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Cosa scaricare in regime forfettario?

24 Aprile 2021 | Autore:
Cosa scaricare in regime forfettario?

Regime fiscale semplificato per le partite Iva: quali costi si possono dedurre dal reddito imponibile?

Il regime forfettario è un regime fiscale al quale possono aderire le partite Iva, ossia imprese e professionisti, con un fatturato non superiore a 65.000 euro annui.

Il regime presenta notevoli vantaggi, in quanto esonera dall’applicazione dell’Iva, dell’Irpef, dell’Irap e delle addizionali, nonché dalla tenuta dei registri contabili. Chi emette fattura utilizzando questo regime, inoltre, non si applica la ritenuta d’acconto.

Sui compensi ricevuti, i forfettari scontano un’imposta del 15%, che si riduce al 5%, ma solo per i primi 5 anni di attività, qualora si rispettino determinati requisiti. In cambio di questi vantaggi, però, non è possibile dedurre dal reddito i costi inerenti all’attività, come avviene per chi si avvale del regime Iva ordinario o semplificato. Non è nemmeno esatto, però, affermare che chi si avvale del regime forfettario non possa dedurre nulla.

Cosa scaricare in regime forfettario? In primo luogo, è doveroso sottolineare che il reddito imponibile del contribuente forfettario si ottiene applicando ai ricavi o compensi una decurtazione percentuale. La percentuale varia in funzione dell’attività esercitata: ad esempio, alla generalità dei professionisti si applica una decurtazione del 22% sui compensi. Vuol dire che, considerando 10.000 euro di ricavi, il reddito imponibile, cioè da sottoporre a tassazione, risulta pari a 7.800 euro.

In buona sostanza, la percentuale di decurtazione del reddito rappresenta i costi medi inerenti che normalmente sono sostenuti dalla categoria di contribuenti in oggetto: si applicano, difatti, percentuali più elevate alle categorie dei commercianti, o a chi svolge attività nel settore del turismo, in quanto le spese risultano normalmente più consistenti rispetto a quelle effettuate dai professionisti.

Non bisogna poi dimenticare che nel regime forfettario è anche possibile dedurre dal reddito la contribuzione previdenziale obbligatoria e le perdite pregresse. Ma procediamo con ordine.

Come funziona il regime forfettario?

Il forfettario è un regime fiscale agevolato introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 [1], simile, per molti aspetti, al vecchio regime dei contribuenti minimi.

Mentre nel regime dei minimi, tuttavia, era possibile scaricare le spese sostenute per lo svolgimento dell’attività, questa possibilità e preclusa a chi si avvale del forfettario, fatta eccezione, come appena osservato, per i contributi previdenziali obbligatori (mentre non è deducibile la contribuzione facoltativa, ad esempio per il riscatto del corso di laurea) e per eventuali perdite pregresse.

Il forfettario, però, contrariamente a quanto previsto in relazione al regime dei minimi, consente di applicare un abbattimento ai ricavi: questa decurtazione “rappresenta” le spese mediamente sostenute dalla categoria di riferimento (ad esempio il 22% del reddito per i professionisti, il 60% per i commercianti), ma spetta anche in assenza di costi realmente sostenuti.

Al reddito imponibile, ottenuto mediante decurtazione dei ricavi, poi, si applica una tassazione sostitutiva:

  • ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività, se si soddisfano particolari requisiti;
  • del 15% negli altri casi.

Benefici regime forfettario

I contribuenti forfettari, oltreché della tassazione sostitutiva, chiamata così in quanto sostituisce Irpef, addizionali e Irap, beneficiano:

  • dell’esenzione dall’Iva e dai relativi adempimenti (dichiarazione Iva, fatturazione elettronica- alla quale comunque si può aderire volontariamente, comunicazione delle liquidazioni periodiche…);
  • dell’esclusione dagli studi di settore- ora Isa, indici sintetici di affidabilità;
  • della mancata applicazione della ritenuta d’acconto in fattura;
  • della non obbligatorietà della tenuta delle scritture contabili.

Se, poi, il contribuente forfettario e iscritto presso la gestione speciale dell’Inps dei commercianti o degli artigiani, dietro invio di un’apposita domanda può beneficiare di un importante sgravio contributivo.

Come si calcola la decurtazione forfettaria del reddito?

Abbiamo osservato che, eccezion fatta per la contribuzione obbligatoria e per le perdite pregresse, non è possibile dedurre o detrarre alcun costo per chi si avvale del regime forfettario. Si beneficia invece di una deduzione virtuale e fissa, da applicare ai ricavi.

In buona sostanza, al reddito lordo, che corrisponde ai ricavi derivanti dall’esercizio dell’attività, si applica un coefficiente di redditività che varia, a seconda dell’attività, dall’86% al 40%.

Nel dettaglio, i coefficienti di redditività, applicati proprio in quanto non si possono dedurre costi, sono:

  • per coloro che operano nel settore del commercio (al dettaglio e all’ingrosso): 40%;
  • per il commercio di alimenti e bevande e commercio ambulante di alimenti e bevande: 40%;
  • per il commercio ambulante non alimentare: 54%;
  • per le costruzioni e attività immobiliari: 86%;
  • per gli intermediari del commercio: 62%;
  • per i servizi di alloggio e di ristorazione: 40%;
  • per coloro che svolgono attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi: 78%;
  • per le altre attività economiche: 67%;
  • per le industrie alimentari e delle bevande: 40%.

Che cosa succede se il contribuente ha molte spese?

Se il contribuente, nell’anno, sostiene dei costi che risultano notevolmente più elevati rispetto all’applicazione del coefficiente di redditività sui ricavi, nulla cambia: non può dedurre niente di più ed il coefficiente applicabile resta il medesimo. Lo stesso accade qualora il contribuente nell’anno non sostenga alcuna spesa: anche in questo caso il coefficiente applicabile resta lo stesso.

Ci si domanda se questa disciplina, non consentendo di dedurre costi realmente sostenuti per l’attività, sia equa: in realtà, non si deve aver riguardo soltanto alla percentuale di decurtazione dei ricavi, ma anche agli altri vantaggi, sia economici (tassazione del 15%, esenzione iva Irpef Irap…) che amministrativi (esenzione dagli adempimenti iva, esenzione dagli Isa, esclusione dall’obbligo di fatturazione elettronica…).

A questo proposito, in molti osservano che i liberi professionisti sostengano costi ben superiori al 22% dei compensi percepiti: come appena osservato, il vantaggio nell’adesione al regime forfettario non consiste, certamente, solo nell’applicazione della percentuale di decurtazione del reddito, ma anche e soprattutto nella tassazione ridotta n esoneri economici e di altra natura.

Come si deducono i contributi?

I contributi previdenziali obbligatori si deducono, in dichiarazione dei redditi, dal reddito imponibile, ottenuto applicando ai ricavi la percentuale di decurtazione.

Giuliano, libero professionista, ha guadagnato 30mila euro nell’anno ed ha versato 5mila euro di contribuzione obbligatoria. Dal reddito imponibile, pari a 23.400 euro, può dunque dedurre 5.000 euro. Il reddito da tassare risulterà dunque pari a 18400 euro.

Per saperne di più, leggi: Forfettario, dichiarazione dei redditi.



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