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Dieta tumore esofago

29 Aprile 2021 | Autore:
Dieta tumore esofago

Sintomi, fattori di rischio, soggetti maggiormente colpiti e terapia nutrizionale del cancro esofageo. L’importanza della dieta mediterranea ed il riconoscimento dell’Unesco come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. 

Difficoltà di deglutizione, malnutrizione, disidratazione e perdita di peso. Sono questi i tipici sintomi del tumore dell’esofago che si manifestano nel paziente quando la neoplasia è in uno stadio già avanzato. In pratica, il paziente non riesce a deglutire gli alimenti solidi perché, nell’estendersi, il tumore restringe l’esofago. Tra i fattori di rischio che possono determinare l’insorgenza del cancro dell’esofago troviamo: l’eccessivo consumo di alcol, il tabagismo, una dieta squilibrata, la presenza di infezioni da papilloma virus umano, la predisposizione genetica e la familiarità.

Questo tipo di neoplasia si sviluppa nelle cellule che rivestono la parete dell’esofago (il tubo che collega la gola con lo stomaco). Ma quali sono le forme più comuni? Il carcinoma a cellule squamose (nella parte superiore dell’esofago) e l’adenocarcinoma (nella parte inferiore). Diffondendosi, il tumore invade diversi nervi, nonché altri organi e tessuti; di conseguenza, può manifestarsi con altri sintomi e determinare l’insorgenza di ulteriori problematiche, ecco perché è importante rivolgersi prontamente ad uno specialista.

Ma cosa può mangiare chi riceve una diagnosi di tumore dell’esofago? In cosa consiste la terapia nutrizionale?

Per conoscere quale dieta è consigliata per il tumore dell’esofago, abbiamo intervistato il dr. Mario Coco, responsabile della nutrizione clinica ed oncologica dell’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli. L’esperto ci ha spiegato quali sono le difficoltà a cui va incontro chi riceve una diagnosi di tumore dell’esofago, quali alimenti deve preferire il paziente oncologico prima e dopo l’intervento chirurgico, come viene strutturata una terapia nutrizionale adeguata, come prevenire l’insorgenza della neoplasia attraverso le buone abitudini alimentari e un sano stile di vita. Dopo l’intervista all’esperto, ti parlerò dell’iscrizione della dieta mediterranea nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità e delle indicazioni del ministero della Salute.

Quali sono i pazienti maggiormente colpiti dal tumore dell’esofago?

Nella grande maggioranza dei casi, si tratta di pazienti anziani. Considera la difficoltà di gestione di questi pazienti anche sul piano psicologico. Non è semplice accettare questo tipo di situazione. Quindi, in questi casi, l’intervento nutrizionale dovrebbe essere obbligatorio. Purtroppo, nella prassi medica, l’intervento del nutrizionista è ancora molto lontano in quasi tutti gli ospedali, per cui un monito dovrebbe essere quello di far intervenire lo specialista in nutrizione già dal primo contatto con il paziente.

Quali sono le difficoltà del paziente con tumore dell’esofago?

La neoplasia dell’esofago, a differenza di tutti gli altri settori del corpo umano, rappresenta quella più delicata. Il paziente si trova in una situazione di malnutrizione, pregressa all’operazione chirurgica, in quanto non riesce ad ingoiare gli alimenti e, nei casi più gravi, si trova in uno stato di disidratazione dal momento che ha difficoltà ad ingoiare finanche l’acqua a causa delle ostruzioni neoplastiche che vengono trovate all’interno dell’esofago. Pertanto, l’intervento nutrizionale in questi pazienti rappresenta, rispetto a tutti gli altri, qualcosa di impellente.

Come preparare il paziente all’intervento dal punto di vista nutrizionale?

Nella mia pratica clinica, spesso, preparo i pazienti ad una nutrizione artificiale con sacche per l’idratazione e sacche per i nutrienti. Una volta inquadrato il paziente dal punto di vista nutrizionale, inizia tutta la trafila legata all’operazione chirurgica. Molto spesso, si tratta di un’operazione di ablazione, cioè di rimozione dell’esofago con effetti collaterali tremendi. Il paziente deve fare proprio degli esercizi di deglutizione.

In caso di tumore dell’esofago, quale dieta seguire?

Ci sono alimenti che hanno una funzione preventiva e protettiva. Si tratta di quegli alimenti che rientrano nella dieta mediterranea.

Perché è importante seguire la dieta mediterranea?

Il concetto di dieta mediterranea è talmente prezioso che non può essere abbandonato, ma purtroppo viene spesso sovrastato dalle diete di moda che fanno tutto il contrario di quella che dovrebbe essere un’azione protettiva da parte dell’alimentazione.

Un’alimentazione corretta e un buono stato di salute dipendono dall’atteggiamento che si ha e dall’informazione che la popolazione dovrebbe avere. Quindi, bisogna seguire la dieta mediterranea, consumare prodotti integrali, olio extravergine di oliva, legumi, prodotti lattiero-caseari. Tutti prodotti rigorosamente di buona qualità, perché non sempre lo sono.

Consiglia il consumo della carne?

Spesso, si discrimina e si demonizza la carne, ma in realtà non c’è nessuna evidenza scientifica. O meglio, ci sono evidenze sull’eccessivo consumo di carne rossa e, pertanto, si ritiene che la carne rossa debba essere eliminata del tutto. In realtà, non è così, soprattutto per questo tipo di neoplasie legate allo stomaco e all’esofago. In questi casi, si ha la necessità di contrastare la malnutrizione e, quindi, c’è bisogno di proteine nobili, proteine che vengono dalla carne, dal pesce, dalle uova. Chiaramente, il consumo eccessivo è un pericolo, ma non possiamo pensare di avere una terapia nutrizionale adeguata eliminando proteine nobili come quelle appena citate.

Quanto è importante la modalità di cottura della carne?

Esatto, il segreto potrebbe essere nella modalità di cottura. Bisognerebbe evitare di cucinare una bistecca alla brace. Meglio cucinare la carne in brodo, al ragù, in umido, in padella.

Cosa può mangiare il paziente durante i giorni di chemioterapia? 

Negli studi clinici, a riguardo, purtroppo non si trova tanto. Bisognerebbe fare dei lavori scientifici sulle tecniche nutrizionali da adoperare durante la chemioterapia. Ad oggi, sono ancora molto pochi. C’è chi propone una sorta di digiuno nei due giorni precedenti e nel giorno successivo all’infusione chemioterapica.

Nel giorno stesso della seduta chemioterapica, uno studio propone un eccesso di zuccheri (ad esempio, attraverso il consumo di succo di frutta, coca cola, dolci, cioccolata) in modo da far veicolare il farmaco nelle sedi opportune. Queste però sono idee che hanno poco riscontro dal punto di vista scientifico e lasciano il tempo che trovano. Tuttavia, c’è un senso in questo studio perché la sede del tumore è ghiotta di zuccheri, di prodotti che hanno un grosso impatto dal punto di vista glicemico; quindi, è stato proposto che nel corso della chemioterapia questi pazienti dovrebbero consumare questo tipo di prodotti.

Dopo l’intervento chirurgico cosa può mangiare il paziente oncologico?

Nelle prime due/tre settimane, somministro a questi pazienti oncologici una dieta liquida a base di omogeneizzati e creme (creme di riso integrale, creme di pasta, creme di cereali integrali). Dopodiché, c’è una sorta di “svezzamento”, cioè si iniziano ad introdurre tutti i prodotti che dal punto di vista della consistenza risultano essere un po’ più accettabili. Quindi, si inizia con il consumo di frutta grattugiata, uova e altri prodotti che non danno problemi nella deglutizione. Ogni settimana, convoco i pazienti e cambiamo qualcosa nella dieta a seconda del loro stato di salute.

Come si può prevenire il tumore dell’esofago?

Bisogna condurre uno stile di vita sano e seguire una corretta alimentazione. Negli alimenti, sono presenti molecole, reazioni chimiche che hanno caratteristiche protettive. Il problema è che non viene fatta una giusta educazione alimentare. Sono tantissimi, anche i giovani, che non hanno la benché minima idea di come prendersi cura del proprio stato di salute. In realtà, è più semplice di quello che si pensa. Basterebbe fare corretta informazione come stiamo facendo noi.

Quanto è importante il mantenimento del peso forma?

Il peso corporeo è il totem del concetto di prevenzione alimentare e delle patologie cronico-degenerative.

Dieta mediterranea: Unesco e ministero della Salute

Nell’intervista al dr. Mario Coco, abbiamo approfondito il tema relativo all’alimentazione dei pazienti oncologici analizzando, in particolare, quale dieta deve seguire chi riceve una diagnosi di tumore dell’esofago.

Ora, in questo paragrafo, ti parlerò del riconoscimento che la dieta mediterranea ha ricevuto dall’Unesco e ti illustrerò quali sono le indicazioni del ministero della Salute.

Partiamo proprio dalla denominazione: come nasce l’etichetta di “dieta mediterranea“? Ad attribuire il nome a questo quadro nutrizionale, oggi rinomato e apprezzato in tutto il mondo, sono stati gli scienziati americani Ancel e Margaret Keys. Gli studiosi hanno effettuato alcune ricerche epidemiologiche sulle malattie cardiovascolari ed hanno scoperto che la longevità delle popolazioni del Meridione era collegata alle tradizioni alimentari e alle produzioni locali.

Il 16 novembre del 2010, a Nairobi in Kenya, la dieta mediterranea è stata inserita dall’Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Sinonimo di buona salute e creatività gastronomica, la dieta mediterranea è considerata un esempio di ricchezza culturale legata al territorio, alla convivialità e alla società. Uno stile di vita.

La dieta mediterranea racchiude abitudini alimentari che favoriscono condizioni di salute ottimali grazie al consumo di: frutta; verdura; cereali e dei loro prodotti di trasformazione (pane, pasta), specialmente integrali; legumi; olio extravergine di oliva (da consumare a crudo senza esagerare); pesce; carne (da consumare con moderazione carni rosse e processate, affettati e salumi).

Attualmente, come dimostrano le evidenze scientifiche, la dieta mediterranea rappresenta un vero e proprio modello di dieta sana e sostenibile che favorisce la prevenzione di numerose patologie come l’obesità, il diabete, il cancro, l’osteoporosi, l’ipertensione arteriosa e riduce il rischio di insorgenza delle malattie cardiovascolari (patologie delle arterie coronarie, infarto).

Per il ministero della Salute, la dieta mediterranea è un vero e proprio strumento di sanità pubblica per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili e lotta al triplo burden della malnutrizione (malnutrizione per difetto, per eccesso e da micronutrienti).

Per prevenire l’insorgenza di patologie neoplastiche, il ministero evidenzia che bisogna limitare l’assunzione quotidiana di tutti i cibi ad alto contenuto calorico, quindi gli alimenti ricchi di grassi e di zuccheri, gli alcolici, le bevande zuccherate.

Inoltre, secondo alcuni studi epidemiologici, coloro che conducono una vita sedentaria e non praticano attività fisica si ammalano con più frequenza di cancro dell’intestino, della mammella e dell’endometrio. Pertanto, un corretto stile di vita volto a favorire la prevenzione oncologica, si basa anche sullo svolgimento dell‘attività fisica.

Il ruolo delle istituzioni è fondamentale per promuovere l’educazione alimentare della popolazione e favorire l’adozione di diete sane e sostenibili sin dalla prima infanzia per consentire alle nuove generazioni la prevenzione di gravi patologie che potrebbero insorgere in età adulta.



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1 Commento

  1. Non conoscevo tutta la storia della dieta mediterranea. Avevo già sentito che è la migliore, lo ripetono sempre i vari nutrizionisti, ma non sapevo fino a questo punto. Io ho sempre seguito questo tipo di dieta perché amo i prodotti indicati quindi mi viene semplice. La corretta alimentazione è fondamentale perché apporta dei benefici a tutto l’organismo. Ad esempio, anche gli oculisti dicono che mangiando frutta e verdura è possibile evitare di assumere integratori per favorire la vista

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