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Firma sul cedolino paga: ultime sentenze

7 Gennaio 2021
Firma sul cedolino paga: ultime sentenze

Che valore ha la firma per ricevuta sulla busta paga posta dal dipendente? Ecco cosa ne pensano la Cassazione e i tribunali di merito.

Il dipendente che firma il cedolino paga si preclude la possibilità di poter contestare, in un momento successivo, il ricevimento della retribuzione? Può dimostrare che il datore di lavoro non lo ha pagato? La giurisprudenza si è più volte pronunciata sul valore probatorio della sottoscrizione per accettazione della busta paga. Ecco qual è la sintesi delle ultime sentenze.

Prospetti di paga: valore probatorio e obbligo di consegna gravante sul datore di lavoro

I prospetti di paga costituiscono piena prova, nei confronti del datore di lavoro, dei fatti in essi indicati, in ragione della disposizione di cui all’art. 1 della menzionata Legge n. 4/53, impone al datore di lavoro l’obbligo, anche penalmente sanzionato, di consegnare ai propri dipendenti all’atto della corresponsione della retribuzione, un prospetto contenente l’indicazione di tutti gli elementi costitutivi della retribuzione medesima. 

Tribunale Roma sez. lav., 07/02/2020, n.1254

L’obbligo gravante sul datore di lavoro di consegnare ai propri dipendenti, al momento di corresponsione della retribuzione, un prospetto contenente gli elementi costitutivi della retribuzione medesima, non implica l’invalidità dei pagamenti eseguiti in violazione dello stesso e non costituisce prova degli stessi. Tuttavia, è onere del datore di lavoro, ex art. 2697 c.c., fornire la prova rigorosa dei pagamenti effettivamente eseguiti. Rileva, al momento della dazione delle buste, il comportamento tenuto dalle parti tanto come criterio ermeneutico atto a determinare il contenuto della sottoscrizione, quanto per provare l’avvenuto adempimento.

Tribunale L’Aquila sez. lav., 28/06/2018, n.88

Prospetto paga  firmato dal lavoratore con la formula “per ricevuta” e prova dell’avvenuto pagamento

È onere del datore di lavoro consegnare ai propri dipendenti i prospetti contenenti tutti gli elementi della retribuzione. Questi prospetti anche se eventualmente sottoscritti dal prestatore d’opera con la formula “per ricevuta”, non sono sufficienti per ritenere delibato l’effettivo pagamento, potendo gli stessi costituire solo la prova dell’avvenuta consegna della busta paga e restando onerato il datore di lavoro, in caso di contestazione, della dimostrazione di tale evento; laddove si sia però, in presenza di prospetti paga contenenti tutti gli elementi della retribuzione e altresì di una regolare dichiarazione autografa di quietanza del lavoratore, l’onere della non corrispondenza tra le annotazioni della busta paga e la retribuzione e la retribuzione effettivamente erogata grava sul dipendente.

Corte di cassazione, sezione lavoro, ordinanza 3 dicembre 2020 n. 27749 

Buste paga: la mera sottoscrizione del lavoratore non ha valore di quietanza e non può provare l’estinzione del debito del datore di lavoro

Il rilascio dei prospetti paga, siccome imposto dalla legge (art. 1 L. 5 gennaio 1953, n. 4), non può produrre di per sé le stesse conseguenze connesse al rilascio della quietanza ed avere, quindi, lo stesso valore negoziale, tanto più che trattasi di documento proveniente dal debitore, non dal creditore. Anche la sottoscrizione della busta paga, di per sé, non ha valore di quietanza quando da tale espressa indicazione essa non sia accompagnata, ben potendo essa avere solo valore di ricevuta del prospetto paga (e ciò in funzione di prova non del pagamento, bensì dell’assolvimento dell’obbligo, amministrativamente sanzionato, del suo rilascio). Ne deriva che la mera sottoscrizione del prospetto, non assumendo valore di quietanza, non può assurgere a prova dell’estinzione del debito del datore di lavoro.

Tribunale Reggio Calabria sez. lav., 16/01/2019, n.63

La busta paga ha valore di piena prova sulle indicazioni in essa contenute solo se chiara e non contraddittoria.

Costituisce dovere legale della datore di lavoro di rilasciare al dipendente regolare prospetto paga per il periodo relativo alla prestazione lavorativa resa, costituendo, la busta paga, la prova principale per il datore di lavoro per provare la circostanza relativa al pagamento delle somme (che infatti ben può avvenire in contante) dovute al lavoratore.

La firma per quietanza del lavoratore percipiente non è in sé elemento necessario per la regolarità del documento, ma ne discende che, ove sorga contestazione, l’onere di provare il mancato pagamento (o la non corrispondenza tra erogazioni e buste paga) può incombere sul lavoratore solo in caso di provata regolarità della documentazione liberatoria e del rilascio di quietanze da parte del dipendente. In caso diverso, spetta al datore di lavoro la prova rigorosa dei pagamenti eseguiti.

La busta paga, in sintesi, ha valore di piena prova circa le indicazioni in essa contenute, sempre che sia chiara e non contraddittoria; diversamente, ove in essa risulti la indicazione di altri fatti tendenti ad estinguere gli effetti dei credito del lavoratore riconosciuto nel documento, essa è una fonte di prova soggetta alla libera valutazione del giudice, che dovrà estendersi al complesso dei fatti esposti nel documento.

Tribunale Velletri sez. lav., 06/11/2018, n.1445

Prospetti paga non quietanzati dal lavoratore 

In tema di omesso versamento di contributi previdenziali, la produzione da parte del datore di lavoro di prospetti paga, quand’anche sottoscritti dal lavoratore, ma non accompagnati da una espressa dichiarazione di quietanza, non costituisce prova della materiale corresponsione delle retribuzioni al dipendente.

(In motivazione, la Corte ha precisato che la sottoscrizione del prospetto paga, di per sé, non ha valore di quietanza, ben potendo solo avere funzione di prova dell’assolvimento dell’obbligo, sanzionato in via amministrativa, di rilasciare detto documento).

Corte di cassazione, sezione III penale, sentenza 21 gennaio 2019 n. 2565 

La sottoscrizione “per ricevuta” apposta dal lavoratore alla busta paga non implica, in maniera univoca, l’effettivo pagamento della somma ivi indicata, sicché la regolare tenuta della relativa documentazione da parte del datore di lavoro non determina alcuna conseguenza circa gli oneri probatori gravanti sulle parti.

Corte di cassazione, ordinanza 27 aprile 2018 n. 10306 

Le buste paga, ancorché sottoscritte dal lavoratore con la formula “per ricevuta”, costituiscono prova solo della loro avvenuta consegna ma non anche dell’effettivo pagamento, della cui dimostrazione è onerato il datore di lavoro, attesa l’assenza di una presunzione assoluta di corrispondenza tra quanto da esse risulta e la retribuzione effettivamente percepita dal lavoratore, il quale può provare l’insussistenza del carattere di quietanza delle sottoscrizioni eventualmente apposte, fermo restando che l’accettazione senza riserve della liquidazione da parte di quest’ultimo al momento della risoluzione del rapporto può assumere, in presenza di altre circostanze precise, concordanti ed obiettivamente concludenti dell’intenzione di accettare l’atto risolutivo, significato negoziale.

Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 24 giugno 2016 n. 13150

I prospetti di paga privi di espressa dichiarazione di quietanza non costituiscono prova della corresponsione delle retribuzioni al dipendente

In tema di omesso versamento di contributi previdenziali, la produzione da parte del datore di lavoro di prospetti paga, quand’anche sottoscritti dal lavoratore, ma non accompagnati da una espressa dichiarazione di quietanza, non costituisce prova della materiale corresponsione delle retribuzioni al dipendente.

(In motivazione, la Corte ha precisato che la sottoscrizione del prospetto paga, di per sé, non ha valore di quietanza, ben potendo solo avere funzione di prova dell’assolvimento dell’obbligo, sanzionato in via amministrativa, di rilasciare detto documento).

Cassazione penale sez. III, 16/07/2018, n.2565



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