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Sanzioni amministrative agli eredi: ultime sentenze

11 Gennaio 2021
Sanzioni amministrative agli eredi: ultime sentenze

Si possono trasmettere le multe stradali e le altre sanzioni amministrative come quelle per gli abusi edilizi in capo a chi accetta l’eredità del trasgressore?

La responsabilità per le sanzioni amministrative è, come per quelle penali, «personale». Nessuno può quindi essere punito per una condotta che non ha commesso. Gli effetti della violazione ricadono quindi solo sul trasgressore. Un esempio è dato dalle multe stradali che non si trasferiscono agli eredi. Così le relative cartelle esattoriali dovranno essere “sgravate”. Un altro tipico esempio sono le sanzioni per abuso edilizio: le sanzioni non si trasferiscono sugli eredi sui quali però ricade l’ordine di demolizione.

Ecco le ultime sentenze in materia di sanzioni amministrative agli eredi.

La morte dell’autore di una violazione amministrativa comporta l’estinzione dell’obbligazione pecuniaria

La morte di colui che nel provvedimento sanzionatorio è individuato come autore della violazione comporta l’estinzione dell’obbligazione di pagare la sanzione pecuniaria – giacché detta sanzione, ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 7, non si trasmette agli eredi. Ove sia pendente il giudizio di opposizione all’ordinanza -ingiunzione, tale evento determina la cessazione della materia del contendere sia in ordine alla sussistenza della responsabilità, che all’entità della sanzione applicata.

Cassazione civile sez. VI, 22/07/2020, n.15641

Effetti e sanzioni delle violazioni

La responsabilità solidale del proprietario [di un immobile n.d.R.] per il pagamento della somma dovuta a titolo di sanzione amministrativa [per lavori irregolari, n.d.R], non viene meno in conseguenza del decesso dell’autore dell’illecito, perché ha una funzione di garanzia e di rafforzamento del credito in funzione recuperatoria, tanto è vero che la norma non attribuisce rilievo al grado di diligenza con il quale avrebbe dovuto essere esercitata l’attività di vigilanza del proprietario sulla condotta dell’autore dell’illecito; nel caso della responsabilità del proprietario per la sanzione, pertanto, non sussiste quella stringente correlazione con il principio personalistico, tipico del diritto punitivo, che giustifica la previsione dell’estinzione dell’obbligazione nei confronti degli eredi, a seguito del decesso dell’autore della violazione, disposta dall’art. 7 della l. n. 689 del 1981.

Cassazione civile sez. II, 29/09/2020, n.20522

Sanzioni amministrative: l’autore deve essere necessariamente una persona fisica.

In base alla disciplina della L. n. 689 del 1981, l’autore della violazione rientrante nell’ambito di applicazione della legge e, quindi, il diretto destinatario dell’ordinanza ingiunzione che irroga la sanzione pecuniaria e ne intima il pagamento, può essere soltanto la persona fisica. Viceversa, la circostanza che tale persona fisica abbia agito come organo o rappresentante di una persona giuridica spiega rilievo solo al diverso fine della responsabilità solidale di quest’ultima, ai sensi dell’art. 6 della legge citata. Tale principio trova la propria giustificazione nel fatto che per l’assoggettamento diretto a sanzione amministrativa sono richieste la capacità di intendere e di volere e l’elemento soggettivo della colpa o del dolo, con la conseguente rilevanza dell’errore, nell’intrasmissibilità agli eredi dell’obbligazione sanzionatoria, nella considerazione che tra i criteri per l’applicazione delle sanzioni amministrative sono previsti elementi riferibili alla persona fisica.

Tribunale Benevento, 19/05/2020, n.762

Costruzione abusiva: conseguenze sugli eredi

L’esecuzione dell’ordine di demolizione, impartito dal giudice a seguito dell’accertata edificazione in violazione di norme urbanistiche, non è escluso dall’alienazione del manufatto abusivo a terzi, anche se intervenuta anteriormente all’ordine medesimo, in quanto tale ordine, avendo carattere reale, ricade direttamente sul soggetto che è in rapporto con il bene a prescindere dagli atti traslativi intercorsi, con la sola conseguenza che l’acquirente, se estraneo all’abuso, potrà rivalersi nei confronti del venditore a seguito dell’avvenuta demolizione. Per la sua natura, dunque, l’ordine di demolizione dell’immobile abusivo è legittimamente adottato nei confronti del proprietario dell’immobile indipendentemente dall’essere egli stato anche autore dell’abuso ed esso spiega i suoi effetti anche nei confronti degli eredi del condannato.

Cassazione penale sez. III, 19/02/2020, n.13147

L’art. 167 del d.lg. n. 42/2004 (già art. 15 l. n. 1497/1939, divenuto poi art. 164 d.lg. n. 490/1999) va interpretato nel senso che l’indennità prevista per abusi edilizi in zone soggette a vincoli paesaggistici costituisce vera e propria sanzione amministrativa (e non una forma di risarcimento del danno), che, come tale, prescinde dalla sussistenza effettiva di un danno ambientale. Segue da tale affermazione che nel relativo procedimento trovano applicazione, ove non diversamente disposto, le norme di cui alla l. n. 689/1981 e dunque — oltre alla prescrizione quinquennale, anche — il principio di intrasmissibilità della sanzione agli aventi causa dell’autore della violazione, come ricavabile dall’art. 7 della legge n. 689/81, che sancisce il principio generale del carattere personale della responsabilità punitiva, logicamente incompatibile con la trasmissione dell’obbligazione sanzionatoria agli eredi o, come nel caso di specie, al successore della società autrice dell’illecito.

T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. I, 09/09/2019, n.1548

L’acquisizione al patrimonio disponibile del Comune dell’area sulla quale insiste la costruzione abusiva, costituendo una conseguenza oggettivamente incidente sul diritto di proprietà (estesa al sedime ed eventualmente all’area necessaria per opere analoghe), e postulante un volontario inadempimento da parte dell’obbligato, presuppone — in omaggio a un elementare criterio di conoscenza ed esigibilità — che la persona dell’obbligato medesimo alla rimozione (o a partire l’operazione demolitoria comunale) sia stata fatta formalmente destinataria del previo ordine di demolizione e abbia avuto a sua disposizione il termine per provvedere alla demolizione stessa (nel caso di specie, l’ordine di demolizione era stato notificato solo all’allora vivente proprietario, di cui gli attuali ricorrenti sono i successivi eredi).

T.A.R. Aosta, (Valle d’Aosta) sez. I, 24/05/2017, n.32

La repressione degli abusi edilizi con misure ripristinatorie può essere disposta nei confronti del proprietario attuale anche se non responsabile dell’abuso.

La repressione degli abusi edilizi attraverso misure ripristinatorie può essere disposta nei confronti del proprietario attuale dell’immobile interessato dall’intervento abusivo anche se non responsabile dell’abuso, perché questo costituisce illecito permanente, senza che sia necessario l’accertamento del dolo o della colpa del destinatario della sanzione, trattandosi di sanzione di carattere reale. Le sanzioni afflittive mirano, invece, essenzialmente a produrre un effetto dannoso per il responsabile ed esulano dalla soddisfazione dell’interesse violato dall’abuso, non mirando a stabilire una situazione di legalità materiale violata. Mentre le sanzioni ripristinatorie costituiscono rimedi che, a fronte di una situazione di difformità nell’assetto del territorio rispetto a quello delineato dagli strumenti edilizi e dalla disciplina di settore discendente dall’abuso edilizio, mirano ad eliminare o a riequilibrare detta situazione tramite la soddisfazione di specifici interessi pubblici attinenti all’ordinato assetto del territorio, così giustificandosi il loro concorso con le sanzioni penali e la loro sottrazione alla disciplina generale recata dalla l. n. 689 del 1981, le sanzioni conseguenti all’illecito edilizio che non rivestono natura riparatoria dell’interesse violato, in quanto aventi carattere punitivo, sono correlate alla responsabilità personale dell’autore della violazione, dovendo tuttavia ulteriormente distinguersi, al loro interno, tra sanzioni meramente punitive e sanzioni pecuniarie aventi anche finalità ripristinatorie, di carattere meramente patrimoniale, trasmissibili agli eredi e non reiterabili nei confronti di altri soggetti. Dalla distinzione tra finalità ripristinatorie e finalità afflittiva della sanzione amministrativa in materia edilizia, discende dunque l’applicabilità o meno della disciplina generale di cui alla l. n. 689 del 1981.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 21/04/2017, n.4886

In materia di abusi edilizi: distinzione tra misure amministrative ripristinatorie e misure sanzionatorie e afflittive.

Mentre le misure ripristinatorie costituiscono rimedi che, a fronte di una situazione di difformità nell’assetto del territorio rispetto a quello delineato dagli strumenti edilizi e dalla disciplina di settore discendente dall’abuso edilizio, mirano ad eliminare o riequilibrare detta situazione tramite la soddisfazione di specifici interessi pubblici attinenti all’ordinato assetto del territorio, così giustificandosi il loro concorso con le sanzioni penali e la loro sottrazione alla disciplina generale recata dalla l. n. 689 del 1981, le sanzioni conseguenti all’illecito edilizio che non rivestono natura riparatoria dell’interesse violato, in quanto aventi carattere punitivo, sono correlate alla responsabilità personale dell’autore della violazione, dovendo tuttavia ulteriormente distinguersi, al loro interno, tra sanzioni meramente punitive e sanzioni pecuniarie aventi anche finalità ripristinatorie, di carattere meramente patrimoniale, trasmissibili agli eredi e non reiterabili nei confronti di altri soggetti. Dalla distinzione tra finalità ripristinatorie e finalità afflittiva della sanzione amministrativa in materia edilizia, discende dunque l’applicabilità o meno della disciplina generale di cui alla l. n. 689 del 1981.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 07/03/2017, n.3188

Le sanzioni pecuniarie comminate per abusi edilizi non sono sanzioni punitive, cioè correlate esclusivamente alla responsabilità personale dell’autore della violazione, ma costituiscono misure con finalità ripristinatorie, di carattere meramente patrimoniale, trasmissibili agli eredi; conseguentemente la violazione dell’art. 29, d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 comporta che la sanzione pecuniaria, una volta pagata da uno dei responsabili, estingue l’obbligazione e non è reiterabile nei confronti degli altri.

T.A.R. Pescara, (Abruzzo) sez. I, 02/02/2015, n.41

L’ordine di demolizione del manufatto abusivo disposto con la sentenza di condanna per reato edilizio non è estinto dalla morte del reo sopravvenuta all’irrevocabilità della sentenza, non avendo natura penale, ma di sanzione amministrativa accessoria. L’ordine di demolizione conserva comunque la sua efficacia nei confronti degli eredi del condannato e, più in generale di tutti i soggetti che, a qualsiasi titolo, diventano proprietari del bene su cui esso incide, per la preminenza dell’interesse pubblico al corretto assetto del territorio rispetto a quello privato alla conservazione dell’edificio.

Cassazione penale sez. III, 17/12/2014, n.12976

Proprietario e usufruttuario di veicolo

In tema di infrazioni amministrative, la morte del proprietario della cosa da confiscare, in qualunque momento intervenga, non incide sull’applicabilità della confisca, qualora essa sia prevista in via obbligatoria ed in modo rafforzato, cioè a prescindere dall’irrogazione della sanzione pecuniaria (art. 20 comma 4 della l. 24 novembre 1981 n. 689 per i beni intrinsecamente illeciti ed art. 21 comma 3 della legge medesima per i veicoli circolanti in violazione dell’art. 58 c. strad.), atteso che, in queste ipotesi, per effetto dell’indipendenza della confisca stessa dalla pena pecuniaria, non è invocabile il principio della intrasmissibilità agli eredi del debito per tale sanzione pecuniaria, posto dall’art. 7 della citata legge.

Cassazione civile sez. I, 19/10/1989, n.4206



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