Insulti sui social: fino a 3 anni di carcere

11 Gennaio 2021 | Autore:
Insulti sui social: fino a 3 anni di carcere

La giurisprudenza conferma il reato di diffamazione aggravata anche quando il post viene successivamente rimosso. Cosa rischia chi crea un falso account.

I cosiddetti «leoni da tastiera» che hanno l’abitudine di pubblicare sui social network dei post offensivi con troppa leggerezza dovranno darsi una regolata. La legge prevede per loro il reato di diffamazione aggravata dall’uso del mezzo di pubblicità, il che si traduce in una condanna alla reclusione da sei mesi a 3 anni o la multa a partire da 516 euro.

Il Codice penale punisce, infatti, «chi offende l’altrui reputazione comunicando con un mezzo di pubblicità» e, secondo la giurisprudenza, un messaggio scritto su Facebook, su Instagram o su Twitter a un gruppo limitato di persone può potenzialmente raggiungere un numero indeterminato di utenti.

I giudici si sono espressi in diverse recenti occasioni in questo senso. Ad esempio, nel caso del coniuge che, tramite i social, ha accusato l’ex di non partecipare al mantenimento dei figli [1]. O in quello della moglie separata che ha dato su un social del «miserabile» bisognoso di cure psichiatriche all’ex marito [2]. O, ancora, quella volta che una professoressa è stata insultata sul piano personale, privato e lavorativo [3].

Si ritiene un comportamento diffamatorio quello di chi si riferisce ad un giornalista dandogli dello «pseudo giornalaio pagato per blaterare» [4].

La condotta delittuosa si riscontra quando l’utente del social usa delle espressioni in grado di gettare una luce oggettivamente negativa sulla reputazione di una persona.

L’autore del post offensivo viene punito anche se poi ha provveduto a rimuovere il commento incriminato. La vittima può rivolgersi ad un giudice o costituirsi parte civile in un processo penale per chiedere il risarcimento del danno.

Complica ancora di più la propria posizione chi crea un falso profilo sui social prendendo per il suo account l’immagine di un’altra persona per offendere qualcuno. Oltre alla diffamazione aggravata, infatti, scatta il reato di sostituzione di persona. Basterà presentare degli screenshot con gli insulti pubblicati e visibili dai contatti del profilo (ma non di quelli inviati in privato). Chi si nasconde dietro questo account deve essere identificato tramite il suo indirizzo IP ed il codice host che identifica in maniera univoca il dispositivo da cui sono stati pubblicati i post.


note

[1] Trib. Torino sent. n. 299/2020.

[2] Corte appello Cagliari sent. n. 257/2020.

[3] Trib. Ascoli Piceno sent. n. 90/2020.

[4] Trib. Taranto sent. n. 123/2020.


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