Visite impedite tra nonna e nipote: Italia condannata

14 Gennaio 2021
Visite impedite tra nonna e nipote: Italia condannata

La bambina era stata affidata ai servizi sociali. Secondo la sentenza, sono stati impediti i contatti con la famiglia d’origine.

Tra una nonna e lo Stato italiano ha ragione la prima, per la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu). I giudici di Strasburgo hanno condannato l’Italia a risarcire la signora (quattromila euro per danni morali e diecimila per coprire le spese legali) per aver impedito i contatti con sua nipote.

La bambina, fin dalla nascita, aveva sempre vissuto con la nonna, fino all’affidamento ai servizi sociali. Da quel momento in poi, gli incontri tra le due erano stati sempre più rari. Proprio per questo motivo, la nonna si è rivolta alla Cedu, ritenendo lo Stato italiano colpevole della perdita dei contatti con sua nipote, il che ha inciso, conseguentemente, sul loro rapporto.

La nonna, inoltre, lamentava anche che questo fosse avvenuto perché discriminata, in quanto la famiglia di suo marito è di etnia Rom. La Corte ha respinto quest’ultima ipotesi: a danno della signora non c’è stata alcuna discriminazione, secondo i giudici di Strasburgo. Gli incontri con la nipote, invece, sono stati impediti più per un «problema sistemico» dell’Italia nella gestione di queste delicate vicende.

Per i togati della Cedu, le autorità competenti non hanno svolto il loro dovere fino in fondo. Tra i loro compiti, infatti, rientrava anche quello di garantire che nonna e nipote continuassero a vedersi regolarmente, in quanto diritto di entrambe portare avanti la frequentazione.

Tanto più che una sentenza del tribunale dei minori dava ragione alla signora, sancendo il suo diritto a vedere la bambina e citando il parere di esperti secondo i quali il mantenimento di questo legame con la famiglia d’origine per la piccola era positivo. Da qui, la decisione dei giudici di Strasburgo di condannare l’Italia a risarcire la nonna.



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