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Cassa integrazione e stipendio: cosa cambia in busta paga?

15 Gennaio 2021 | Autore:
Cassa integrazione e stipendio: cosa cambia in busta paga?

Perché il lavoratore che percepisce l’integrazione salariale ordinaria si ritrova con una retribuzione fortemente ridotta?

Non preoccuparti, anche se sei in cassaintegrazione percepirai l’80% del tuo stipendio, la perdita non è poi così grande. Così ti è stato riferito, in merito alla forzata riduzione della tua attività lavorativa.

Quando, però, è arrivato il pagamento da parte dell’Inps della tua integrazione salariale, ti sei accorto che quanto ricevuto è molto meno dell’80% della paga mensile: il tuo stipendio è stato praticamente dimezzato!

Come mai? Riguardo a cassa integrazione e stipendio cosa cambia in busta paga?

Ti stai domandando, in particolare, se sia possibile che l’Inps o il datore di lavoro abbiano sbagliato i calcoli, o i dati relativi alla determinazione della retribuzione.

Purtroppo, non si tratta di un errore: teoricamente, è vero, l’importo della cassaintegrazione e di tutte le integrazioni salariali ordinarie dovrebbe ammontare all’80% della retribuzione. All’indennità si applicano, però, dei massimali, oltre alla contribuzione a carico del lavoratore ed alla tassazione.

Per capire meglio, proviamo a capire come si determina l’integrazione salariale.

I calcoli valgono sia per la cassaintegrazione ordinaria Cigo, che per l’assegno ordinario erogato dai fondi bilaterali alternativi o dal fondo Fis dell’Inps, nonché per la cassaintegrazione in deroga Cigd. La determinazione dell’integrazione salariale non varia se l’indennità è riconosciuta a causa della riduzione o della sospensione dell’attività per i periodi di emergenza Covid.

Calcolo cassaintegrazione

La generalità delle integrazioni salariali deve essere calcolata in questo modo:

  • si determina l’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non svolte, comprese tra le zero ore (in caso di sospensione totale dell’attività) e il limite dell’orario contrattuale;
  • nel calcolo, si deve tener conto dell’orario di ciascuna settimana, anche superiore alle 40 ore (un orario superiore a quello normale di 40 ore può essere applicato, ad esempio, nell’ipotesi in cui l’azienda utilizzi l’orario multiperiodale), indipendentemente dal periodo di paga;
  • in relazione ai periodi ultrasettimanali predeterminati, si deve tener conto della durata media settimanale dell’orario, nel periodo ultrasettimanale considerato.

L’integrazione non è generalmente dovuta per le festività non retribuite e per le assenze che non comportano retribuzione.

Dalla cassaintegrazione così determinata, si deve sottrarre la contribuzione previdenziale a calcolo del lavoratore. La contribuzione si calcola applicando all’indennità l’aliquota percentuale, nella stessa misura di quella a carico degli apprendisti, pari al 5,84%.

Si applica, poi, la tassazione a carico del lavoratore.

Massimali cassaintegrazione

Raramente l’integrazione salariale, al lordo di contributi e tasse, corrisponde all’80% della retribuzione: il più delle volte, difatti, l’importo è ridotto dai cosiddetti massimali.

L’integrazione, per la precisione, spetta sino al limite mensile (massimale) di:

  • 998,18 euro, se retribuzione mensile di riferimento per il calcolo del trattamento, comprensiva dei ratei di mensilità aggiuntive, è pari o inferiore a 2.159,48 euro;
  • 1.199,72 euro se superiore.

Calcolo retribuzione lorda

Come si calcola la retribuzione lorda per determinare l’indennità di cassaintegrazione? La retribuzione mensile lorda (Rm) da confrontare per la determinazione del massimale coincide con la retribuzione teorica indicata nel flusso UniEmens, cioè nella dichiarazione che si invia mensilmente all’Inps.

In caso di part-time, la retribuzione mensile lorda va rapportata all’importo del corrispondente lavoratore full-time secondo il seguente calcolo:

  • part-time orizzontale: retribuzione teorica moltiplicata per 100 e divisa per la percentuale di part-time del lavoratore espressa in unità, con 2 decimali;
  • part-time verticale o misto: retribuzione teorica moltiplicata per100 e divisa per la percentuale di part-time del mese espressa in unità, con 2 decimali.

In caso di lavoratori assunti o cessati nel corso del mese o cambio di qualifica, la retribuzione va rapportata ai giorni lavorati nel mese.

Calcolo retribuzione oraria

Se si vuole calcolare la retribuzione lorda oraria:

  • per i lavoratori con paga mensilizzata (vedi Paga oraria e mensilizzata, quali differenze?), per i quali nel mese non vi sia stata alcuna interruzione del rapporto, la retribuzione oraria si determina dividendo la retribuzione mensile lorda (Rm), comprensiva dei ratei di mensilità aggiuntive, per il divisore orario contrattuale indicato nella dichiarazione Uniemens;
  • per tutte le altre tipologie di lavoratori (assunti o cessati in corso di mese, retribuiti su base oraria o giornaliera), la retribuzione oraria si determina moltiplicando la retribuzione teorica per il numero delle mensilità risultanti in Uniemens, espresso in unità con 3 decimali; l’importo va diviso per 12 e per le ore lavorabili, espresse in unità con 2 decimali.

Calcolo massimale orario

Così come la retribuzione mensile, anche la retribuzione oraria deve essere confrontata con il massimale Inps, in quanto al lavoratore è erogato l’importo minore. Per determinare il massimale orario, si deve dividere il massimale mensile per le ore lavorabili nel mese.

La retribuzione oraria presa a base per il calcolo della cassaintegrazione coincide infatti con l’importo minore tra l’80% della retribuzione oraria e il massimale orario.

Perché spesso si utilizza il massimale, anche se lo stipendio non è altissimo? Questo accade in quanto nella retribuzione sono compresi i ratei di tredicesima e, se dovuta, di quattordicesima.

Quanto si riduce lo stipendio con la cassaintegrazione

Osserviamo ora un calcolo pratico dell’indennità di cassaintegrazione spettante, per capire di quanto si riduce lo stipendio.

Il dipendente ha uno stipendio lordo mensile di 1.500 euro; la retribuzione globale, compresi i ratei di tredicesima e quattordicesima, ammonta a 1.750 euro.

L’80% della retribuzione globale è pari a 1.400 euro.

Questo valore è maggiore del massimale di cassaintegrazione, pari a 998,18 euro mensili nel caso di specie: si deve dunque applicare il massimale, non la retribuzione, per determinare l’integrazione salariale.

Considerando che il divisore contrattuale, nell’ipotesi considerata, è pari a 176, il massimale, su base oraria, ammonta a 5,67 euro lordi. Una bella differenza, considerando che l’importo della paga oraria ordinaria del lavoratore è 8,52 euro; senza contare che nella paga oraria ridotta ad opera del massimale sono compresi i ratei di tredicesima e di quattordicesima.

Ma non è finita qui; il dipendente cassintegrato percepisce dall’Inps meno di 5,67 euro, in quanto l’istituto:

  • trattiene i contributi previdenziali nella misura oraria di 0,33 euro, calcolati applicando l’aliquota agevolata per apprendisti del 5,84%; arriviamo dunque a una paga di 5,34 euro all’ora;
  • dedotti i contributi, applica la tassazione Irpef, basata sul reddito presunto.

Nell’esempio illustrato, la cassaintegrazione oraria potrebbe quindi attestarsi intorno ai 4,50 – 4,80 euro netti, ratei di tredicesima e quattordicesima compresi, a fronte di una retribuzione oraria, in costanza di rapporto di lavoro, quasi doppia.

Ecco spiegato perché, spesso, la cassaintegrazione dimezza lo stipendio.



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