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Violenza psicologica: a chi rivolgersi e come difendersi

16 Gennaio 2021 | Autore:
Violenza psicologica: a chi rivolgersi e come difendersi

Come riconoscere l’abuso psicologico e la manipolazione mentale? Quali reati possono configurarsi? Quali sono gli strumenti che la legge mette a disposizione della vittima per tutelarsi?

La violenza psicologica è una forma di violenza subdola, invisibile, difficile da riconoscere e da dimostrare. Può nascondersi dietro un commento, una critica, un’accusa, un rimprovero, un’offesa. Un insieme di atti, minacce, aggressioni verbali, umiliazioni, intimidazioni che, se protratti nel tempo, possono incrinare i rapporti e incidere negativamente sull’equilibrio e sul benessere psicofisico della vittima. Al pari della violenza fisica, può provocare ferite indelebili.

La violenza psicologica può provocare insicurezza, bassa autostima, stati d’ansia, sofferenza, disagio, isolamento, emarginazione, svalutazione, scarso rendimento scolastico o lavorativo. L’autore della violenza psicologica può essere infatti il proprio partner, un amico fidato, il datore di lavoro, un collega, un familiare, un compagno di classe, un contatto virtuale sui social network.

La violenza psicologica non è disciplinata dal nostro ordinamento giuridico come un reato a sé, ma rientra tra quelle condotte violente che possono costituire maltrattamenti in famiglia, minaccia, stalking, bullismo, cyberbullismo, mobbing.

Ma in caso di violenza psicologica, a chi rivolgersi e come difendersi? Per saperne di più sull’argomento, prosegui nella lettura del mio articolo. A seguire troverai l’intervista al dr. Maurizio Cottone con cui analizzeremo meglio i comportamenti dell’autore della violenza psicologica, il profilo e le reazioni della vittima, l’importanza di chiedere un aiuto psicologico al fine di uscire da un rapporto malsano e per non ricadere in futuro nei medesimi meccanismi manipolatori. Dopo l’intervista allo specialista in psicoterapia psicoanalitica, ti spiegherò come difendersi dalla violenza psicologica e come sporgere querela.

In che modo il «carnefice» sceglie la sua vittima? 

Chi esercita la violenza psicologica è un individuo che utilizza l’altro per sottometterlo e sperimentare un senso illusorio di onnipotenza. L’altro diventa bersaglio dei suoi conflitti interiori. Il persecutore è una persona fragile che si innalza sottomettendo l’altro. Spesso, i persecutori alternano agli atteggiamenti prevaricatori anche momenti affettuosi, negando verbalmente i maltrattamenti attuati. La vittima sviluppa meccanismi di difesa che le permettono di proteggersi in modo disfunzionale da una realtà estremamente dolorosa.

Cosa spinge la vittima a sopportare la violenza psicologica?

La vittima arriva ad avere una visione distorta della realtà che la porta ad accettare i comportamenti dell’altro, dubita di sé e di quello che prova, si sente inadeguata e si convince di dover sopportare quella situazione per mantenere la “stabilità” della coppia, della famiglia o dell’ambiente lavorativo.

Il carattere manipolatorio della violenza psicologica contribuisce a mantenere la vittima legata a sé; quest’ultima, spesso, si illude di poter cambiare l’altro, tende a dare la colpa a sé stessa: non amare abbastanza, non sopportare abbastanza, provocare e, dunque, essere responsabile della violenza psicologica che viene vissuta come “meritata”.

Come mai la vittima sviluppa dei sensi di colpa?

I sensi di colpa della vittima derivano dal passato. Il legame che s’instaura con un manipolatore è sempre il riflesso di un malessere che la vittima si porta dentro fin dall’infanzia. La violenza psicologica poggia, dunque, sulla costruzione di un legame con la vittima che fa leva sulle sue ferite interiori.

Il partner che sceglie la vittima è spesso colui che ricrea le condizioni emotive infantili. In pratica, si ricerca ciò che è familiare. Le vittime sono spesso persone che non hanno esperito durante l’infanzia un attaccamento sicuro, affidabile e protettivo e sono per questo portate a ricercare la stessa insicurezza esperita durante la loro infanzia.

La vittima che non ha esperito dunque l’amore come reciprocità, interdipendenza e cura nella sua infanzia sarà un adulto che sceglie in base alle “mancanze”.

Ogni relazione implica la capacità di rispettare l’altro nei suoi bisogni e implica una certa dose di reciprocità. Il carnefice è, dunque, un individuo incapace di relazionarsi, che proietta la sua incapacità sull’altro intrecciando il proprio bisogno con le insicurezze della vittima.

Quali sono le conseguenze della violenza psicologica?

La violenza psicologica è spesso sottovalutata in quanto non ha effetti direttamente osservabili come quelli della violenza fisica, ma ha conseguenze analoghe devastanti per chi la subisce. Ci si sente come “colpiti fisicamente” quando la violenza psicologica è realizzata attraverso le parole, la rabbia e la manipolazione.

La vittima si sente senza via d’uscita, calpestata nella sua identità e nella sua dignità. La persona esperisce un enorme senso di colpa e vergogna che possono evolvere in psicopatologie come disturbi da stress post-traumatico o depressione maggiore.

La violenza psicologica mina l’autostima e il senso di sé. Il senso di colpa è funzionale a far pensare alla vittima di fare costantemente qualcosa di sbagliato, come se si meritasse un trattamento simile. La vergogna, invece, rende difficile chiedere aiuto e parlarne.

La costante erosione dell’autostima della vittima rende estremamente complicato mettere in discussione la relazione: si innesca un circolo che rende la vittima sempre più dipendente dalla relazione disfunzionale instaurata con l’abusante diventando incapace di ribellarsi all’aggressore.

Perché è importante rivolgersi ad uno psicologo/psicoterapeuta?

Chiedere aiuto rappresenta il primo passo per il recupero della propria libertà psicologica. In questa fase, è necessario acquisire coscienza della gravità della situazione che può portare solamente ad un decorso peggiore.

La coscienza della gravità di ciò che si sta vivendo permette alla vittima di cominciare a difendersi. Bisogna praticare il “no contact”: l’abusatore è abile nel mostrarsi pentito, scusarsi e mostrarsi affettuoso. Il distacco può permettere alla vittima di uscire in qualche modo dalla situazione di violenza e sottrarsi alla possibilità dell’abuso emotivo.

Questi uomini (e queste donne) danneggiati profondamente, attraverso meccanismi perversi di scissione dell’Io, creano una fascinazione in cui molte “controparti” vengono sedotte, poiché anche loro danneggiate internamente, ma per cultura, educazione, vittimizzazione, destinate a credere nella possibilità riparativa del loro oggetto interno, attraverso il tentativo “di cura” del partner malato.

C’è un caso clinico che vuole condividere con noi?

Una mia paziente era uscita dalla relazione con un uomo che aveva una personalità narcisistica, attraverso un lungo e doloroso percorso giudiziario. Mi raccontava che quando era tornato a cercarla, dopo che lei lo aveva lasciato una prima volta perché costantemente umiliata, lui le diceva che era la cosa più bella della sua vita, che voleva sposarla ed avere un bambino con lei. Quel bimbo che anni prima non aveva voluto, infatti l’aveva costretta ad abortire. Lei immaginava che il suo ex avesse capito i suoi errori, era molto innamorata, così decise di perdonarlo. Si sposarono e lei rimase incinta. Le cose cambiarono rapidamente. Lui la umiliava e le diceva frasi molto forti come «Chi me l’ha fatto fare a metterti incinta. Per me, puoi abortire ancora».

Nei colloqui successivi, mi disse che si sentiva continuamente svalutata e squalificata. Avrebbe voluto reagire, andarsene, ma rimaneva nella speranza che lui cambiasse, se non per lei, almeno per suo figlio. La paziente si era trovata a vivere un clima emotivo particolare fino a quando non ha trovato la forza di lasciare la città in cui si era trasferita per stare vicina al suo compagno.

Attualmente, la paziente prosegue un percorso di psicoterapia al fine di evitare nuovamente di cadere in relazioni “patologiche”. In base alla mia esperienza clinica, infatti, ritengo che finché le vittime non diventano consapevoli, a livello profondo, di cosa è mancato loro in un lontano passato, finché non si assumono la responsabilità delle dinamiche inconsce che le conducono a rapporti “malati”, tali rapporti tenderanno a ripetersi anche in futuro.

Violenza psicologica: come difendersi?

Dopo aver approfondito il tema della violenza psicologica nell’intervista al dr. Maurizio Cottone, a seguire ti spiegherò in che modo è possibile difendersi e come sporgere querela.

Se ti senti umiliato, svalutato oppure screditato nei rapporti di coppia e/o di amicizia, in famiglia e/o sul posto di lavoro, puoi difenderti presentando una querela alle autorità competenti (polizia o carabinieri) oppure negli uffici della procura della Repubblica del tuo luogo di residenza. Deve trattarsi ovviamente di maltrattamenti psicologici continui, umiliazioni e aggressioni verbali perpetrati a lungo tempo, e non di semplici battibecchi.

La querela sarà trasmessa al pubblico ministero (pm) da parte dei carabinieri o della polizia. Qualora il pm non dovesse ritenere punibili i fatti che hai denunciato, considerandoli quindi insufficienti a determinare la punizione del colpevole, si procederà all’archiviazione del caso.

Qualora la violenza psicologica dovesse tradursi in stalking, bullismo o cyberbullismo, prima di sporgere una querela, potrai anche rivolgerti al questore e chiedere l’ammonimento del colpevole. Il questore inviterà lo stalker, il bullo o il cyberbullo a tenere una condotta conforme alla legge.

Come dimostrare le violenze psicologiche?

Per dimostrare le violenze psicologiche, è possibile ricorrere alla testimonianza di coloro che hanno assistito personalmente ai fatti. Per incastrare il colpevole, la vittima può realizzare registrazioni audio e/o video. Ti ricordo che si possono registrare anche le telefonate avvenute senza il consenso dell’aggressore; non è necessaria alcuna autorizzazione da parte del giudice o della polizia.

Nel processo penale, per dimostrare la colpevolezza dell’autore della violenza, è sufficiente la testimonianza della persona offesa, testimonianza che il giudice dovrà valutare e ritenere attendibile.



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8 Commenti

  1. Chiarissimo e ben approfondito. Ho vissuto un caso di violenza psicologica in coppia. Il mio ex mi faceva sentire sempre sbagliata. Lui era un narcisista patologico e sapendo che sono sempre stata una perfezionista e una donna molto precisa e impegnata, cercava sempre qualche stupido motivo per creare tensioni in coppia e farmi sentire insicura persino sui miei hobbies. Per fortuna, me ne sono liberata. Ha creato una grossa falla sulla mia autostima che ho cercato di ricostruire piano piano. Bisogna riconoscere subito i segnali di violenza psicologica ed è inutile insistere e sperare di cambiare la persona perché è inutile, è esattamente egoista e cercherà sempre il modo di averla vinta anche se è chiaramente dalla parte del torto! E soprattutto, se ritorna, chiudetegli la porta in faccia. Con questi soggetti, non bisogna sperare nel ritorno appassionato e travolgente, nel cambiamento, nel futuro radioso. Dopo le prime delicatezze, ritornerà a farvi soffrire e a farvi ripiombare in uno stato di malessere dopo aver trovato il vostro equilibrio

  2. E’ vero le ferite che possono lasciarti una relazione malsana sono indelebili. A volte, si perdona per paura di restare soli, con la speranza di un miglioramento e di maggiore comprensione. Ma chi vi ha fatto del male consapevolmente, state tranquilli che non ci penserà due volte a continuare la sua opera di distruzione psicologica…

  3. Spesso, le violenze psicologiche si consumano tra le mura domestiche, in famiglia, nella coppia… C’è chi è povero nell’anima e cerca il modo di distruggere gli altri per compensare al proprio malessere e alla propria pochezza d’animo. Attenzione, queste persone si riconoscono subito. All’inizio vi allisciano e poi vi tirano la coltellata alla schiena

  4. Ci sono famiglie che dovrebbero accogliere i propri figli e incoraggiarli e altre che ti fanno sentire sempre incompleto. Sembra che non riesci a fare mai abbastanza per i loro standard e tutti i tuoi sforzi non sono nulla mentre loro fanno una piccola sciocchezza e ti fanno vedere chissà che hanno fatto! Mah, io penso che una persona prima di dare fiato alla bocca e demolire l’autostima di una persona, soprattutto di un figlio, dovrebbe prima ragionare. Certe cose uno se le porta fino all’età adulta e poi finisce per fare scelte sbagliate in amore, amicizia…

  5. Inutile dire che sono le donne quelle maggiormente bersagliate da questo tipo di violenze. Ma ci sono anche donne aggressive che non scherzano e fanno sentire i loro uomini un totale fallimento. Ad esempio, la nostra vicina casalinga ha sempre avuto tutto e non hai mai avuto problemi economici perché era “Campata” dalla famiglia benestante. Ora, il marito le ha sempre dato tutto e le ha fatto condurre una vita agiata. Adesso, ha problemi a lavoro e lei come una matta viziata ha iniziato a sollevare problemi di coppia e ad accusarlo di essere uno scansafatiche e ripetendo ogni giorno che è un fallito. Insomma, questo per dire che le donne non sono sempre le povere vittime della situazione

  6. Il mio ex è stavo geniale nella ragnatela che ha saputo tessere nel tempo per mettermi in trappola e tenermi legata a lui per tanto tempo. Si trattava di un narcisista patologico che con la scusa dei mali che lo affliggevano (stress lavorativo, depressione), cercava di appigliarsi al mio istinto da crocerossina e al mio altruismo per portarmi a rinunciare al mio tempo libero (da dedicare anche alle mie amicizie) e farmi sentire in colpa quando dovevo studiare. Ma io non gliel’ho fatta mai passare liscia, con me non ha trovato terreno fertile. Ho messo sì da parte a volte le mie amicizie, ma non ho mai rinunciato ai miei obiettivi per chi cercava di tapparmi le ali….

  7. Ma ci sono persone che ci provano gusto a manovrare gli altri e ad esercitare un’influenza negativa sulla psiche cercando di distruggere chi magari è più solare, brillante e arguto. Ma è inutile perché così si finisce solo per mostrare la propria pochezza d’animo e la propria inutilità. Queste persone meritano di trovare pane per i loro denti e forse lì finalmente porranno fine ai loro giochetti sterili

  8. Ben detto, la violenza psicologica non è da sottovalutare e può far male tanto o a volte anche più di quella fisica. Le parole, gli sguardi, i gesti fanno spesso molto più male di uno schiaffo. Poi, se una persona cerca di farti il lavaggio del cervello incessantemente allora è la fine. Se una persona non è tanto forte da accorgersi del male che sta subendo rischia di sprofondare. Ecco, credo che questo articolo spieghi esattamente quel che accade. E per questo credo sia importante rivolgersi a degli esperti per uscirne e riuscire a ricostruirsi una nuova vita

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