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Tassa di soggiorno: quanto costa e come funziona?

15 Aprile 2021
Tassa di soggiorno: quanto costa e come funziona?

La legge sul federalismo fiscale ha istituito la tassa di soggiorno che i Comuni possono discrezionalmente decidere di introdurre o meno.

Ti capita spesso di viaggiare per motivi di lavoro. Ti sei reso conto che, nelle fatture degli hotel in cui pernotti, viene indicata spesso una imposta di soggiorno il cui importo varia a seconda della città in cui hai effettuato il tuo viaggio di lavoro. Ti chiedi come funziona la tassa di soggiorno.

Uno dei principi previsti dalla riforma del federalismo fiscale è l’autonomia impositiva degli enti locali. Comuni, Province e Regioni hanno la possibilità di imporre dei propri tributi per finanziare il proprio bilancio o per soddisfare specifiche esigenze di spesa.

Tra le imposte di competenza comunale troviamo la tassa di soggiorno e in questo articolo vedremo quanto costa e come funziona. Non esiste un valore omogeneo su tutto il territorio nazionale della tassa di soggiorno. Ciò in quanto, innanzitutto, i comuni possono discrezionalmente decidere se introdurre o meno tale imposta e, in secondo luogo, l’ammontare varia da municipio a municipio sulla base di quanto deliberato dalle singole amministrazioni comunali.

Tassa di soggiorno: cos’è?

L’imposta di soggiorno è una tassa che è stata introdotta nel 2011 dalla riforma del federalismo fiscale [1] e che viene posta a carico dei turisti che alloggiano nelle strutture ricettive dei Comuni italiani.

Non tutti i Comuni devono, obbligatoriamente, introdurre questa imposta. È, infatti, facoltà dei Comuni decidere se applicare o meno la tassa di soggiorno e disciplinare il relativo importo con deliberazione del consiglio comunale.

Ci sono dei Comuni che, tanto per fare un esempio, hanno deciso di omettere del tutto l’introduzione della tassa di soggiorno. Altri, invece, prevedono l’applicazione della tassa di soggiorno solo per determinate tipologie di alberghi oppure solo in determinati periodi dell’anno.

La tassa di soggiorno deve essere pagata da ogni persona che soggiorna presso il Comune che ha deciso di imporre tale forma di tassazione per ogni notte di soggiorno. È previsto, in alcuni casi, l’esonero dal pagamento della tassa di soggiorno per i minori di anni 12 o per gli over 65.

Tassa di soggiorno: a cosa serve?

La tassa di soggiorno parte dal presupposto che il turista, durante il soggiorno in un Comune diverso da quello di residenza, usufruisce di servizi pubblici e determina, dunque, un aumento di costi per le infrastrutture pubbliche.

Teoricamente, la tassa di soggiorno è una tassa di scopo i cui proventi hanno una destinazione vincolata stabilita direttamente dal legislatore. La norma istitutiva dell’imposta prevede, infatti, che il relativo gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali.

In realtà, molto spesso, tale tassa finisce per finanziare in maniera indistinta il bilancio comunale e il suo gettito non viene realmente destinato alle finalità per cui è stata introdotta dalla legge.

Tassa di soggiorno: come si paga?

Come abbiamo detto, sono i Comuni, nella loro discrezionalità amministrativa, a decidere se introdurre o meno la tassa di soggiorno e a disciplinarne l’applicazione.

In generale, la tassa di soggiorno viene pagata dal turista alla fine del soggiorno, nel momento in cui salda alla struttura ricettiva la fattura relativa ai costi del suo pernottamento.

La tassa di soggiorno determina per il turista un costo che, mediamente, va da 1 euro a 5 euro al giorno per persona.

Tuttavia, i Comuni possono decidere di innalzare l’ammontare della tassa di soggiorno e, nei comuni con una presenza turistica particolarmente importante, come Roma, Venezia o Firenze, la tassa di soggiorno spesso supera i 5 euro al giorno.

La tassa di soggiorno può essere pagata sia in contanti che con carta di credito. Successivamente, la struttura ricettiva dovrà riversare i relativi importi riscossi a titolo di imposta di soggiorno al Comune.


note

[1] Art. 4, D.lgs. n. 23 del 14 marzo 2011.


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