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Stipendio in estremo ritardo: come tutelarsi

19 Aprile 2021
Stipendio in estremo ritardo: come tutelarsi

Il datore di lavoro deve erogare la retribuzione al dipendente entro i termini previsti dal contratto collettivo.

Il tuo contratto di lavoro prevede che lo stipendio mensile debba essere pagato entro il giorno 5 di ogni mese. Ormai da diversi mesi, tuttavia, il datore di lavoro versa la retribuzione mensile con estremo ritardo. Vuoi sapere come puoi tutelare efficacemente i tuoi diritti.

Il pagamento della retribuzione mensile costituisce la principale obbligazione del datore di lavoro in base al contratto di lavoro. La data entro cui l’accredito dello stipendio deve essere disposto da parte dell’azienda dipende dal contratto collettivo di lavoro applicato. In ogni caso, il datore di lavoro deve adoperarsi per consentire al dipendente di avere la disponibilità dello stipendio entro la data prevista dal contratto.

Ma cosa fare in caso di stipendio in estremo ritardo? Come tutelarsi? Si tratta di una situazione particolarmente sgradevole per il lavoratore che, da un lato, tende a non assumere iniziative che possono metterlo contro il proprio datore di lavoro ma, dall’altro lato, ha bisogno di avere lo stipendio regolarmente per soddisfare le proprie esigenze, personali e familiari.

Cos’è lo stipendio?

Lo stipendio mensile è la somma di denaro che il lavoratore ha diritto a ricevere dal proprio datore di lavoro in base al contratto di lavoro.

La retribuzione, nel nostro ordinamento, viene fissata dai contratti collettivi di lavoro i quali, in base al livello di inquadramento del lavoratore, indicano qual è il minimo salariale che deve essere corrisposto mensilmente da parte del datore di lavoro al lavoratore.

Nel contratto individuale di lavoro, le parti possono pattuire una retribuzione più alta rispetto a quella minima prevista dal contratto collettivo attribuendo al dipendente un superminimo individuale.

La retribuzione mensile è, quindi, la controprestazione che il datore di lavoro deve effettuare a favore del lavoratore a fronte della prestazione lavorativa del dipendente.

Stipendio: quando deve essere pagato?

Nel nostro ordinamento, la retribuzione mensile deve essere pagata mensilmente. Ne consegue che, salvo le diverse previsioni dei contratti collettivi, lo stipendio dovrebbe essere pagato alla fine del periodo di paga cui si riferisce.

La gran parte dei Ccnl prevede che lo stipendio mensile debba essere pagato il giorno 27 del mese oppure entro il giorno 5 del mese. Non è, quindi, possibile stabilire, per tutti i rapporti di lavoro, una medesima data di pagamento dello stipendio ma bisogna verificare, caso per caso, cosa prevede il Ccnl in materia.

Stipendio in ritardo: cosa fare?

Come abbiamo detto, il regolare pagamento dello stipendio mensile costituisce la principale obbligazione per il datore di lavoro scaturente dal contratto di lavoro. Così come il lavoratore deve recarsi al lavoro puntualmente, senza fare ritardi nella timbratura del cartellino, allo stesso modo il datore di lavoro deve pagare lo stipendio con regolarità, attenendosi alla data di erogazione prevista dal Ccnl applicato al rapporto di lavoro.

Ma cosa fare in caso di pagamento dello stipendio in ritardo? Può succedere che, per circostanze contingenti, si registra un ritardo nel pagamento di una mensilità di stipendio. Ciò può accadere per molte ragioni, a volte estranee alla volontà del datore di lavoro.

Diversa è la situazione che si crea quando, tuttavia, i ritardi nel pagamento della retribuzione diventano ricorrenti. In tal caso, si viene a creare una situazione particolarmente sgradevole e difficile per il lavoratore.

Il dipendente, infatti, attende ogni mese il pagamento dello stipendio per effettuare tutti i pagamenti che sono necessari per le esigenze della vita personale e familiare (basti pensare all’affitto mensile, alla rata del mutuo, alle bollette, alle assicurazioni auto, alla spesa alimentare, etc.). Ritardare il pagamento della retribuzione significa, quindi, quindi mettere in forte difficoltà il lavoratore e la sua famiglia. Per questo, il lavoratore può, innanzitutto, cercare di sollecitare il pagamento dello stipendio tramite il dialogo con l’ufficio delle risorse umane.

Se, tuttavia, i tentativi bonari di risolvere la problematica non producono alcun effetto, è necessario rivolgersi all’ufficio vertenze di un sindacato o ad un avvocato per intimare formalmente al datore di lavoro il pagamento della retribuzione.

In caso di mancata risposta anche all’intimazione di pagamento formale inviata dal legale, sarà necessario avviare un’azione giudiziale per il recupero coattivo delle somme attraverso un ricorso per decreto ingiuntivo.



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