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12 cose che non puoi dire o fare davanti a un poliziotto

12 Gennaio 2021
12 cose che non puoi dire o fare davanti a un poliziotto

Oltraggio a pubblico ufficiale, minaccia e tentata corruzione: tutto ciò che non si può fare davanti a un agente di polizia o a un vigile.

Non è difficile perdere le staffe quando si litiga con qualcuno. Ma se questo “qualcuno” dovesse essere un poliziotto, sarà bene prestare molta attenzione a ciò che si dice. La possibilità di macchiarsi del reato di oltraggio a pubblico ufficiale non è così remota come sembra. E ciò vale anche quando vi sembra che l’agente stia clamorosamente sbagliando o calpestando i vostri diritti.

Anche se al pubblico ufficiale non si deve un rispetto superiore rispetto a quello che va prestato nei confronti di qualsiasi altro cittadino, ciò nonostante esistono delle frasi che bisogna evitare di pronunciare o dei gesti che non bisogna affatto eseguire se non si vuole subire una condanna penale. Volete sapere quali sono? Ecco 12 cose che non puoi dire o fare davanti a un poliziotto. Per ognuna di queste situazioni c’è già stata la Cassazione a pronunciare il proprio verdetto. Troverete gli estremi delle relative sentenze in nota.

Quando c’è oltraggio a pubblico ufficiale?

Prima di elencare le 12 cose che non puoi dire o fare davanti a un poliziotto, ricordiamo quando scatta il reato di oltraggio a pubblico ufficiale. 

Innanzitutto, c’è bisogno di una frase offensiva, che leda quindi l’onore e il prestigio della divisa. Si deve trattare di un’espressione talmente forte da non rientrare nel normale diritto di critica, che invece tutela la nostra Costituzione. 

La frase deve essere pronunciata in un luogo pubblico o aperto al pubblico. Quindi, se il poliziotto entra in casa vostra senza mandato e voi lo mandate a quel paese non commettete reato.

Inoltre, a poter sentire la frase offensiva ci devono essere almeno due persone, diverse da voi e dal poliziotto. Quindi, se siete solo voi e un poliziotto, e non ci sono passanti per la strada che possono sentirvi, o questi sono comunque lontani da voi, non commettete l’oltraggio a pubblico ufficiale.

In ultimo, il reato scatta solo se il poliziotto sta compiendo un atto del proprio ufficio e se la frase è pronunciata proprio a causa di ciò. Così, se offendete un vigile che sta facendo le multe potete commettere l’oltraggio a pubblico ufficiale; se invece vi prendete scherno di lui perché ha un naso a patata non scatta il reato. E questo perché l’offesa non è pronunciata a causa delle funzioni esercitate dal pubblico ufficiale. Allo stesso modo, chi offende un agente che non è in servizio non commette reato.

Se manca anche una sola di questi cinque condizioni non c’è oltraggio a pubblico ufficiale ma potrebbe scattare l’ingiuria che, invece, non è reato e darebbe tutt’al più diritto all’agente di chiedere un risarcimento del danno.

Leggi anche “Oltraggio a pubblico ufficiale: quando è reato“.

Frasi che non si possono dire a un poliziotto

Non dovete pensare che, solo perché avete dinanzi un poliziotto, non potete parlare o non potete criticarlo. Come anticipato poc’anzi, a questi è dovuto il rispetto che si deve a qualsiasi altra persona, con gli stessi limiti. La frase offensiva che fa scattare l’oltraggio a pubblico ufficiale è la stessa che farebbe scattare l’ingiuria nei confronti di qualsiasi cittadino. I limiti sono gli stessi. Con la differenza che l’oltraggio richiede anche ulteriori presupposti oltre all’offesa, come visto sopra. Vediamo allora quali sono le espressioni che non si possono dire a un poliziotto.

Rivolgersi a un poliziotto avvisandolo di non oltrepassare i confini dei poteri che gli sono attribuiti è del tutto legittimo. Dirgli «non sei imparziale», secondo la Cassazione, non fa scattare l’oltraggio [1]. Non è neanche reato dirgli «Stai commettendo un abuso d’ufficio». 

È invece assolutamente vietato insinuare minacce velate come «Lei non sa chi sono io» oppure «Te la farò pagare». Secondo la Cassazione [2], in questi casi, scatta il reato di minaccia: si tratta infatti di una condotta potenzialmente idonea a determinare uno stato di turbamento e d’intimidazione nel destinatario.

Con gli agenti bisogna evitare le espressioni che possono avere un senso ironico. Ad esempio, dire «Bravo bravo» al poliziotto e magari applaudirlo senza fiatare costituisce, secondo la Cassazione, reato di oltraggio a pubblico ufficiale [3]. Lo stesso dicasi per l’espressione «Adesso sei contento?».

Se dire «Non hai visto bene» non è reato, lo è invece dire «Sei di parte, sei in malafede». Ed ancora è reato dire «Che ca… vuoi da me?». Si tratta infatti di un’obiettiva manifestazione di disprezzo.

Veniamo ora ai gesti. Non si può certo mandare a qual paese il poliziotto con il dito medio o altre espressioni delle braccia assai eloquenti secondo il gergo popolare. Allo stesso modo, secondo la Cassazione, sputare a terra vicino al vigile è reato [4]. 

Attenzione poi ad allungare 50 euro in mano al poliziotto o a mettere dei soldi sul cofano della vostra auto mentre il vigile sta redigendo il verbale. L’offerta di denaro, in cambio di un occhio chiuso, anche se fatta in modo velato e tacito, fa scattare la tentata corruzione [5].

Si può dare del Tu al poliziotto?

Avete dato sino ad oggi del “lei” o del “voi” al poliziotto? Potete benissimo dargli del “tu” e salutarlo con un semplice “ciao” senza violare la legge. E ciò perché non c’è nessuna norma che vi imponga di usare un lessico più formale. Nel diritto penale, esiste una regola secondo cui non si può essere puniti per comportamenti non espressamente indicati da una legge, senza che si possano fare interpretazioni estensive o analogiche a norme dettate per altre circostanze.

Dunque, stante l’assenza di disposizioni di legge che vincolino il lessico da usare con il pubblico ufficiale, quest’ultimo non può esigere il “lei” né può denunciare il cittadino che perseveri a dargli del “tu” nonostante l’invito contrario. 


note

[1] Cass. sent. n. 16679/16 del 21.04.2016.

[2] Cass. sent. n. 11621/2012.

[3] Cass. sent. n. 48555/2019 del 28.11.2019

[4] Cass. sent. n. 47879/19 del 25.11.2019.

[5] Cass. sent. n. 41973/19 dell’11.10.2019.

Autore immagine: depositphotos.com


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