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Reflusso gastroesofageo: sintomi, cause e cura

23 Aprile 2021 | Autore:
Reflusso gastroesofageo: sintomi, cause e cura

I segnali, la diagnosi, la terapia e le indicazioni del pediatra. Quando il medico è soggetto all’Irap?

Il reflusso gastroesofageo è una condizione molto comune non solo negli adulti, ma anche nei neonati e nei bambini più grandi. Di cosa si tratta? In pratica, questa malattia è causata dall’indebolimento della valvola che si trova all’estremità inferiore dell’esofago. I succhi gastrici entrano in contatto con la parete dell’esofago, generando bruciore di stomaco e rigurgito acido in bocca. Negli adulti, può manifestarsi con ulteriori sintomi come alitosi (alito cattivo); mal di gola ricorrente; raucedine; alterazione del tono di voce; disfagia (difficoltà e/o dolore ad ingoiare); dolore toracico; gonfiore addominale; flatulenza; erosione dello smalto dentario; infiammazione delle gengive; eruttazioni frequenti.

I neonati possono avere come uniche manifestazioni il rigurgito e la rimasticazione e deglutizione dello stesso materiale rigurgitato. Ma in quali casi si parla di malattia da reflusso gastroesofageo? Quali sono i segnali? Come si può intervenire?

Quando si presentano questi campanelli d’allarme è consigliabile rivolgersi al proprio medico/pediatra di fiducia affinché possa intervenire tempestivamente e risolvere i fastidi causati da questa patologia.

Prosegui nella lettura del mio articolo se vuoi saperne di più sul reflusso gastroesofageo: sintomi, cause e cura. Approfondiremo l’argomento nell’intervista al dr. Francesco Valitutti, pediatra gastroenterologo e dirigente medico di I livello di Pediatria presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Salerno.

Cos’è il reflusso gastroesofageo? 

Per reflusso gastroesofageo si intende il passaggio a ritroso del contenuto dello stomaco nell’esofago. Si parla di rigurgito quando questo risale fino al cavo orale e/o viene espulso senza sforzo dal bambino (a differenza del vomito in cui ci sono i conati e quindi lo sforzo). Il reflusso gastroesofageo e il rigurgito sono estremamente comuni durante la prima infanzia, a causa della fisiologica incontinenza della valvola (o meglio sfintere esofageo inferiore) che separa lo stomaco dall’esofago.

La maggior parte degli episodi sono di breve durata, non causano sintomi, non causano lesioni all’esofago né altre complicazioni e, in genere, si risolvono entro l’anno di età. In questi casi, si parla di reflusso fisiologico del lattante (RGE) e i bambini si definiscono in inglese happy spitters, ovvero “sputatori/rigurgitatori felici”.

Quando gli episodi di reflusso hanno invece conseguenze patologiche come esofagite, compromissione nutrizionale con perdita di peso o complicazioni respiratorie (apnee, asma, broncopolmoniti), si parla di malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE).

Quali sono i sintomi da reflusso gastroesofageo?

Il lattante con reflusso fisiologico può avere come uniche manifestazioni il rigurgito e – più raramente – la ruminazione (rimasticazione e deglutizione dello stesso materiale rigurgitato), senza altri sintomi né compromissioni cliniche.

Il bambino con malattia da reflusso gastroesofageo, invece, si presenta principalmente con: rifiuto dell’alimentazione, scarsa crescita o perdita di peso, abbinati a rigurgito abbondante e irritabilità severa, associati molto più raramente al marcato spasmo muscolare del tronco e del capo.

Nei casi più gravi, l’infiammazione dell’esofago può esitare in piccole ulcerazioni che possono causare vomito con sangue ed anemia. Possono essere presenti anche sintomi atipici della malattia quali ad esempio: tosse cronica, asma ricorrente, maggior rischio di infezioni respiratorie (rinosinusiti, polmoniti, otiti).

In presenza di sintomi sospetti, sia nel neonato/lattante sia nel bambino più grande, occorre sempre rivolgersi al proprio pediatra che potrà completare l’inquadramento con un’accurata anamnesi e con l’esame obiettivo.

Quali sono le cause del reflusso gastroesofageo?

La causa più comune di reflusso gastroesofageo è l’incapacità della valvola situata tra stomaco ed esofago (meglio definita come sfintere esofageo inferiore) di prevenire il reflusso del contenuto gastrico nell’esofago. La piena competenza di tale valvola si raggiunge in genere tra i 6 e i 12 mesi di vita, più raramente intorno ai 18 mesi.

Altre cause, molto meno fisiologiche, sono: il ritardo dello svuotamento gastrico come ad esempio in chi consuma pasti abbondanti e molto grassi; l’eccessivo rilascio dello sfintere indotto da fumo (attivo e passivo), caffeina, menta, cibi speziati, bevande gassate; l’aumento della pressione intraddominale come, ad esempio, avviene durante i colpi di tosse; la posizione supina subito dopo i pasti; le allergie alimentari.

Si tenga presente poi che i bambini affetti da patologie respiratorie croniche o severe malattie neurologiche sono più soggetti a malattia da reflusso gastroesofageo.

Come diagnosticare il reflusso gastroesofageo?

Nel bambino più grande, in presenza di sintomi classici ben riferiti (ad esempio, bruciore allo sterno o allo stomaco, rigurgiti ed eruttazioni), la malattia da reflusso gastroesofageo può essere sospettata anche solo clinicamente, senza necessità di indagini. In questi casi, la conferma diagnostica si può ottenere somministrando farmaci anti-reflusso (anti-acidi, inibitori dell’acidità gastrica) e valutando la risposta, ovvero la risoluzione o meno dei sintomi.

Nei lattanti e nei bambini di età inferiore agli 8-12 anni, sussiste invece la difficoltà nel descrivere sintomi che spesso sono non classici e, spesso, ciò impone la necessità di effettuare test strumentali per porre diagnosi.

L’accertamento più sensibile e specifico per la diagnosi di malattia da reflusso gastroesofageo è la pH-impedenzometria. Mediante un sondino naso-gastrico munito di rilevatori di pH e di resistenza elettrica (impedenza), tale indagine permette di monitorare gli eventuali episodi di reflusso per frequenza e durata nell’arco di 24h, di caratterizzarne la natura (acida, non acida, basica) e di effettuare un’associazione con i sintomi riferiti dal paziente/genitore del paziente.

A cosa serve l’esofagogastroduodenoscopia?

L’esofagogastroduodenoscopia, seppur non sempre necessaria, è fondamentale nell’identificare e valutare complicanze come l’esofagite; inoltre, è indispensabile per districarsi nei casi dubbi, in merito ad altre possibili diagnosi.

L’ecografia non trova alcuna indicazione se non nel sospetto di una stenosi ipertrofica del piloro, condizione ben diversa e appannaggio dei primi due mesi di vita che ad ogni modo si manifesta come vomito a getto, non con semplici rigurgiti.

Quando bisogna eseguire la radiografia del tratto digerente?

La radiografia del tratto digerente alto con mezzo di contrasto assunto per bocca va eseguita solo nel sospetto fondato di alcune malformazioni anatomiche, che si manifestano comunque in quasi tutti i casi con contestuale perdita di peso e/o vomito del bambino.

Quali sono gli alimenti da evitare per il reflusso gastroesofageo?

Il latte materno rimane sempre e comunque il migliore alimento nei primi mesi di vita. In tutti i casi, bisogna evitare la sovralimentazione fornendo poppate meno abbondanti e con maggiore frequenza, mantenendo il lattante in posizione verticale dopo il pasto, non seduto, per almeno 20-30 minuti.

È sempre importante ricordare che tutti i bambini di età inferiore ai 12 mesi devono essere posti sempre in posizione supina per dormire, anche se hanno il reflusso. Ove il latte materno dovesse essere insufficiente, è possibile effettuare un breve tentativo con un latte adattato specificamente formulato, con proteine pre-digerite (idrolizzate) che favoriscono lo svuotamento gastrico e risolvono anche alcune forme di reflusso esofageo associate ad allergia alle proteine del latte.

Dopo i 3 mesi di vita, è anche possibile utilizzare un latte formulato ispessito nell’ottica di tentare di diminuire i rigurgiti.

Per i bambini più grandi quali alimenti bisogna evitare?

Per i bambini più grandi è necessario evitare cibi come: cioccolato, fritture, insaccati, spremute di agrumi, cibi speziati e altamente processati, the, caffè. Assolutamente da proscrivere è inoltre l’esposizione al fumo passivo.

Come curare il reflusso gastroesofageo?

Nei casi di reflusso fisiologico del lattante, l’unica vera terapia è la rassicurazione dei genitori riguardo alla benignità del fenomeno, o al massimo saranno necessarie minime raccomandazioni; ad esempio:

  • evitare l’iperalimentazione;
  • mantenere la posizione verticale per almeno mezz’ora dopo il pasto.

Nel caso della malattia da reflusso gastroesofageo, se le modifiche dietetiche e degli stili di vita sopra enunciati non hanno sortito alcun effetto, è possibile che il vostro gastroenterologo pediatra consideri approcci farmacologici.

È bene però precisare che i farmaci che sopprimono l’acido non hanno alcun ruolo nel trattamento dei lattanti con rigurgito fisiologico; anzi, prevalgono i rischi legati al loro uso piuttosto che i benefici. Questi sono consigliati soltanto in determinate situazioni, descritte e valutate accuratamente dal pediatra di fiducia.

Pediatra: quando è soggetto all’Irap?

Dopo aver approfondito il tema del reflusso gastroesofageo nei bambini nell’intervista al dr. Francesco Valitutti, a seguire ti spiegherò quando il medico-pediatra convenzionato con l’Asl può essere assoggettato all’Irap partendo dalle decisioni delle commissioni tributarie.

Il medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale (Ssn) non è soggetto all’Irap qualora svolga la propria attività con l’ausilio minimo di dipendenti per lo svolgimento di attività di segreteria e prestazioni di terzi per l’attività episodica di assistenza funzionali al normale svolgimento dell’attività ambulatoriale [1].

La Corte di Cassazione [2], con riferimento alla precipua attività di medico convenzionato con il Ssn, ha precisato che l’utilizzo di un solo collaboratore per mansioni di segreteria o due collaboratori part-time non fa insorgere il requisito dell’autonoma organizzazione presupposto per l’assoggettamento all’Irap.

Al contrario, è dovuta l’imposta Irap, nel caso in cui il pediatra, per lo svolgimento della propria attività, ricorra all’uso di numerosi studi professionali. Quindi, il giudice tributario deve valutare caso per caso la presenza del requisito dell’autonoma organizzazione. Requisito che, nel caso esaminato dalla commissione tributaria [3], derivava dall’elevato valore dei beni strumentali utilizzati e dall’importante importo di spese per il godimento di beni di terzi.


note

[1] Art. 2 D. L. n. 446/1997, Comm. trib. prov.le Milano sez. II n.3372 del 19.07.2018.

[2] Cass. sent. n. 4851/2018.

[3] Comm. trib. prov.le Savona sez. I n.30 del 19.03.2013.

Autore immagine: depositphotos.com


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1 Commento

  1. Mio marito ne soffriva, ma fondamentalmente perché seguiva un’alimentazione scorretta. Infatti, prendeva Gaviscon in continuazione. Sembrava assuefatto ormai. Poi, dopo essersi sentito male, finalmente, si è deciso a seguire una dieta equilibrata e da quel momento non ha più preso medicinali. Insomma, un

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