Diritto e Fisco | Articoli

Quante reperibilità al mese?

24 Aprile 2021
Quante reperibilità al mese?

Il lavoratore non deve stare a disposizione del datore di lavoro oltre l’orario di lavoro, a meno che non sia in turno di reperibilità.

Lavori presso un’azienda che opera nei servizi pubblici essenziali. Sei stato inserito in turni di reperibilità che comportano una grave compromissione della tua vita extra-lavorativa. Ti chiedi se c’è un limite ai turni di reperibilità in cui puoi essere inserito mensilmente.

La reperibilità è un istituto contrattuale che caratterizza i rapporti di lavoro alle dipendenze di aziende che sono chiamate a erogare i propri servizi tempestivamente e possono, quindi, essere costrette a chiedere ai lavoratori di rientrare in servizio anche dopo l’orario di lavoro.

Ma c’è un limite al numero di turni di reperibili? Quante reperibilità al mese? Essere inseriti frequentemente in turni di reperibilità finisce per condizionare notevolmente la vita del lavoratore e la sua possibilità di dedicarsi anche ad attività extra-lavorative.

Reperibilità: che cos’è?

L’orario di lavoro è uno degli elementi essenziali del contratto di lavoro. La durata dell’orario di lavoro, infatti, serve a delimitare il perimetro della prestazione di lavoro. Ne consegue che il datore di lavoro non può chiedere al lavoratore, al di fuori dell’orario di lavoro, né di svolgere attività lavorativa in suo favore né di restare a sua disposizione in caso di necessità.

In alcuni casi, tuttavia, l’azienda ha bisogno di poter contare sul personale in caso di improvvise e imprevedibili esigenze sopravvenute. Per soddisfare questa necessità si prevede la cosiddetta reperibilità o pronta disponibilità del lavoratore. Si tratta di un istituto contrattuale attraverso il quale il lavoratore si rende disponibile ad intervenire prontamente in servizio in caso di chiamata del datore di lavoro al di fuori dell’orario lavorativo.

La reperibilità non è un obbligo che scaturisce direttamente dal contratto di lavoro ma deve essere prevista in un apposito accordo che, solitamente, fa parte del contratto collettivo di lavoro di settore oppure, in altri casi, viene pattuito individualmente con il lavoratore.

Quali sono gli obblighi del lavoratore in reperibilità?

Il lavoratore in reperibilità deve attenersi alle modalità attuative della stessa che sono previste nell’accordo di reperibilità.

In linea generale, il lavoratore, durante il turno di reperibilità, deve:

  • verificare di essere sempre disponibile e rintracciabile in caso di chiamata dell’azienda;
  • tenere il telefono cellulare o il cercapersone sempre carico e connesso;
  • tenere il dispositivo di rintracciamento vicino ed udibile;
  • raggiungere il posto di lavoro prima possibile oppure, se previsto nell’accordo, entro il tempo massimo indicato.

Indennità di reperibilità: cos’è?

Garantire la propria disponibilità ad intervenire prontamente in caso di chiamata del datore di lavoro, al di fuori dell’orario lavorativo, rappresenta una evidente privazione per il lavoratore il quale non è del tutto libero di organizzare la propria vita extraprofessionale perché deve, comunque, tenere sempre in considerazione la possibilità di essere chiamato da un momento all’altro e di doversi recare al lavoro.

Per questo, tale disagio deve essere adeguatamente remunerato attraverso una specifica voce retributiva detta indennità di reperibilità. L’ammontare dell’indennità di reperibilità viene stabilito dallo stesso accordo che istituisce la pronta disponibilità del lavoratore.

Resta inteso che, in caso di chiamata in reperibilità, il lavoratore avrà diritto ad essere retribuito per le ore di lavoro prestato e, in aggiunta, avrà diritto a ricevere l’indennità di reperibilità. Talvolta, la contrattazione collettiva prevede che la prestazione di lavoro resa durante la reperibilità debba essere retribuita con una maggiorazione retributiva.

Quante reperibilità possono farsi al mese?

Un’altra questione che si pone spesso in materia di reperibilità è la definizione dei criteri in base ai quali il datore di lavoro deve scegliere i lavoratori da mettere in disponibilità.

Secondo la giurisprudenza, l’azienda deve attenersi a dei criteri di correttezza e buona fede e deve, in particolare, scegliere i lavoratori da inserire nei turni di disponibilità sulla base di esigenze oggettive e di principi di rotazione. Imporre, infatti, sempre agli stessi dipendenti di essere reperibili significa arrecare loro un danno alla vita relazionale ed extra lavorativa.

Alcuni contratti collettivi, a tale riguardo, prevedono che il lavoratore potrà essere inserito nei turni di disponibilità per un numero massimo di volte al mese. Il Ccnl Comparto Sanità, per esempio, prevede che il lavoratore possa essere inserito in disponibilità per un massimo di 6 turni al mese.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube