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Lo sai che? Posso rifiutarmi di adempiere alla mia prestazione se l’altra parte non ha adempiuto alla sua?

Lo sai che? Pubblicato il 19 gennaio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 gennaio 2014

Inadempimento contrattuale e clausole di garanzia: tutto sulla eccezione di inadempimento, come mezzo di autotutela contrattuale.

Nei contratti a prestazioni corrispettive (quelli, cioè, come la vendita, dove ognuna delle parti deve adempiere a propri obblighi) vige il principio [1] in base al quale il contraente tenuto ad adempiere la sua prestazione si può rifiutare di eseguirla se l’altra parte non abbia ancora assolto alla propria.

Questo rimedio – con il quale in sostanza si dice all’inadempiente: “perché dovrei eseguire la mia prestazione, se ti rifiuti di effettuare quella a tuo carico?” – è definito nel codice civile [2] come “eccezione di inadempimento”.

Così, in caso di inadempienze reciproche, il giudice dovrà accertare – valutando la colpa dei due inadempimenti – quale dei due contraenti, con il proprio comportamento, abbia dato causa al giustificato inadempimento dell’altra parte [3]. Insomma: il magistrato dovrà capire chi dei due si è macchiato, per primo, della colpa di non aver adempiuto correttamente.

Per garantire o meglio rafforzare il vincolo assunto con il contratto (per es.: compravendita, appalto, trasporto, ecc.) il codice civile prevede alcune clausole, non vessatorie [4] da inserire nel contratto finalizzate a questa funzione. Ecco le clausole in questione.

La caparra confirmatoria [5] consiste in una somma di denaro o altra quantità di cose fungibili (grano, olio, oro,ecc.), che un contraente consegna all’altra all’atto della sottoscrizione del contratto, ed assolve alle seguenti finalità. Se il contratto va a buon fine, la caparra viene considerata come un acconto sull’intera prestazione. Invece, in caso di inadempimento, se il contraente che ha versato la caparra è inadempiente, l’altra parte può recedere dal contratto e trattenere la caparra; se però inadempiente è il contraente che ha ricevuto la caparra, l’altra parte può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra. In alternativa, alla parte adempiente è data la facoltà di chiedere l’esecuzione o la risoluzione del contratto e la condanna dell’inadempiente al risarcimento del danno da accertare secondo i principi generali in materia di inadempimento [6].

La caparra penitenziale [7] consiste in una somma che un contraente versa all’altra come corrispettivo del diritto di recedere dal contratto a proprio piacimento. Il meccanismo è identico a quello della caparra confirmatoria, ma la finalità è quella di costituire il corrispettivo fissato dalle parti per consentire il recesso unilaterale dal contratto. Pertanto, se a recedere dal contratto è la parte che ha ricevuto la caparra, essa dovrà restituirla in misura doppia; mentre, se a recedere è il contraente che ha dato la caparra, questi la perderà. Non è richiesta alcuna indagine sull’addebitabilità del recesso, per cui il giudice deve limitarsi a prendere atto dell’avvenuto esercizio di tale diritto potestativo da parte del recedente [8].

La clausola penale [9] comporta l’obbligo per chi, senza alcuna giustificazione [10] non adempie o ritarda l’adempimento della sua prestazione, di versare all’altra parte una somma di denaro predeterminata a titolo di risarcimento danni. La sua funzione è quella di liquidare preventivamente il danno e rappresenta una pena per l’inadempimento in quanto è dovuta a prescindere della prova del danno.

note

[1] Il diritto romano lo aveva riassunto nel brocardo “ inadimplenti non est adimplendum”.

[2] Art.1460 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 14648 dell’11.06.2013.

[4] Cass. sent. n. 6558 del 18.03.2010

[5] Regolata dall’art.1385 cod. civ.

[6] Cass. sent. n. 28204 del 17.12.2013

[7] Regolata dall’art. 1386 cod. civ.

[8] Cass. sent. n. 6558 del 18.03.2010.

[9] Regolata dagli artt. 1382 e ss. cod. civ.

[10] Cass. sent. n. 7180 del 10.05.2012.

Autore immagine: 123rf.com


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