Diritto e Fisco | Articoli

Che differenza c’è tra imposte e tasse?

17 Gennaio 2021 | Autore: Vincenzo Delli Priscoli
Che differenza c’è tra imposte e tasse?

Tributo, contributo, imposte e tasse sono termini che spesso vengono utilizzati erroneamente come sinonimi.

Nel linguaggio comune, i termini “imposta” e “tassa” sono sinonimi, tuttavia nel linguaggio giuridico sono termini tecnici e, dunque, ci sono delle distinzioni da evidenziare. Nel nostro ordinamento, non esistono definizioni legislative di imposta e di tassa, quindi in mancanza di definizioni legislative è necessario tener conto del significato che a tali termini è tradizionalmente attribuito nel lessico giuridico. Vediamo allora che differenza c’è tra imposte e tasse, le caratteristiche peculiari di questi due istituti, come si correlano col concetto di tributo e quali sono i punti di contatto col concetto di contributo.

Che cos’è il tributo?

Il tributo è un’entrata coattiva, ossia imposta con un atto dell’autorità. Il fondamento del tributo, infatti, è sempre un atto dell’autorità (legge o provvedimento), mentre possono esservi anche entrate pubbliche imposte coattivamente che non hanno carattere tributario, come ad esempio le sanzioni.

La nozione di tributo è caratterizzata dalla ricorrenza di due elementi essenziali: da un lato, l’imposizione di un sacrificio economico individuale realizzata attraverso un atto autoritativo dell’ente impositore, dall’altro la destinazione del gettito alla copertura del fabbisogno finanziario necessario a sostenere le spese pubbliche.

Con il termine “tributo” si indica una macro-categoria comprendente al suo interno i concetti di imposta, tassa e contributo.

Che cosa sono le imposte?

L’imposta consiste in un prelievo coattivo da parte di un ente impositore (stato, regione, comune), connessa generalmente alla capacità contributiva del contribuente e che non risulta però collegato ad alcuna prestazione specifica da parte dell’ente stesso.

Un lavoratore, che sia dipendente oppure autonomo, paga l’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche) sul proprio reddito e tale imposta è connessa alla sua capacità contributiva, nel senso che maggiore sarà il reddito percepito tanto più alta sarà l’Irpef da pagare.

Il presupposto dell’imposta è, dunque, un fatto economico posto in essere dal soggetto passivo (ad esempio, il conseguimento di un reddito, il possesso di un bene, la stipulazione di un contratto), senza alcuna relazione specifica con una determinata attività dell’ente pubblico.

Le imposte rappresentano somme di denaro che il contribuente versa allo Stato o ad un altro ente impositore, ma che non corrispondono ad alcuna prestazione specifica svolta dallo stato stesso per il versamento di quella somma.

Il pagamento delle imposte non dà diritto, infatti, al contribuente di ricevere in cambio un servizio specifico, ma va a finanziare le spese indivisibili, cioè che riguardano l’intera collettività (ad esempio, la manutenzione delle strade, l’illuminazione pubblica, la sanità pubblica).

Imposte dirette ed imposte indirette

Possiamo distinguere le imposte in due categorie: le imposte dirette e le imposte indirette.

Le imposte dirette sono quelle che colpiscono la capacità contributiva del cittadino in un determinato periodo di tempo (anno fiscale). Le principali imposte dirette sono:

  • l’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche);
  • l’Ires (imposta sul reddito delle società);
  • l’Irap (imposta regionale sulle attività produttive).

Le imposte indirette non colpiscono direttamente la capacità contributiva del cittadino, ma vanno a colpire la ricchezza solo nel momento in cui questa si manifesta, cioè quando c’è una spesa o un consumo.

L’imposta indiretta principale è l’Iva (imposta sul valore aggiunto). Ad esempio, un oggetto in vendita in un negozio avrà un determinato prezzo (comprensivo di Iva) sia se ad acquistarlo dovesse essere un contribuente facoltoso, sia se ad acquistarlo dovesse essere invece un contribuente con un reddito molto basso. Ecco perché l’Iva non incide direttamente sulla capacità contributiva del cittadino.

Che cosa sono le tasse?

La tassa si distingue dall’imposta perché il suo presupposto è un atto o un’attività pubblica, ossia l’emanazione di un provvedimento o la fruizione di un bene o servizio pubblico specificamente riguardanti un determinato soggetto.

Vi sono tasse collegate all’emanazione di atti o provvedimenti amministrativi (ad esempio, le tasse sulle concessioni governative), tasse collegate ad una attività pubblica (ad esempio, il contributo per l’iscrizione a ruolo delle cause civili e amministrative) e le tasse collegate alla fruizione di un bene pubblico (come, ad esempio, l’occupazione di spazi pubblici) o di un servizio pubblico (ad esempio, la raccolta dei rifiuti).

Le tasse rappresentano, dunque, somme di denaro che il contribuente versa allo stato o ad un altro ente impositore in cambio di un servizio specifico.

Il canone Rai, ad esempio, è una tassa che si paga a fronte di un servizio offerto dalla televisione pubblica (la Rai) per il possesso di uno o più apparecchi radio televisivi. Se il contribuente non possiede alcun televisore in casa, evidentemente non si avvarrà più di tale servizio e quindi non dovrà più pagare tale tassa.

Ovviamente, il pagamento della singola tassa serve a finanziare lo specifico servizio che viene offerto in cambio del pagamento. Ad esempio, il pagamento della Tari (tassa sui rifiuti) verrà utilizzato dall’ente impositore (il comune) per coprire i costi dello smaltimento dei rifiuti.

Con il pagamento delle tasse si va a sostenere il costo delle cosiddette spese divisibili, ovvero quelle spese per le quali è evidentemente determinabile quale sia il servizio specifico erogato a quel determinato cittadino che ha pagato la tassa.

La differenza tra tasse e imposte

Molte volte, nel linguaggio comune, si sostiene erroneamente che l’Irpef o l’Ires siano “delle tasse da pagare” e che la Tari sia “un’imposta comunale”, sovrapponendo il concetto di imposta e di tassa e non tenendo conto delle differenze giuridiche che caratterizzano tali istituti, come abbiamo finora esposto. Infatti, imposte e tasse non sono da considerarsi la stessa cosa, non sono quindi sinonimi.

La distinzione tra imposte e tasse va individuata nel tipo di spesa pubblica che vanno a finanziare. Le entrate destinate a finanziare le spese indivisibili sono “imposte”, quelle destinate a finanziare spese divisibili sono tasse.

Mentre per le imposte non si è in grado di rintracciare la prestazione fornita, con le tasse si finanzia un servizio che è evidentemente identificabile (come la già citata tassa per il servizio di raccolta dei rifiuti).

Il pagamento di un’imposta non comporta uno specifico corrispettivo, ma tali somme vengono utilizzate dallo stato per finanziare le spese pubbliche. Le imposte, quindi, finanziano servizi indivisibili, perché il loro prelievo non fornisce prestazioni indirizzate direttamente ad un singolo cittadino, ma concorre all’erogazione di servizi rivolti alla totalità dei cittadini.

Canoni e tariffe

Vi sono, inoltre, canoni e tariffe che devono essere corrisposti da chi fruisce di un servizio pubblico, ma non sono considerate tasse. Sono, infatti, entrate di diritto pubblico non aventi natura fiscale. Si pensi, ad esempio, al canone dovuto al comune per l’erogazione dell’acqua potabile.

D’altronde, nell’ambito della finanza degli enti locali, i proventi aventi natura di tassa o di imposta possono essere sostituiti con proventi di natura non tributaria.

I Comuni, per esempio, possono, con un apposito regolamento approvato dal consiglio comunale, escludere l’applicazione dell’imposta sulla pubblicità e, in alternativa, prevedere il pagamento di un canone. Analogamente, al posto della tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche, i Comuni possono con apposito regolamento prevedere il pagamento di un canone.

In definitiva, la denominazione di un istituto non è decisiva. Vi sono infatti entrate pubbliche denominate contributi o tariffe che hanno natura di tassa. Si pensi al contributo unificato dovuto per introdurre una causa giudiziaria in tribunale: la denominazione è quella di contributo, ma la natura reale è quella di una tassa. Oppure il già citato canone Rai che, a dispetto del nome, è una tassa in quanto collegata ad uno specifico servizio.

Che cosa sono i contributi?

contributi, come le tasse e le imposte, rientrano nella classificazione del tributo.

È denominato contributo (o anche tributo speciale) quel tipo di tributo che ha come presupposto l’arricchimento che determinati soggetti traggono dall’esecuzione di un’opera pubblica destinata alla collettività in modo indistinto.

Ad esempio, se la tua abitazione è situato nel perimetro in cui opera un consorzio di bonifica (perimetro di contribuenza), si presume che la tua abitazione tragga un beneficio dalle opere di bonifica effettuate dal consorzio, e dunque sarai tenuto a pagare il contributo di bonifica annuale relativo alle spese per la manutenzione e la gestione delle opere pubbliche di bonifica e alle spese di funzionamento del consorzio.

Il contributo quindi si considera un ibrido tra le imposte e le tasse; ciò perché esso è un prelievo coattivo, caratteristica peculiare che ritroviamo nel concetto di imposta, ma è comunque volto a finanziare un servizio specifico, che è la peculiarità che si ritrova nel concetto di tassa.

Il monopolio fiscale

Un’altra tipologia di tributi che continua a svolgere un ruolo importante è il monopolio fiscale caratterizzato dalla riserva allo stato di un settore produttivo o commerciale (ad esempio, i tabacchi lavorati). Tale riserva consente all’ente pubblico di imporre, unitamente al prezzo di vendita dei prodotti, un aggravio ulteriore, normalmente strutturato come imposta sui consumi.

Quindi, l’acquisto di un genere di monopolio non è un tributo, ma il corrispettivo di un normale contratto di compravendita. Tuttavia, se si ha riguardo a quella che è la funzione essenziale dei tributi, ossia procurare entrate all’ente pubblico, anche il monopolio può essere considerato un tributo, quando ha lo scopo di procurare entrate.



Di Vincenzo Delli Priscoli


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