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Tutela penale del diritto d’autore: ultime sentenze

13 Febbraio 2021
Tutela penale del diritto d’autore: ultime sentenze

La Siae ha funzioni di vigilanza sull’attività di duplicazione delle opere dell’ingegno e compiti di tutela giuridica ed economica di tali opere.

Tutela penale del diritto di autore 

In tema di tutela penale del diritto d’autore, la caduta in pubblico dominio dell’opera a seguito dell’intervenuto decorso del termine di settanta anni di cui all’art. 25 l. 22 aprile 1941, n. 633 costituisce un elemento negativo della fattispecie di reato prevista dall’art. 171-ter, lett. b), della medesima legge e, pertanto, deve essere provata dall’imputato che ne voglia beneficiare, dovendo la pubblica accusa fornire solo la prova della sussistenza degli elementi costitutivi del fatto tipico.

Cassazione penale sez. III, 15/11/2019, n.2000

Illegale duplicazione di opere di ingegno

In tema di tutela penale del diritto d’autore, in forza dell’art. 182-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, la Siae ha funzioni istituzionali di vigilanza sull’attività di duplicazione delle opere dell’ingegno e, più in generale, compiti di tutela giuridica ed economica di tali opere, con la conseguenza che l’ente è dotato della legittimazione attiva a richiedere il risarcimento, sia del danno patrimoniale, sia di quello che la sua immagine subisce a causa della abusiva duplicazione, potendo, a tale scopo, costituirsi parte civile nei procedimenti per i reati previsti dalla suddetta legge.

(In motivazione, la Corte ha precisato che tale conclusione è confermata dall’art. 1, comma 2, d.m. beni culturali 3 dicembre 2002 che ha ribadito la natura della Siae di ente rappresentativo dei titolari di diritti d’autore, ponendosi in armonia con il disposto del richiamato art. 182-bis della legge citata).

Cassazione penale sez. III, 13/06/2018, n.48369

Valutazione del reato di riproduzione abusiva di opera

In tema di tutela penale del diritto d’autore sui programmi per elaboratore, la configurabilità del reato di cui all’art. 171 ter, comma secondo, lett. a, legge 22 aprile 1941, n. 633, in capo all’esercente attività di assistenza tecnico-informatica deve essere valutata tenendo in considerazione anche il diritto di effettuare una copia di riserva del programma (cosiddetta “copia di lavoro”) stabilito dal comma secondo dell’art. 64ter della stessa legge.

Cassazione penale sez. III, 09/03/2017, n.31350

Detenzione di opere abusivamente duplicate

In tema di tutela penale del diritto d’autore, ai fini della configurabilità della fattispecie di cui all’art. 171 ter, comma secondo, lett. a, legge 22 aprile 1941, n. 633, è necessario che sussista non soltanto il superamento della soglia quantitativa di 50 esemplari di opere tutelate dal diritto d’autore abusivamente duplicate, ma, altresì, un effettivo atto di vendita o di messa in commercio o di cessione di tali esemplari, non essendo sufficiente la semplice detenzione, sia pure a fini di vendita (nella specie, i suddetti elementi sono stati ravvisati nella condotta dell’imputato, il quale era stato notato dalle Forze dell’ordine mentre esponeva per la vendita, sulla pubblica via, i supporti audio e video abusivamente riprodotti).

Cassazione penale sez. III, 09/03/2017, n.31349

Allestimento di una bancarella con merce contraffatta

In tema di tutela penale del diritto d’autore, il reato di vendita o messa in commercio di supporti audiovisivi illecitamente duplicati in numero di copie o esemplari superiore a cinquanta (art. 171-ter, comma 2, lett. a), l. 22 aprile 1941, n. 633) è configurabile non soltanto nella flagranza del medesimo, ma anche in presenza di una prova indiziaria di un atto di vendita o della messa in commercio, desumibile dalle modalità di rinvenimento e dal luogo della detenzione dei supporti.

(Fattispecie nella quale il reo era stato sorpreso dalla polizia giudiziaria sulla pubblica via, dove aveva allestito una bancarella esponendo la merce contraffatta ai passanti) .

Cassazione penale sez. III, 17/02/2017, n.22267

L’assenza del contrassegno Siae

In tema di tutela penale del diritto d’autore, il reato di vendita o messa in commercio di supporti audiovisivi illecitamente duplicati in numero di copie o esemplari superiore a cinquanta (art. 171 ter, comma secondo, lett. a, legge 22 aprile 1941, n. 633) è configurabile laddove la destinazione alla vendita dei supporti contraffatti possa essere desunta da elementi non contestabili, quali la natura e l’elevata quantità dei suddetti (certamente non destinati all’uso personale), il loro rinvenimento all’interno di un borsone che l’imputato portava con sé mentre camminava in strada, nonché l’assenza del contrassegno Siae.

Cassazione penale sez. III, 27/01/2017, n.31348

Reato di vendita di supporti illecitamente duplicati

In tema di tutela penale del diritto d’autore, il reato di vendita o messa in commercio di supporti audiovisivi illecitamente duplicati — art. 171 ter, comma 2, lett. a), l. 22 aprile 1941, n. 633 — è configurabile non soltanto nella flagranza del medesimo, ma anche in presenza di una prova indiziaria desumibile dalle modalità di rinvenimento e dal luogo di detenzione dei predetti supporti. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto esente da censure la sentenza che aveva ritenuto rilevante, ai fini della configurabilità del reato, la circostanza che i supporti fossero adagiati su un lenzuolo steso in terra).

Cassazione penale sez. VI, 15/09/2016, n.40024

Diritto d’autore: l’apposizione del contrassegno Siae

In tema di protezione penale del diritto d’autore, l’inopponibilità derivante dalla mancata comunicazione alla Commissione UE della regola tecnica riguardante l’apposizione del contrassegno Siae comporta il venir meno delle sole fattispecie criminose che ne prevedono la mancanza quale elemento costitutivo, e vale per tutti i reati commessi sino al 21 aprile 2009, data di entrata in vigore del d.P.C.M. 23 febbraio 2009, n. 31, con cui è stato approvato il testo definitivo della regola tecnica oggetto del procedimento di notifica alla Commissione n. 2008/0162/I.

Cassazione penale sez. III, 25/02/2016, n.23678

Contrassegno Siae: quando non c’è l’obbligo di apposizione?

In tema di tutela penale del diritto d’autore, la detenzione e l’utilizzo di programmi per elaboratore abusivamente duplicati presso la sede di una società tra professionisti, costituita per la produzione di servizi intellettuali, non integrano il reato di cui all’art. 171 bis comma 1 l. 22 aprile 1941 n. 633, sia perché la società tra professionisti non è equiparabile ad attività imprenditoriale (ex art. 17 l. n. 109 del 1994 e 6 l. n. 415 del 1998), sia perché sui privati non incombe l’obbligo di apposizione del contrassegno Siae, la cui mancanza, quindi, non integra reato.

Tribunale Pescara, 12/03/2010

Riproduzione o vendita di copie di opere tutelate dal diritto d’autore

In tema di tutela penale del diritto d’autore, per la sussistenza dei reati previsti dall’art. 171-ter l. 22 aprile 1941, n. 633, si richiede il fine di lucro, che ricorre quando la condotta è volta a conseguire vantaggi economicamente valutabili e la cui concreta realizzazione non è tuttavia necessaria ai fini del perfezionamento delle fattispecie .

Cassazione penale sez. III, 18/07/2018, n.55009

Opera dell’ingegno abusivamente riprodotta con scansionamento

In tema di tutela penale del diritto d’autore, integra il reato previsto dall’art. 171-ter, comma 1, lett. b), l. 22 aprile 1941, n. 633, la detenzione su elaboratore elettronico, per uso non personale ed al fine di profitto, di opera dell’ingegno abusivamente riprodotta mediante tecnica di scansionamento e destinata alla realizzazione di copie cartacee da porre in vendita. (In motivazione, la Corte ha osservato che la c.d. “scannerizzazione” rientra, a mente del comma terzo dell’art. 68 della legge citata, tra i sistemi di riproduzione analoghi alla fotocopia e alla xerocopia).

Cassazione penale sez. III, 26/01/2016, n.23365



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