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Quando è obbligatoria la mensa in azienda?

24 Aprile 2021
Quando è obbligatoria la mensa in azienda?

La legge prevede il diritto dei lavoratori ad una pausa per la consumazione dei pasti.

Sei stato assunto in un’azienda di commercio. Il tuo turno di lavoro intercetta anche il pranzo e ti chiedi se l’azienda deve obbligatoriamente fornirti il servizio mensa. Sono molti coloro che lavorano, come si suol dire, “di giornata” e che, dunque, devono consumare il pranzo sul posto di lavoro. In questi casi, come noto, il lavoratore può fruire del servizio mensa aziendale oppure andare a consumare il pranzo altrove.

Ma quando è obbligatoria la mensa in azienda? Non esiste, in verità, alcun obbligo di offrire questo servizio ai dipendenti mentre la legge prevede l’obbligo di garantire la pausa pranzo per il consumo del pasto. Ma andiamo per ordine.

Il lavoratore ha diritto alla pausa pranzo?

In alcuni casi, il contratto di lavoro prevede che l’orario di lavoro del lavoratore abbracci solo la mattina oppure solo il pomeriggio. Per questi dipendenti non si pone il tema della pausa pranzo poiché il loro turno di lavoro non intercetta l’orario in cui, abitualmente, viene consumato il pasto quotidiano.

Diversamente, per molti lavoratori l’orario di consumazione del pranzo si trova all’interno del turno lavorativo. In questi casi, per espressa previsione di legge [1], il lavoratore ha diritto alla pausa pranzo. Più nel dettaglio, la legge prevede tale diritto quando la prestazione di lavoro ha una durata superiore a 6 ore.

La disciplina della pausa pranzo viene, generalmente, prevista dal contratto collettivo di lavoro applicato al rapporto di lavoro. Se, tuttavia, il Ccnl di riferimento non disciplina tale istituto il datore di lavoro dovrà stabilire la durata della pausa pranzo.

Occorre, inoltre, considerare che il diritto alla pausa pranzo non include anche il pagamento della retribuzione. I Ccnl, tuttavia, possono prevedere che tale break dal lavoro sia comunque pagato dall’azienda.

Mensa aziendale: è obbligatoria?

Chiarito che, se la prestazione di lavoro dura più di sei ore, il lavoratore ha diritto ad una pausa per la consumazione del pasto occorre, ora, chiedersi se l’azienda debba mettere a disposizione dei dipendenti un servizio di mensa aziendale. Nonostante molte aziende abbiano tale servizio, in realtà, non c’è alcun obbligo di legge di istituire tale servizio.

La normativa in materia di sicurezza sul lavoro [2], tuttavia, obbliga le aziende nelle quali più di 30 dipendenti rimangono in sede durante gli intervalli di lavoro a predisporre uno o più ambienti destinati ad uso di refettorio, muniti di sedili e di tavoli, per la refezione dei pasti. Tali ambienti devono essere ben illuminati, aerati e riscaldati nella stagione fredda. Il pavimento non deve essere polveroso e le pareti devono essere intonacate ed imbiancate.

All’interno di questi spazi, i dipendenti potranno consumare i pasti che hanno portato con sé o acquistato nei pressi dell’azienda.

È di tutta evidenza che l’obbligo di predisporre dei locali ad uso refettorio non ha nulla a che vedere con la mensa aziendale la quale presuppone, invece, la fornitura di pasti tramite gestione diretta dell’azienda o tramite un fornitore di servizi esterno.

Quando spettano i buoni pasto?

Occorre, infine, chiedersi se, nelle aziende prive di mensa aziendale, sia obbligatorio erogare ai lavoratori i buoni pasto.

I buoni pasto, o ticket restaurant, sono dei voucher o buoni di acquisto, di valore variabile, che possono essere utilizzati dal lavoratore in sostituzione del denaro per l’acquisto di pasti, consumazioni o spesa alimentare.

Nel corso del tempo, molte aziende hanno dismesso le mense aziendali interne e, in cambio, hanno erogato i buoni pasto ai lavoratori. Non esiste, tuttavia, alcun obbligo giuridico di fornire tali buoni al lavoratore.

Come più volte chiarito dalla Cassazione [3], infatti, l’erogazione dei buoni pasto ai dipendenti è rimessa alla esclusiva discrezionalità del datore di lavoro, il quale può decidere, in via unilaterale, senza che il lavoratore possa dolersi di questa decisione ed avanzare pretese.

Ovviamente, quanto detto vale solo nel caso in cui il buono pasto è stato erogato in modo unilaterale dal datore di lavoro. Se, al contrario, l’obbligo di fornire il buono è previsto nel contratto individuale di lavoro o in un accordo sindacale aziendale l’azienda sarà obbligata ad erogare il ticket.


note

[1] Art. 8, D. Lgs. 66/2003.

[2] D. Lgs. 81/2008.

[3] Cass. n. 16135 del 28.07.2020.


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