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Quante ore di straordinari si possono fare in un mese?

23 Aprile 2021
Quante ore di straordinari si possono fare in un mese?

Le prestazioni di lavoro straordinario non possono durare oltre un certo tetto massimo per tutelare la salute del lavoratore.

Nell’ultimo mese, hai dovuto effettuare numerose ore di lavoro straordinario. Ti senti molto stanco e non riesci più a tenere questi ritmi. Vuoi sapere quali sono le previsioni di legge in materia di lavoro straordinario e la durata massima della prestazione lavorativa.

L’introduzione della durata massima dell’orario di lavoro è stata una delle più importanti conquiste del movimento operaio nel corso del Novecento. Prima che fosse previsto un tetto massimo all’orario di lavoro, infatti, i lavoratori erano chiamati a svolgere prestazioni di lavoro estenuanti, con gravi danni per la loro salute.

Oggi, esiste una durata massima della prestazione di lavoro che, in ogni caso, può essere superata attraverso lo svolgimento di lavoro straordinario. Ma anche lo straordinario ha un limite. Quante ore di straordinari si possono fare in un mese? La legge non lascia alle parti piena libertà di effettuare prestazioni di lavoro straordinario poiché, se così fosse, potrebbe essere agevolmente aggirato il principio di durata massima dell’orario di lavoro.

Orario di lavoro: cos’è?

Quando viene instaurato un rapporto di lavoro, le parti sottoscrivono un contratto di lavoro o lettera di assunzione. In questo documento, devono essere specificate nel dettaglio le condizioni principali di impiego.

In particolare, tra gli altri elementi indefettibili che devono essere concordati, le parti devono pattuire l’orario di lavoro. Si tratta del numero di ore durante le quali il lavoratore dovrà prestare la propria opera a favore del datore di lavoro.

Oltre a prevedere la durata dell’orario di lavoro, le parti dovranno anche indicare quando il lavoratore deve recarsi in servizio e, dunque, la collocazione temporale della prestazione lavorativa.

Le parti potranno prevedere che il rapporto di lavoro sia a tempo pieno oppure a tempo parziale.

Da un punto di vista normativo [1], per orario di lavoro si intende qualsiasi periodo di tempo durante il quale il lavoratore è al lavoro oppure a disposizione del datore di lavoro oppure, ancora, nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni.

Orario di lavoro: qual è la durata massima?

Come abbiamo detto in premessa, l’introduzione della durata massima della prestazione di lavoro è stata una straordinaria conquista per i lavoratori.

L’assenza di limiti alla durata dell’orario lavorativo, infatti, può determinare gravi danni per la salute psicologica e fisica del lavoratore. Per questo, la legge prevede che l’orario normale di lavoro sia pari a 40 ore settimanali [2].

In ogni caso, la contrattazione collettiva può prevedere una durata dell’orario normale di lavoro inferiore a quella prevista dalla disposizione di legge. Ciò accade, ad esempio, in tutti quei Ccnl che prevedono che l’orario normale di lavoro sia pari a 38 o 39 ore (ad esempio, il Ccnl Anpas). Non è, invece, ammissibile la previsione di un orario di lavoro normale superiore alle 40 ore settimanali né da parte della contrattazione collettiva né da parte del contratto individuale di lavoro.

Lavoro straordinario: cos’è?

Può accadere, a causa di esigenze tecniche, organizzative e produttive aziendali, che, in una determinata settimana, il datore di lavoro abbia bisogno della prestazione di lavoro del dipendente per un numero di ore superiore a 40.

A fronte di questa tipologia di esigenze è previsto il lavoro straordinario. Con questa locuzione si intende qualsiasi prestazione di lavoro che venga prestata dal lavoratore oltre l’orario normale di lavoro e, dunque, salvo diverse previsioni dei contratti collettivi, oltre la quarantesima ora di lavoro.

Se non ci fossero limiti alla possibilità di prestare lavoro straordinario il principio di durata massima dell’orario di lavoro potrebbe essere agevolmente disatteso. Per questo, la legge prevede che, in ogni caso, la durata massima dell’orario di lavoro sia pari a 48 ore in ogni periodo settimanale [3].

I contratti collettivi possono, tuttavia, prevedere che il tetto massimo delle 48 ore settimanali sia calcolato come media in un periodo massimo di 12 mesi. Tale previsione è particolarmente utile in tutti quei casi in cui le esigenze aziendali sono discontinue nel tempo, e, durante l’anno, si registrano dei periodi di intensificazione dell’attività di lavoro e dei periodi di riduzione della stessa.

E’, invece, pari a 250 ore annue il tetto massimo di lavoro straordinario previsto dalla legge per ogni lavoratore.

Lavoro straordinario: come viene pagato?

La prestazione di lavoro straordinario viene considerata dalla legge maggiormente gravosa per il lavoratore rispetto all’orario normale di lavoro.

Appunto per questo, si prevede il diritto del lavoratore ad una maggiorazione retributiva rispetto alla normale retribuzione oraria percepita. Il lavoratore, quindi, durante le ore di straordinario, avrà diritto a ricevere la normale retribuzione oraria con un supplemento o una maggiorazione retributiva il cui ammontare è definito dalla contrattazione collettiva. Per sapere a quanto ammonta la maggiorazione di stipendio durante lo straordinario, occorre consultare il Ccnl applicato al proprio rapporto di lavoro.


note

[1] Art. 1 co. 2 lett. a) D. Lgs. 66/2003.

[2] Art. 3 co. 1 D. Lgs. 66/2003.

[3] Art. 4 D. Lgs. 66/2003.


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