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5 cose da sapere sulla legge

10 Gennaio 2021
5 cose da sapere sulla legge

Interpretazione, giudici, sentenze e Corte Costituzionale: come funziona il nostro sistema giudiziario.

Sappiamo che la medicina non è una scienza esatta, che ogni corpo ha le sue reazioni e che non tutte le malattie hanno effetti identici sulle persone. Quando però sentiamo parlare di legge vorremmo che le cose fossero diverse: che non ci fossero incertezze, che il nostro avvocato non ci rispondesse come il medico: «Dobbiamo aspettare e sperare». Ma non è così. Se chiedete a un avvocato «Quante chances ho di vincere la causa?», lui sarà riluttante a fornire stime in percentuali. Si esprimerà piuttosto con formule dubitative come «Dobbiamo vedere come si difende la controparte», «Speriamo di convincere il giudice», «Speriamo che la Corte sposi la nostra interpretazione», «Non sappiamo se usciranno fuori delle nuove prove» e via dicendo. 

Perché tutta questa incertezza? Perché la legge è incerta. E per chiarirvi meglio come stanno le cose, sarà bene che vi riveli alcuni segreti. Ecco allora 5 cose da sapere sulla legge che nessuno ancora vi ha detto o che forse avete solo intuito, ma su cui non avete mai prestato troppa attenzione se non avete studiato giurisprudenza. 

La legge va sempre rispettata? 

Prima ancora di spiegarvi perché la legge è così strana e mutevole, perché ogni giudice è libero di decidere ed interpretare le norme come vuole, perché è difficile avere la certezza di poter vincere una causa, voglio spendere alcune parole su noi italiani.

Tutti diciamo che vogliamo un mondo ossequioso delle regole, che esigiamo il rispetto dei nostri diritti, dove la giustizia trionfi sempre. Ma cosa siamo davvero disposti a fare per tutto ciò? A cosa rinunceremmo per amore della legge? Ve lo dico io: a nulla. La nostra devozione per la legge è spesso opportunistica. Ci sta bene quando ci accorda dei diritti, ma diventa ingiusta e sbagliata quando ci impone dei doveri. E lì ci sentiamo legittimati a disapplicarla. Perché – si dice comunemente – è moralmente doveroso non rispettare una legge ingiusta. Eppure, vi assicuro che per, vivere bene, bisogna rispettare sempre la legge. Perché non c’è niente di più bello del senso di dignità che si prova a vivere nella legalità. Come diceva Borsellino, è bello abituarsi «a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità». 

Certo, la legge non è perfetta. Anzi, ha una fede incrollabile nella giustizia solo chi non pratica i tribunali. Ma non perché siano un luogo di corruzione, beninteso. Ma perché chi è un tecnico sa bene che la legge è una creazione dell’uomo e, come tale, risente della sua imperfezione. Imperfezione che si manifesta sia all’atto della creazione delle norme che al momento della loro interpretazione nelle aule di giustizia. 

Ma non perché una medicina non è la migliore cura che esista ci rifiutiamo di prenderla. A volte, lo facciamo nella speranza di poter stare semplicemente meglio, pur nella consapevolezza di non poter curare il male. E così deve essere con la legge. Non sempre risolve i nostri problemi personali, ma quantomeno ci aiuta a vivere in un mondo più giusto e ordinato.

Leggo spesso con profonda tristezza sui social le invettive di chi si sente superiore alla legge e dà dei “caproni” a chi invece la rispetta. Quelle stesse persone però che vogliono un mondo senza regole pretendono che ci sia un medico a curarli quando entrano in un ospedale, che ci sia un’assicurazione a risarcirli se fanno un incidente stradale, che ci sia un giudice a riconoscergli gli stipendi che l’azienda ha loro negato, che ci sia un poliziotto a difenderli se un ladro si avvicina a casa, che ci sia un ente di previdenza a pagare la loro pensione per quando non saranno più in grado di lavorare e di scrivere fesserie. 

Lo ridico: la legge non è perfetta; rispettarla tuttavia non è una sottomissione dell’uomo, ma anzi la prova della sua forza, della sua capacità a lottare per un mondo migliore.

Perché la legge è soggetta a interpretazioni?

Il primo dubbio che la gente si pone è come sia mai possibile che ogni giudice interpreti la legge a modo suo. La ragione è molto semplice e costituisce la base dei cosiddetti sistemi di civil law. 

Il legislatore non ha la possibilità di emettere una norma per ogni singolo comportamento che l’uomo potrebbe porre in essere. Vorrebbe dire produrre milioni di leggi ogni giorno ed avere capacità divinatorie. Così la legge disciplina i casi in modo «generale e astratto».

«Generale» significa che vengono presi a riferimento tutti i cittadini o determinate categorie di cittadini. Non possono esistere quindi leggi emanate per una singola persona.

«Astratto» significa che il comportamento disciplinato dalla norma è generico, in modo da far rientrare nel suo campo di applicazione quanti più casi simili è possibile, proprio per non lasciare lacune normative.

Esiste una legge che dice «è vietato fumare nei luoghi pubblici o aperti al pubblico», non invece mille leggi che dicono «è vietato fumare dentro il Comune», «è vietato fumare al cinema», «è vietato fumare nei treni», «è vietato fumare nella metropolitana» e così via.

Spetterà poi al giudice stabilire cosa si intende per «luogo pubblico o aperto al pubblico». Ed è in questa interpretazione che si inseriscono le varie posizioni personali, posizioni che fanno sì che le sentenze siano spesso diverse tra loro.

Come si risolve il problema? Ci dovrebbe essere un giudice ultimo che dica qual è l’interpretazione corretta di tutte le leggi. E questo giudice è la Cassazione. Alla Cassazione ci si rivolge per uniformare l’interpretazione del diritto e, quindi, ricorrere contro quelle sentenze che fanno un’applicazione distorta delle norme.

Senonché, anche la Cassazione soffre di crisi di identità. E così le stesse sentenze della Cassazione sono spesso in contrasto tra loro. Questo perché la Corte è composta da varie sezioni ed i loro giudici non la pensano sempre allo stesso modo. Peraltro, anche la composizione della Cassazione cambia nel tempo e, quindi, anche le idee dei giudici. 

Insomma, il sistema di civil law, se da un lato ha il merito di avere una legge scritta, ferma e immutabile, soffre il rischio che l’interpretazione della stessa sia anche mutevole a seconda del tribunale.

Peraltro, anche quando la Cassazione dà un’interpretazione stabile di una determinata norma, la stessa non è vincolante per i giudici di primo e secondo grado. Questo perché la nostra Costituzione stabilisce che i giudici sono soggetti solo alla legge e non alle decisioni di altri giudici, anche se si tratta della Cassazione. Certo, la Suprema Corte ha una certa autorevolezza, specie se emette le sentenze a Sezioni Unite. In questo caso, il giudice che voglia prendere una posizione differente dovrà ben motivare la sua opinione, ma di certo potrà farlo.

Che valore ha una sentenza 

Spesso, si sente dire che un giudice o la stessa Cassazione ha emesso una sentenza storica, una pietra miliare per i nostri diritti. Ma che valore ha questa pronuncia? Per noi italiani nessuna. Questo perché le sentenze hanno valore solo tra le parti e non invece nei confronti di tutta la popolazione come la legge. 

Questo però non toglie che l’esistenza di un precedente, specie se proveniente dalla Cassazione, possa orientare l’interpretazione di altri giudici e avere delle ricadute sul diritto vivente. A ben vedere, però, come vi ho appena detto, nulla esclude che un altro giudice la pensi diversamente e decida in modo diametralmente opposto a quello del proprio collega. 

Certo, più la legge è vecchia, più è facile che si creino degli indirizzi interpretativi stabili e certi nel tempo. Tanto più le norme sono nuove, tanto maggiore è invece l’incertezza interpretativa. Ecco perché è più difficile vincere una causa che implichi l’interpretazione di norme di recente approvazione.

La legge non è sempre chiara

Abbiamo esordito dicendo che la legge è imperfetta perché creata dall’uomo. E anche se il Codice civile è una delle migliori opere della letteratura italiana, la legge non è sempre chiara. Questo perché, negli anni, i legislatori che si sono succeduti non hanno sempre avuto un chiaro disegno di ciò che intendevano fare. Spesso, sono stati spinti da logiche clientelari; a volte, hanno cercato di porre un freno a situazioni di emergenza che richiedevano decisioni immediate e affrettate; altre volte ancora, si sono persi nei tecnicismi non consentendo agli interpreti di comprendere pienamente il significato delle espressioni. Ed ecco che tutto ciò accresce l’incertezza per il cittadino.

La legge non è sempre giusta

Siamo abituati a ritenere ingiusto tutto ciò che va contro i nostri interessi. In realtà, per ogni interesse da tutelare c’è anche un contro interesse che esige tutela. Quale dei due preferire? È questo il difficile compito del Parlamento: trovare una via di mezzo, un compromesso tra le esigenze di tutti i cittadini. 

Facciamo un esempio.

Se un ladro mi ruba un computer e poi lo vende a un’altra persona, posso riprendermi da quest’ultima il mio oggetto? La risposta è no. La legge tutela la proprietà dell’acquirente in buona fede. Potrebbe apparire ingiusto per me che sono stato privato di un mio bene, ma la legge ha preferito dare certezza agli scambi e tutelare l’interesse contrapposto al mio; diversamente, nessuno avrebbe mai comprato nulla, nel timore che potesse trattarsi di merce rubata.

Nell’esempio appena fatto, io potrò chiedere tutt’al più un risarcimento del danno. E se il ladro è nullatenente non potrà farci nulla. 

Facciamo un altro esempio.

Faccio un incidente stradale e conferisco mandato al mio avvocato di fare causa all’assicurazione, ma questo perde parecchio tempo nel fare perizie e controlli. Passano due anni e il mio diritto cade in prescrizione. Può sembrare ingiusto per me che ho subìto un danno effettivo, ma per il nostro diritto io perderò la causa e non avrò modo di farmi risarcire se non chiedendo il risarcimento al mio avvocato.

Una cosa però è certa: se la legge ingiusta viola una delle norme della Costituzione, si può chiedere al giudice di rinviare gli atti alla Corte Costituzionale perché la cancelli. Ma finché la legge resta in vigore, tanto il popolo quanto i giudici sono tenuti a rispettarla ed applicarla. 



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