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Posso donare il sangue se fumo

23 Aprile 2021 | Autore: michela rapani
Posso donare il sangue se fumo

A quali regole attenersi per la salvaguardia del donatore e del ricevente? Il tabagismo può impedire di diventare un donatore?

Posso donare sangue se fumo? Sicuramente, te lo sei chiesto se sei un fumatore e hai deciso di compiere un gesto altruista come quello della donazione del sangue che ogni anno salva migliaia di vite: le 120 milioni di unità di sangue raccolte annualmente, infatti, vengono utilizzate per diversi scopi, dagli interventi chirurgici, alle cure per pazienti affetti da particolari patologie come, per esempio, la leucemia e la talassemia.

Donare il sangue è un gesto altruistico che un individuo compie a titolo assolutamente gratuito. Allo stesso tempo, la donazione di sangue è una pratica che deve sottostare a rigidi protocolli, gli unici che possono garantire la sicurezza del donatore e del ricevente.

In questo articolo troverai molte risposte alle domande che potresti porti prima di scegliere di donare il tuo sangue: capirai se rientri nei parametri per diventare un donatore, a quali esami dovrai sottoporti e se fumare può precluderti la possibilità di donare il sangue.

Donazione del sangue

Parlando di donazione di sangue, in realtà, si va a semplificare una realtà molto complessa.

Esistono, infatti, diversi tipi di donazione:

  • donazione di sangue intero: è la donazione di tipo “tradizionale”. Consiste nel prelevare dal donatore del sangue utilizzando materiale sterile raccogliendolo in apposite sacche nelle quali è stata inserita una soluzione anticoagulante. Si svolge in circa 10 minuti e prevede un prelievo di 450 ml di sangue. In 20 giorni circa la quantità di sangue persa viene ricostituita e per questo la donazione può avere carattere periodico. Nello specifico, gli uomini possono effettuare 4 donazioni annue, mentre per le donne in età fertile non è consigliabile fare più di 2 donazioni all’anno. Le donazioni, in ogni caso, devono essere fatte a distanza di almeno 90 giorni;
  • donazione di plasma: consiste nella donazione della componente liquida del sangue. Tramite l’utilizzo di un particolare macchinario il sangue viene separato: il plasma viene raccolto in particolari sacche, mentre le cellule vengono immesse nuovamente nel sangue del donatore. La durata dell’esame è di circa 40 minuti e può essere effettuato ogni due settimane;
  • donazione multicomponent: è la donazione di più componenti del sangue. Sono diverse le combinazioni di componenti che possono essere donate nello stesso prelievo; nello specifico: plasma-globuli rossi, plasma-piastrine e piastrine-globuli rossi. Oppure è anche possibile fare una doppia donazione di piastrine o una doppia donazione di globuli rossi;
  • donazione di piastrine: è un processo molto simile a quello della donazione di plasma ma, in questo caso, ad essere prelevate saranno unicamente le piastrine. La procedura dura 90 minuti.

Chi può donare il sangue e a quali esami deve sottoporsi

A donare il sangue può essere qualsiasi persona di età compresa tra i 18 e i 65 anni e con un peso maggiore di 50 kg. Sarà comunque discrezione del medico cambiare eventualmente i parametri: ci sono casi, ad esempio, in cui il donatore ha superato il limite di età.

La regola generale è che, in ogni caso, il soggetto che si appresta a donare il sangue goda di buona salute.

Proprio per garantire la sicurezza del donatore, quest’ultimo, per essere autorizzato a donare il proprio sangue, deve sottoporsi ad alcuni esami. Imprescindibile sarà l’esecuzione di un elettrocardiogramma e un controllo della pressione arteriosa.

Si valuteranno anche i livelli di emoglobina: se questi risulteranno inferiori a una certa soglia (2,5 gr/dl per le donne; 13,5 gr/dl per gli uomini) il prelievo non sarà effettuato. Inoltre, il donatore dovrà svolgere annualmente una serie di esami per tenere d’occhio il suo stato generale di salute valutando parametri come colesterolo, trigliceridi e glicemia.

Oltre a questi esami, verranno effettuati accurati controlli atti a rilevare nel sangue l’eventuale presenza del virus dell’Hiv, della sifilide e dell’epatite di tipo B e C.

Questi controlli, oltre a tutelare la salute della persona che andrà a ricevere il sangue, si sono rivelati estremamente utili anche per il donatore: circa 1 persona su 1000, infatti, grazie a questi esami scopre di soffrire di una patologia.

Per finire, il donatore, dovrà compilare un questionario per essere ammesso alla donazione ed effettuare un colloquio conoscitivo con un medico.

In definitiva, sono diversi i parametri ai quali attenersi per garantire che ogni trasfusione di sangue sia il più sicura possibile. Il ministero della Salute si è espresso chiaramente in merito in un decreto del 2005 nel quale fornisce delle linee guida per accertarsi dell’idoneità del donatore [1].

Rischi nel ricevere una donazione

Il rischio di contrarre un’infezione attraverso una trasfusione è di circa 1 su 1 milione. Un rischio che potremmo definire assolutamente trascurabile. Questo alto grado di sicurezza è stato raggiunto grazie a test sempre più avanzati che, di fatto, consentono di individuare la presenza di un virus nel sangue riducendo il cosiddetto “periodo finestra” (cioè il periodo che intercorre dal momento in cui il virus è effettivamente entrato nell’organismo e il momento in cui è possibile tracciarlo tramite gli esami di laboratorio).

Grazie a questi esami all’avanguardia, ma anche al colloquio conoscitivo con l’utente, la pratica di donazione del sangue comporta rischi infinitesimali.

Un’ultima considerazione in tal senso. La giurisprudenza ha decretato che a rispondere di eventuali responsabilità nel caso in cui un soggetto incorra in una malattia correlabile all’aver ricevuto una trasfusione, sia il ministero della Salute. A tal proposito, c’è una legge che stabilisce un risarcimento per le vittime di trasfusioni con sangue infetto [2].

Una recente sentenza della Cassazione, inoltre, ha addirittura decretato che il ministero della Salute risarcisse un uomo per un’infezione da Hiv contratta nel 1983 nonostante il virus fosse stato scoperto cinque anni più tardi [3].

Posso donare il sangue se fumo?

Ma veniamo alla domanda fondamentale e cerchiamo di capire se a un fumatore venga preclusa la possibilità di donare sangue. Che il fumo sia un’abitudine nociva è cosa risaputa. Smettere di fumare sarebbe sicuramente una scelta sensata da parte di chi vuole tutelare la propria salute.

Ma, pur non potendosi annoverare tra i comportamenti più virtuosi, l’abitudine al fumo non impedisce di diventare donatori. Occorre però attenersi a una regola fondamentale: quella di astenersi dal fumo almeno dalla mattina della donazione. Andiamo a vedere perché.

Quando si accende una sigaretta, tra tutte le sostanze che la combustione rilascia, c’è anche il monossido di carbonio, il quale è in grado di interferire con il livello di ossigenazione del sangue. In altre parole, questa sostanza sprigionata dal fumo di sigaretta, renderà il sangue meno ossigenato. Per questo, si chiede al donatore di astenersi dal fumo almeno dalla mattina della donazione: in questo modo si eviterà di compromettere la qualità del sangue donato.

In generale, al donatore viene richiesto di condurre uno stile di vita sano: e molti sembrano aver raccolto questo appello, almeno per quanto riguarda il fumo, visto che più della metà dei donatori dichiara di non fumare.

Fumare è inoltre sconsigliato anche immediatamente dopo la donazione in quanto potrebbe comportare capogiri o addirittura svenimenti. Dopo la donazione, fare colazione è sicuramente la scelta migliore.

E se fumo marijuana?

Un discorso differente riguarda invece i consumatori di droghe leggere come la marijuana. In questo caso, il donatore dovrà astenersi dal donare sangue per due settimane. Questo è il tempo necessario perché il sangue “torni pulito”. Donare il sangue con presenza di THC (principio attivo della cannabis) potrebbe incidere negativamente sulla salute del soggetto ricevente: per questo si richiedono almeno 14 giorni per far in modo che la sua presenza non sia più rilevabile nel torrente ematico.

Certamente, dobbiamo sottolineare come queste siano indicazioni di massima: la decisione finale spetta sempre al dottore che durante il colloquio valuterà lo stato di salute generale del soggetto e terrà in debita considerazione eventuali altri comportamenti a rischio che potrebbero incidere sulla possibilità di diventare donatore.

Per quanto riguarda l’utilizzo di cannabis light anche in questo caso il margine decisionale del dottore è molto ampio. In generale possiamo dire che la cannabis light, non contenendo il principio attivo, non ha un effetto psicotropo ma semplicemente miorilassante e che dopo 24 ore la sostanza non è più rintracciabile nel sangue. Ovviamente, chi fa uso di droghe leggere ha il dovere di avvisare il medico: può farlo con fiducia perché tutte le informazioni rimarranno private.

Lo scopo fondamentale deve essere sempre quello di donare sangue con consapevolezza e responsabilità.



Di michela rapani

note

[1]Ministero della Salute. Decreto 3.03.2005: “Protocolli per l’accertamento della idoneità del donatore di sangue e di emocomponenti”.

[2] Ministero della Salute. L. n.238 del 25.07.1997: “Modifiche e integrazioni alla legge 25 Febbraio 1992, N.210, in materia di indennizzi ai soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni ed emoderivati.

[3] Cass. n. 17685 del 29.08.2011, Cass., Sez. Un., n. 581 dell’11.01.2008.


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