dell’attività di lavoro effettuata da un determinato team, etc.

È, invece, soggetto ad una normativa speciale il cosiddetto controllo a distanza della prestazione del lavoratore. Si può parlare di controllo a distanza ogniqualvolta il datore di lavoro controlla la prestazione del lavoratore utilizzando degli strumenti tecnologici come, ad esempio, degli impianti audiovisivi o delle telecamere.

La legge [2] prevede che l’installazione di tali dispositivi possa avvenire solo tramite:

  • l’accordo sindacale con la rappresentanza sindacale aziendale;
  • oppure l’autorizzazione dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Inoltre, l’installazione delle telecamere, quando possono anche accidentalmente riprendere i lavoratori, è legittima solo se persegue le seguenti finalità:

  1. tutela del patrimonio aziendale;
  2. esigenze tecniche, organizzative e produttive aziendali;
  3. tutela della salute dei lavoratori.

Deve quindi essere escluso categoricamente che uno dei fini perseguiti dall’impianto audiovisivo possa essere il controllo a distanza del dipendente.

È possibile controllare gli strumenti tecnologici dati in uso al dipendente?

Alla luce dell’evoluzione tecnologica che ha investito anche i rapporti di lavoro, oggi, milioni di lavoratori prestano la loro attività lavorativa utilizzando strumenti tecnologici come il Pc, il telefono cellulare, la connessione internet, la mail aziendale, etc. Tale fenomeno è stato ulteriormente accelerato dall’impennata che il coronavirus ha determinato nell’utilizzo dello smart working. Tali strumenti tecnologici sono degli strumenti di lavoro ma possono anche diventare degli strumenti di controllo sulla prestazione lavorativa dei dipendenti.

La legge [3] prevede che la messa a disposizione del lavoratore di tali strumenti, essendo strumenti di lavoro, non deve essere preceduta dall’accordo sindacale o dalla autorizzazione dell’Inl come, invece, previsto per gli impianti audiovisivi.

In ogni caso, comunque, tali strumenti non possono essere utilizzati come mezzi di controllo a distanza della prestazione del lavoratore.

Il datore di lavoro può, tuttavia, effettuare dei controlli sull’utilizzo degli strumenti tecnologici da parte dei lavoratori ma, per poterlo fare legittimamente, deve previamente fornire al lavoratore un’informativa che illustri:

  • le modalità di utilizzo degli strumenti tecnologici;
  • la possibilità che vengano effettuati dei controlli sull’utilizzo degli stessi;
  • le caratteristiche di tali controlli;
  • le modalità di trattamento dei dati personali.

Qualora tale informativa non sia consegnata al lavoratore, i dati raccolti tramite i controlli sugli strumenti informatici sono inutilizzabili a tutti i fini, ivi incluso il fine disciplinare.


note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Art. 4 co. 1 L. 300/1970.

[3] Art. 4 co. 2 L. 300/1970.


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