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Pubblicità sleale per il professionista che pubblica contenuti sul web e stampa?

19 Gennaio 2014
Pubblicità sleale per il professionista che pubblica contenuti sul web e stampa?

La pubblicità del professionista è sempre consentita dopo l’intervento della Legge Bersani; ma alcuni Ordini sembrano dimenticarlo…

Evidentemente esistono ancora Consigli dell’Ordine territoriali che censurano i propri iscritti solo perché diffondono messaggi su web e stampa con tono vagamente pubblicitario. E ciò anche senza la prova che detti contenuti possano essere “autocelebrativi”.

Per fortuna, interviene la Cassazione [1] che bacchetta l’Ordine e sospende la sanzione, almeno fin quando il Consiglio non dimostri che i messaggi del professionista hanno una funzione esclusivamente autocelebrativa.

Mani legate. Gli avvocati restano ancora la categoria professionale più vincolata a norme restrittive e assai generiche nella formulazione, interpretate spesso in modo “singolare” dagli ordini territoriali.

Ma non sono i soli. A quanto pare anche gli odontoiatri non stanno meglio. È appunto il caso della sentenza in commento. L’attivismo del dentista di provincia ha destato attenzione non solo nella clientela, ma anche tra i colleghi. I suoi interventi su riviste specializzate, interviste sul web, articoli sparsi un po’ ovunque, volti a dare l’immagine di uno studio tecnologico e moderno non sono piaciuti ai concorrenti. Così è intervenuto l’Ordine che ha sanzionato il professionista per aver diffuso un’informazione “arbitraria e discrezionale, priva di dati oggettivi e controllabili”.

In pratica: il professionista non può essere un presenzialista dei media, ma deve usare la “dovuta cautela” nel rivolgersi ai potenziali clienti. Il professionista viene censurato anche per aver concordato e “pagato” le riviste per ottenere tali spazi.

Senonché, il provvedimento disciplinare era così generico e arbitrario da non indicare quali fossero gli aspetti non veritieri o non trasparenti dei messaggi pubblicitari dell’attività, né consentiva di qualificare come concordati, o addirittura “retribuiti”, gli articoli, le interviste e gli altri contenuti pubblicati sulla stampa. Così la Suprema Corte ha sospeso la sanzione, almeno in attesa di una motivazione più approfondita.

L’Ordine dimentica… Dopo la legge Bersani, la pubblicità dei professionisti è stata liberalizzata, ma alcuni sembrano voler aggirare l’ostacolo ricorrendo alle norme sul decoro della professione.

Siamo davvero un Paese così anticoncorrenziale?


note

[1] Cass. sent. n. 870/14 del 17.01.2014.

Autore immagine: 123rf.com


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