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Aumenta il costo delle cause: rincari per adire le vie legali


Aumenta il costo delle cause: rincari per adire le vie legali

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 gennaio 2014



Sale ancora il pedaggio per agire in tribunale: ecco gli ultimi interventi sui costi della giustizia approvati con la legge di stabilità 2014.

La legge di stabilità per il 2014 propone pochi ma incisivi interventi che ridurranno ulteriormente l’accesso alla giustizia per le fasce economicamente più deboli.

I costi costantemente crescenti per accedere ai giudizi (uniti ai noti tempi biblici dei processi) sembrano divenuti tali da scoraggiare i cittadini medi dal chiedere giustizia.

Si comincia, infatti, dalle spese per la mediazione obbligatoria. Si passa al contributo unificato (la “tassa” più corposa che si paga prima di iniziare una causa) già considerevolmente aumentato nel 2011. Invero, con la discussione del testo di legge di stabilità, una frangia parlamentare aveva presentato una proposta per ulteriori incrementi, pericolo evitato solo per un soffio. Per poi finire con l’imposta di registro e diverse varie altre imposte che vedremo in questo articolo.

Marca da bollo: l’anticipazione forfettaria aumenta del 300%

La legge di stabilità ha disposto l’aumento dell’anticipazione forfettaria delle spese, prevista per l’iscrizione a ruolo nel processo civile. La cosiddetta marca da bollo, prima pari a 8 euro, ora è triplicata e passa a 27 euro. Essa deve essere pagata dalla parte che si costituisce in giudizio per prima, ossia da chi inizia le ostilità. Vale solo per il processo civile; viene risparmiato il processo amministrativo e il processo tributario.

Si tratta, certo, di una somma irrisoria rispetto ai ben più alti importi dovuti a titolo di contributo unificato, ma che va a comunque a incidere sull’accesso alla giustizia. Essa, infatti, si applica in misura fissa su tutte le controversie in materia civile, indipendentemente dal relativo valore, e in aggiunta al contributo unificato. Per come è palese, questo costo andrà a colpire maggiormente le cause di valore più contenuto. Se infatti 27 euro sembrano ben poca cosa, basti pensare che ammonta a 37 euro il contributo unificato di minore entità, dovuto per le cause fino a 1.100 euro. Per esempio: per una causa da 2.000 euro, oltre al contributo unificato di 85 euro si deve ora pagare l’anticipazione di 27 euro, per un totale di 112 euro rispetto ai precedenti 92 euro.

Restano salvi dall’aumento i processi esenti da contributo unificato. A riguardo, peraltro, si ricorda che già la manovra estiva del 2011 aveva introdotto, per la prima volta, il contributo unificato anche per le cause di lavoro e previdenza per i titolari di reddito tre volte superiore rispetto all’importo previsto per il gratuito patrocinio.

Contributo unificato nel processo tributario

Quanto al processo tributario, di recente è stato introdotto il sistema di calcolo del contributo unificato sulla base al valore della controversia (a scaglioni), come nel giudizio civile.

Inoltre, da ultimo il legislatore è nuovamente intervenuto in materia, stabilendo che, per la determinazione del valore della controversia ai fini del contributo unificato, dovuto per ciascun atto impugnato, si deve far riferimento al valore dei singoli atti impugnati e non alla loro somma. Il che, per come immaginabile, significa pagare molto di più in caso di contestazione di più imposte.

Gratuito patrocinio

Uno degli aspetti che ha generato maggior malumore negli operatori della giustizia è stato il considerevole taglio dei compensi dovuti in caso di gratuito patrocinio, pari a un terzo degli importi spettanti al difensore, all’ausiliario del magistrato, al consulente tecnico di parte e all’investigatore privato autorizzato.

È forse questa la misura più penalizzante per i non abbienti: uno scarso compenso economico potrebbe disincentivare i legali dall’accettare gli incarichi, demotivando, nello stesso tempo, chi intende assumere tali tipi di difese. La legge sembra minare, ancora una volta, alla tutela del diritto all’accesso alla giustizia.

Contributo per gli esami

Ancora gli aspiranti avvocati, notai e magistrati saranno tenuti a pagare un contributo di 50 euro per il caso di concorsi pubblici per l’accesso alla professione. Il contributo sale 75 euro per gli aspiranti cassazionisti.

La mediazione

Oltre a tutto ciò si aggiungono i costi della mediazione obbligatoria. L’indennità di mediazione è composta dalle “spese di avvio” (che sono fisse) e dalle “spese di mediazione” (determinate sulla base della tabella A allegata al decreto o sulla base della tabella redatta da ciascun organismo con i limiti sopra individuati).

a) Le spese di avvio sono sempre dovute. La norma dice che non è dovuto il “compenso” al mediatore. Ciò però non riguarda le spese di avvio, nonostante gli equivoci che si sono venuti a creare. La questione è stata di recente affrontata e risolta con la circolare ministeriale del 27 novembre 2013, la quale precisa che nel termine “compenso” “non devono essere comprese le spese di avvio del procedimento”. Infatti, le spese di avvio sono dovute da entrambe le parti comparse al primo incontro. Peraltro, nel caso in cui la parte invitante non sia comparsa al primo incontro, nessuna indennità può essere richiesta alla parte invitata che sia viceversa comparsa. Quindi, il costo della mediazione in quel caso ammonterà a 40 euro (più Iva) e dovranno essere altresì corrisposte le spese vive documentate.

b) Le spese di mediazione sono a loro volta composte da una parte fissa e da una parte variabile. Ed è proprio la parte variabile che non consente di determinare (se non ipoteticamente) sino al termine del procedimento l’importo che le parti dovranno versare all’organismo. Le quote variabili talvolta riducono le spese di mediazione, altre volte le aumentano.

Quando poi la mediazione è condizione di procedibilità (sia perché prevista dalla legge, sia in quanto disposta dal giudice) è prevista la riduzione di un terzo per i primi sei scaglioni tariffari, e la riduzione pari alla metà negli altri scaglioni superiori; si prevede l’inapplicabilità di ogni aumento fatta eccezione del caso di esito favorevole della mediazione.

Quando nessuna delle controparti di quella che ha introdotto a mediazione, partecipa al procedimento non si applica la riduzione pro quota, bensì è dovuto un importo fisso pari a 40 euro per il primo scaglione tariffario (valore della lite fino a 1.000 euro) e di euro 50 per tutti gli altri scaglioni.

Nel caso di mancato accordo all’esito del primo incontro, nessun compenso è dovuto per l’organismo di mediazione.

La causa vera e propria

Se poi si deve dar corso alla causa, l’attore si trova a dover pagare il contributo unificato, che è rapportato al valore della causa e al tipo di procedura intrapresa.

Ma non basta: la parte che per prima si costituisce in giudizio (in pratica pressoché sempre l’attore) è tenuta anche a effettuare l’anticipazione forfettaria, il cui importo, come detto sopra, è appena aumentato del 300% a 27 euro.

Con ciò viene meno l’interesse a proporre opposizione in particolare alle contravvenzioni stradali di minore entità, tenendo conto che per esse dev’esser pagato pure il contributo unificato nella misura di 37 euro, della prassi della compensazione delle spese anche nei casi di accoglimento del ricorso e della possibilità di pagamento della sanzione nella misura del 30% entro cinque giorni.

Anche il convenuto deve anticipare per parte sua il contributo unificato se propone una domanda riconvenzionale o chiamata di terzo in causa. E per di più, in virtù del ripristino della mediaconciliazione obbligatoria di cui al decreto del Fare, sarà obbligato al pagamento del contributo unificato se non è comparso al cospetto del mediatore.

Le spese non terminano con la fine della causa. Vinto il giudizio, il vincitore dovrà corrispondere un contributo, fisso proporzionale, per ottenere la formula esecutiva e procedere in esecuzione forzata.

Per chi non si accontenta della decisione e vuole impugnarla in secondo grado o in Cassazione, il contributo unificato è aumentato della metà per i giudizi d’impugnazione e raddoppiato per quelli innanzi alla Corte di cassazione. Inoltre, nel caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione principale o incidentale – ipotesi tutt’altro che teoriche – sarà poi dovuto a titolo di sanzione il pagamento di un ulteriore contributo unificato pari a quello corrisposto all’inizio.

note

Autore immagine: 123rf.com

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1 Commento

  1. Sono un pensionato, dopo anni di litigi con il mio vicino per la proprietà di un fondo in confine appartenente alla mia famiglia da oltre 50 anni, decido finalmente di adire le vie legali. Scopro di dover regalare 50€ ad un altro avvocato che dovrà tentare un inutile quanto improbabile tentativo di conciliazione, che infatti termina dopo 5 minuti con un nulla di fatto…ma che porcata è questa? una vergogna!

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