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Come tutelarsi da debiti e spese di genitori anziani

14 Gennaio 2021
Come tutelarsi da debiti e spese di genitori anziani

Problemi di eredità: pagamento delle tasse, sanzioni, mutui, finanziamenti. La rinuncia all’eredità.  

«Le colpe dei padri ricadono sui figli» fino addirittura alla terza e alla quarta generazione. Così dice la Bibbia nel libro dell’Esodo. Un’anatema che ha un corrispondente anche nella nostra legge: «I debiti dei genitori ricadono sui figli». Il Codice civile non dice esattamente così ma qualcosa di molto simile: chi accetta un’eredità risponde anche delle obbligazioni del defunto. Cosa significa questa frase, quali implicazioni pratiche ha e, soprattutto, come tutelarsi da debiti e spese dei genitori anziani?

Se vostro padre o vostra madre sono indietro con il pagamento delle tasse, se hanno l’abitudine a contrarre debiti, se hanno un’azienda che va male, se sono soliti chiedere prestiti a banche e finanziarie o se semplicemente amano lo shopping sfrenato, questo articolo fa proprio al caso vostro. 

Se i genitori non pagano le tasse, le devono pagare i figli?

Partiamo dalla categoria più comune di debiti: le tasse e le cartelle esattoriali. Chi non ne ha qualcuna sulla scrivania? Ebbene, questi debiti, se nel frattempo non cadono in prescrizione, si trasferiscono sugli eredi. Ciò significa che se un genitore non paga le tasse, alla sua morte il debito con lo Stato passa ai figli (e all’eventuale coniuge superstite). Saranno questi ultimi quindi a dover saldare il conto e, nel più breve termine, se non vorranno subire un pignoramento. 

Solo le sanzioni non si trasferiscono sugli eredi. Facciamo un esempio pratico.

Se una persona non versa l’Irpef o l’Iva, il bollo auto o l’Imu, il Fisco lo punisce aggiungendo, al debito iniziale, le sanzioni che, peraltro, sono particolarmente salate; se però il contribuente dovesse morire prima di pagare, i suoi eredi saranno tenuti a versare solo le imposte e non anche le sanzioni, di cui pertanto potranno chiedere lo sgravio.

Non c’è purtroppo un modo, per i figli, di sapere quanti debiti ha il genitore con lo Stato prima che questi muoia. Finché è in vita il padre o la madre, queste informazioni sono coperte da privacy. 

Mutui, finanziamenti, debiti di lavoro: chi li paga?

Un’altra categoria piuttosto frequente di debiti è quella costituita dalle passività collegate al lavoro. Si tratta, ad esempio, dei debiti coi fornitori, con le finanziarie, con le società di leasing. 

In questo caso, il debito insoluto non si trasferisce agli eredi solo nel caso in cui il genitore abbia condotto la propria attività in forma di Srl, una Spa o una Sapa. Sono le cosiddette società di capitali la cui caratteristica principale è costituita proprio dal fatto che il debito della società non si trasferisce sulla persona (sia essa socio o amministratore) e, quindi, neanche sui suoi eredi.

Viceversa, quando si tratta di una ditta individuale, di una Snc, di una Sas o di uno studio professionale, i debiti non pagati si trasferiscono agli eredi. 

Lo stesso dicasi per quanto riguarda i mutui con la banca. Se si tratta di mutui per necessità familiari (ad esempio, l’acquisto della casa o la ristrutturazione), le eventuali rate non ancora pagate alla morte del genitore si trasferiscono sui figli.

I debiti dei genitori passano ai figli

Come ho anticipato sopra, i debiti lasciati dai genitori si trasferiscono sui figli. Questo vale anche per i genitori separati, a prescindere dal fatto che non abbiano conservato alcun rapporto affettivo coi figli. Sia che si tratti di genitori disinteressati che amorevoli, di genitori egoisti o altruisti, il debito resta collegato all’eredità. Con due importantissime eccezioni.

Chi non accetta l’eredità (ossia vi rinuncia) non può rispondere dei debiti del genitore. Egli quindi non è tenuto a pagare i creditori. Ma non può ricevere neanche gli eventuali beni lasciati dal defunto come case, denaro sul conto corrente, azioni, quadri, tappeti, gioielli, auto, ecc. Né può ovviamente venderli o utilizzarli. Diversamente, il suo atto sarebbe considerato come una tacita accettazione dell’eredità e, quindi, implicherebbe in automatico il trasferimento del debito.

La seconda eccezione è costituita dalle sanzioni di cui ho parlato prima. Le sanzioni, siano esse amministrative o penali, restano a carico del trasgressore e non passano ai suoi eredi. Parliamo di sanzioni come multe stradali, sanzioni per protesto di assegni, per abusi edilizi o per altri reati.

Come tutelarsi dai debiti dei genitori

Non c’è modo di tutelarsi dai debiti dei genitori se non agendo solo dopo la loro morte. Prima che ciò avvenga, infatti, non c’è azione che si possa compiere, neanche in via preventiva se non, come vedremo a breve, nei confronti delle persone poco lucide che non hanno la capacità di comprendere il significato delle proprie azioni e, quindi, non sono in grado di amministrare il proprio patrimonio. 

Il primo modo per tutelarsi dai debiti dei genitori dopo il loro decesso è la rinuncia all’eredità. Come ho anticipato poc’anzi, la rinuncia implica anche la perdita di ogni diritto sul patrimonio ereditario. Si tratta di una scelta che effettua di solito chi ha un genitore pieno di debiti o privo di un patrimonio di valore rilevante. 

Attenzione però: chi rinuncia all’eredità ha comunque diritto a percepire la pensione di reversibilità che gli viene erogata ugualmente.

Il secondo modo per tutelarsi dai debiti dei genitori è effettuare la cosiddetta accettazione dell’eredità con beneficio di inventario. Si tratta di una scelta strategica che risulta assai conveniente tutte le volte in cui non si ha certezza dell’entità dei debiti del defunto. Con il beneficio di inventario, l’erede da un lato subentra nel patrimonio del genitore, ma dall’altro risponde degli eventuali debiti entro un limite massimo: non oltre cioè il valore dei beni che ha ricevuto in eredità. Per esempio, chi riceve un’eredità del valore di 10mila euro risponderà dei debiti del defunto fino a 10mila euro e non oltre. I creditori quindi potranno pignorargli solo i beni ricevuti con l’eredità e non quelli personali. In questo modo si esclude il rischio di vedersi pignorare la casa o il proprio conto corrente per colpa di un’eredità. 

A questo punto, risulta importante sapere quanti debiti ha lasciato il genitore. Cosa di non facile realizzazione. Per le imposte bisognerà fare un’esplicita domanda all’Agenzia delle Entrate, all’Agenzia Entrate Riscossione, all’Inps, al Comune e all’Esattore delle imposte locali. Poi, bisognerà scoprire banche e finanziarie con cui il genitore può avere intrattenuto rapporti. Di solito, sono queste ultime a farsi vive inviando lettere di solleciti di pagamento.

Come tutelarsi dalle spese dei genitori

Quando una persona è affetta da prodigalità, ossia da una patologia che la porta ad essere compulsiva negli acquisti, nelle spese o anche nelle donazioni, è possibile rivolgersi al tribunale e chiedere la nomina di un amministratore di sostegno. Non si tratta però dei casi di soggetti lucidi e ben capaci, che hanno solo il vizio di spendere tanto, ma di quelli effettivamente e clinicamente malati (leggi Shopping compulsivo: sintomi, cause e cure). 

Allo stesso modo, si può chiedere l’amministrazione di sostegno nei confronti dei genitori anziani che, per patologie mentali, abbiano perso parzialmente la capacità di intendere e volere. In questo modo, si mira a tutelarne il patrimonio, anche per evitare che vengano contratti debiti rilevanti. 



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