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Da quando decorre il preavviso di licenziamento?

26 Aprile 2021
Da quando decorre il preavviso di licenziamento?

Se il licenziamento non si fonda su una giusta causa è necessario rispettare il periodo di preavviso.

Hai ricevuto una lettera di licenziamento. Il datore di lavoro ti ha comunicato che, una volta decorso il periodo di preavviso, il tuo rapporto di lavoro si intenderà cessato. Ti chiedi, tuttavia, da quando devi calcolare l’inizio del preavviso.

Nel nostro ordinamento, con l’eccezione del licenziamento per giusta causa, il datore di lavoro che decide di cessare un rapporto di lavoro e licenziare il lavoratore deve rispettare il periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo di lavoro applicato.

Ma da quando decorre il preavviso di licenziamento? Per rispondere a questa domanda, occorre fare riferimento alle disposizioni in materia di preavviso del contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro. In alcuni casi, infatti, il preavviso di licenziamento non inizia a decorrere subito, nel momento in cui il lavoratore riceve la lettera di licenziamento, ma in un momento successivo.

Licenziamento: cos’è l’obbligo di preavviso?

Nel nostro ordinamento, come noto, il datore di lavoro può licenziare un dipendente solo a fronte di una giusta causa o di un giustificato motivo [1].

Nel caso della giusta causa di licenziamento [2], il lavoratore ha posto in essere una condotta molto grave che erode definitivamente il vincolo fiduciario e che non consente la prosecuzione nemmeno temporanea del rapporto di lavoro. In questo caso, dunque, il datore di lavoro può chiudere il rapporto in tronco.

In tutti gli altri casi, invece, il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore in tronco, con effetto immediato, ma deve rispettare il cosiddetto obbligo di preavviso [3].

Il preavviso di licenziamento ha la funzione di consentire al lavoratore di avere un margine di tempo a disposizione per organizzare la propria vita in vista della cessazione del rapporto di lavoro e per cercare un nuovo impiego.

Preavviso di licenziamento: quanto dura?

La durata del preavviso di licenziamento non è fissa ma dipende da una serie di variabili.

Innanzitutto, nel nostro ordinamento, la determinazione della durata del preavviso di licenziamento è rimessa alla contrattazione collettiva. Occorre, quindi, verificare, caso per caso, quali sono i termini di preavviso di licenziamento previsti dal Ccnl applicato al rapporto di lavoro.

I contratti collettivi prevedono diverse tempistiche di preavviso sulla base dei seguenti elementi:

  • anzianità di servizio;
  • categoria legale e livello di inquadramento;
  • fattispecie che determina la cessazione del rapporto di lavoro.

Con riferimento a questo ultimo aspetto, occorre evidenziare che molti Ccnl prevedono delle tempistiche di preavviso diverse a seconda che la cessazione del rapporto di lavoro sia determinata dal licenziamento oppure dalle dimissioni.

Solitamente, la durata del preavviso di licenziamento aumenta all’aumentare dell’anzianità di servizio del lavoratore e del suo livello di inquadramento.

Preavviso di licenziamento: da quando decorre?

Se il contratto collettivo non dispone diversamente, il preavviso di licenziamento decorre dal momento in cui il lavoratore riceve la lettera di licenziamento. A partire da quella data occorre, quindi, calcolare la durata del preavviso prevista dal Ccnl per individuare la data di cessazione del rapporto di lavoro.

In alcuni casi, tuttavia, il Ccnl prevede che il preavviso di licenziamento inizia a decorrere dal giorno 1° o dal giorno 16° del mese. In questo caso, se ad esempio il lavoratore riceve la lettera di licenziamento il giorno 3° del mese, il preavviso di licenziamento inizierà a decorrere dal giorno 16° e risulterà, dunque, più lungo.

Preavviso di licenziamento: che succede se non viene rispettato?

Anche nei casi in cui il licenziamento non sia determinato da una giusta causa, il datore di lavoro è sempre libero di decidere di interrompere il rapporto di lavoro con effetto immediato.

In questo caso, tuttavia, egli dovrà sostituire il preavviso che non è stato rispettato con la relativa indennità sostitutiva. Dovrà, dunque, versare al lavoratore, unitamente alle spettanze di fine rapporto, un’indennità pari alla retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito durante il periodo di preavviso.

Nel calcolo dell’indennità di mancato preavviso occorre tener conto, per espressa previsione di legge [4], non solo della retribuzione del lavoratore ma anche della media dei bonus eventualmente percepiti nel triennio precedente alla fine del rapporto.


note

[1] Artt. 1 e 3, L. 604/1966.

[2] Art. 2119 cod. civ.

[3] Art. 2118 cod. civ.

[4] Art. 2121 cod. civ.


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