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Attività vietata in condominio: cosa fare?

16 Aprile 2021 | Autore:
Attività vietata in condominio: cosa fare?

Ecco i rimedi per sanzionare o inibire la violazione del regolamento condominiale.

I contrasti all’interno di un fabbricato possono nascere per svariate ragioni. Alle volte, essi derivano dalla naturale difficoltà nel mantenere i cosiddetti rapporti di buon vicinato. In altri casi, invece, il dissidio potrebbe scaturire da una condotta più grave e, nello specifico, dalla violazione del regolamento. In particolare, quest’ultimo potrebbe contenere delle disposizioni che proibiscono di svolgere una certa occupazione all’interno degli immobili di proprietà privata. Nonostante ciò, il possessore del bene potrebbe perseverare in questo utilizzo non consentito dal regolamento. Pertanto, ci si pone questa domanda. Dinanzi ad un’attività vietata in condominio, cosa si può fare per impedirla?

Il quesito in esame è spesso oggetto di animate riunioni condominiali, nonché di successivi contenziosi in sede giudiziale. Non è raro, infatti, che il regolamento venga violato ed è altrettanto frequente che il contravventore perseveri nella trasgressione. Pertanto, è importante conoscere i rimedi a cui ricorrere per imporre al condòmino di turno il rispetto del regolamento condominiale. Non ti resta, pertanto, che proseguire nella lettura di questo articolo per trovare alcune informazioni utili sull’argomento.

Attività vietata in condominio: il regolamento

Il regolamento condominiale contiene una serie di precetti che hanno lo scopo di disciplinare l’uso delle cose comuni, la tutela del decoro del fabbricato e l’amministrazione dell’edificio. Può accadere, però, che esso contenga anche delle disposizioni che limitano la proprietà privata. Per ipotesi, potrebbe essere vietata una determinata attività oppure essere imposto che il bene sia adibito, esclusivamente, ad un certo uso.

Secondo il regolamento condominiale del fabbricato “Viola” in Roma, non è possibile aprire un centro estetico nei vari appartamenti. Infatti, ai privati è consentito soltanto adibirli a studio professionale. Oppure, in un altro fabbricato, in base al regolamento in vigore, non è permesso ospitare un centro per anziani di tipo alberghiero, visto che la proprietà privata può essere destinata soltanto a civile abitazione.

Negli esempi appena riportati, il proprietario di un appartamento all’interno degli edifici in questione deve rispettare il regolamento condominiale e non può esercitare l’attività vietata o utilizzare il bene in difformità da quanto sancito dal medesimo. Il regolamento è, infatti, di natura contrattuale, cioè predisposto dal costruttore oppure approvato all’unanimità dei condòmini, ed è in grado di limitare i diritti dei privati. Per questo motivo è trascritto nei registri immobiliari, è richiamato nei vari atti di acquisto ed è allegato ai rispettivi rogiti notarili. Pertanto, anche gli acquirenti successivi dovranno rispettarlo e subiranno le limitazioni in esso stabilite.

Violazione regolamento di condominio: la multa

Un primo rimedio per prevenire oppure ovviare all’inosservanza del regolamento condominiale è rappresentato dall’irrogazione di una multa. All’assemblea è, infatti, attribuito il potere di decidere in tal senso, qualora emerga, indiscutibilmente ed oggettivamente, che Tizio o Caio hanno trasgredito ad una precisa disposizione.

Ricorda, però, che per deliberare una multa a carico di un condòmino è necessario che la sanzione sia, espressamente, prevista dal regolamento e sia considerata come una conseguenza legata ad una certa trasgressione.

Inoltre, ricorda che deve essere quantificata entro il limite di € 200,00 e, anche in caso di recidiva, non può essere irrogata oltre € 800. In pratica, quindi, non è possibile sanzionare un condòmino se ciò non è contemplato dal regolamento condominiale o se è previsto per una violazione diversa da quella commessa. L’ammontare della sanzione non deve superare i limiti anzi detti. In caso contrario, sarebbe nullo ogni deliberato a riguardo.

Attività vietata in condominio: la sentenza di condanna

Hai visto che un regolamento condominiale di natura contrattuale è in grado di limitare la proprietà privata, ad esempio imponendo che all’interno dei vari appartamenti non sia esercitata una certa attività. Nonostante ciò, non è infrequente il caso del condòmino che decide di utilizzare il proprio immobile in difformità al predetto divieto. In questa circostanza, il contenzioso giudiziale potrebbe essere inevitabile per inibire al proprietario tale esercizio.

Tuttavia, ci si chiede se l’eventuale condanna di un giudice possa essere, concretamente, utile ad impedire ogni violazione successiva. A questo proposito, devi sapere che è prevista la possibilità di accompagnare la sentenza con un preciso obbligo a carico della parte soccombente. Egli, infatti, potrebbe essere tenuto a pagare una somma di denaro per ogni violazione successiva al provvedimento giudiziale oppure per ogni ritardo nella sua esecuzione. Questa eventualità viene descritta dalla legge con la seguente definizione: misure di coercizione indiretta [1]. In pratica, se non si adegua alla sentenza interrompendo immediatamente l’attività vietata in condominio, il condòmino trasgressore deve corrispondere un certo importo. In caso contrario, il provvedimento del giudice, considerato come qualsiasi titolo esecutivo, potrà essere utilizzato persino per avviare un pignoramento a carico della parte soccombente.


note

[1] Art. 614 bis cod. proc. civ.


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