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Diffamazione a mezzo social: come difendersi

30 Aprile 2021 | Autore:
Diffamazione a mezzo social: come difendersi

Immagini e commenti oltraggiosi in rete: come ottenere una tutela immediata? Quali sono gli strumenti di difesa oltre alla querela?

La diffamazione è diventato uno dei reati più commessi in rete. Da quando i social hanno fatto il loro avvento, le pagine di internet si sono velocemente riempite di insulti, commenti ingiuriosi e foto oltraggiose. Queste condotte, commesse pubblicamente sul web, integrano il delitto di diffamazione, per di più aggravata, punita con la reclusione o la multa. Il problema della diffamazione online è che la persona offesa rischia di subire un grosso danno all’immagine, per via della velocità con cui le frasi e le immagini irriguardose sono in grado di propagarsi. In pratica, messa in rete la prima offesa, si innesca un circolo vizioso di condivisioni e ripubblicazioni che non fanno altro che aumentare la portata offensiva del gesto.

Come difendersi dalla diffamazione a mezzo social? Per evitare che i social network diventassero un pericoloso e inarrestabile veicolo di diffusione di insulti e minacce, sono stati predisposti alcuni strumenti che consentono di bloccare tempestivamente l’azione diffamatoria altrui. Questi metodi prescindono e sono indipendenti dalla successiva azione giudiziaria, in sede civile e penale, che la vittima di diffamazione può decidere, in piena libertà, di intraprendere.

In pratica, chi segnala la diffamazione al social su cui è comparsa è comunque libero poi di chiedere giustizia innanzi al giudice. Come difendersi dalla diffamazione sui social? Scopriamolo insieme.

Diffamazione: quando è reato?

Secondo la legge, chi, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1032 euro [1].

Elementi essenziali della diffamazione sono:

  • la comunicazione con più persone. L’atto diffamatorio deve essere comunicato, trasmesso oppure visto da almeno due persone, diffamatore e diffamato esclusi. Il requisito della comunicazione tra più persone si considera comunque integrato qualora questa avvenga in tempi diversi (si pensi al passaparola);
  • l’offesa alla reputazione. La condotta colpevole deve ledere la reputazione della vittima, per reputazione si deve intendere la considerazione che la persona offesa ha all’interno della società;
  • l’assenza della vittima. Il diffamato non deve essere presente al momento della diffamazione oppure, anche se fisicamente presente, non deve essere in grado di percepire immediatamente l’offesa (ad esempio, perché lontano oppure perché non può udire).

Diffamazione: come si realizza?

Come anticipato in premessa, la diffamazione può essere compiuta non solo verbalmente, con le parole (il classico commento irriguardoso) ma anche con i gesti, gli scritti, i disegni, le foto e, più in generale, con le immagini.

È il caso, ad esempio, di colui che pubblica in rete una foto che ritrae una persona in una posa imbarazzante, oppure di chi diffonde un video che, reso pubblico, compromette la reputazione di un professionista, oppure ancora di chi diffonde un disegno che mette in ridicolo la vittima.

Insomma: integra il reato di diffamazione tutto ciò che è idoneo a ledere la considerazione che gli altri hanno della vittima.

Diffamazione a mezzo social: cos’è?

La diffamazione a mezzo social è una forma aggravata di diffamazione, punita con la reclusione da sei mesi a tre anni o con la multa non inferiore a cinquecentosedici euro.

La più severa punizione è giustificata dal fatto che la diffamazione sui social è equiparata a quella che avviene con la stampa o con altri mezzi di pubblicità. L’enorme diffusione che può avere l’espressione o l’immagine oltraggiosa giustifica il trattamento sanzionatorio più rigido.

Diffamazione sui social: come difendersi?

Poiché la diffamazione è un reato, contro di essa può essere sporta querela entro tre mesi da quando si è avuta notizia della condotta oltraggiosa.

Il consiglio è di rivolgersi direttamente alla polizia postale, dotata delle attrezzature idonee a combattere i crimini commessi in internet.

Denunciare una diffamazione può rivelarsi tuttavia un mezzo di tutela poco efficace: considerati i tempi biblici della giustizia italiana, il giudice penale potrà sì condannare, dopo anni, l’autore del delitto alla giusta pena (normalmente, una semplice multa), ma non potrà impedire che, nel frattempo, l’offesa si propaghi.

Per queste ragioni, oltre alla denuncia ci si può attivare autonomamente e chiedere a Facebook (o ad un altro social su cui è comparsa la diffamazione) di rimuovere il contenuto lesivo.

Per fare questo bisogna segnalare la diffamazione avvenuta; per farlo, è possibile:

  • inviare un’email al social network (per Facebook, l’indirizzo è abuse@facebook.com);
  • segnalare al social, tramite la stessa piattaforma, il soggetto diffamatore. A tal fine, sarà sufficiente andare sul profilo di quest’ultimo, cliccare sulla freccetta verso il basso posta in corrispondenza del bottone “messaggio” e poi selezionare “Segnala/blocca”. Di lì, bisognerà spuntare la voce “invia una segnalazione”.

Ricevuto l’avviso, il social network impiegherà poco tempo per accertarsi del contenuto lesivo e bloccarlo o rimuoverlo del tutto. In questo modo, si potrà ottenere una tutela celere in attesa che la giustizia (civile e penale) faccia il suo corso.

Per difendersi tempestivamente da una diffamazione sui social è possibile anche ricorrere al giudice civile chiedendo l’emissione di un provvedimento d’urgenza con cui si ordini la rimozione e/o l’oscuramento del contenuto lesivo dalla pagina internet [2].

Cyberbullismo sui social: come difendersi?

Una forma particolare di tutela è stata prevista nel caso di bullismo sui social e, più in generale, in internet. La vittima di persecuzioni online può inoltrare al gestore del sito internet o del social network una richiesta di immediato oscuramento, rimozione o blocco dei contenuti lesivi.

L’istanza di oscuramento del sito web può essere avanzata direttamente dalla vittima che abbia compiuto i quattordici anni oppure dai genitori.

Il materiale non viene cancellato ma ne viene reso impossibile l’accesso agli utenti: in questo modo, i contenuti potranno sempre essere utilizzati come prova sia dalla persona offesa che dalle autorità.

Nel caso in cui il responsabile del trattamento dei dati non provveda entro quarantotto ore a rimuovere i contenuti offensivi, è possibile fare reclamo all’Autorità garante per la protezione dei dati personali, che provvederà entro due giorni.

Il reclamo al Garante della privacy si può presentare anche quando sia impossibile identificare il responsabile del trattamento dei dati personali della pagina internet. L’intervento del Garante contro atti di cyberbullismo può essere chiesto compilando ed inoltrando il modulo presente sul sito istituzionale dell’autorità medesima.


note

[1] Art. 595 cod. pen.

[2] Art. 700 c.p.c.

Autore immagine: pixabay.com


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3 Commenti

  1. Purtroppo, in Rete è pieno dei cosiddetti leoni da tastiera e non si fermano davanti a nulla. Neppure di fronte al rischio di commettere il reato di diffamazione aggravata. Questi furbetti pensano di non riuscire ad essere beccati perché magari commento un post pubblico o condividono qualche post senza indicare esplicitamente a chi sono rivolti i contenuti diffamatori, però i riferimenti sono spesso chiari e inequivocabili… Bisognerebbe mettere un freno a questi soggetti per evitare che si possa macchiare la reputazione di un individuo magari a sua insaputa perché non ha gli strumenti per verificare direttamente la lesione del suo onore

  2. Questa guida è molto utile per chi non sa dove appigliarsi dopo aver constatato di essere vittima di diffamazione sui social. Ovviamente, quando ci si trova davanti a certi commenti, post e altre condivisioni online si resta di stucco perché non si hanno gli strumenti per cancellare immediatamente i contenuti qualora incitando l’autore questi non dovesse collaborare nell’istantanea rimozione dei contenuti diffamatori

  3. Ma le varie piattaforme social dovrebbero trovare il modo di intercettare questi contenuti prima della pubblicazione. Capisco la libertà di espressione, ma spesso vengono censurati certi contenuti discutibili e come mai non si interviene anche su immagini o post diffamatori? Capisco che siamo tantissimi utenti e sarebbe impossibile monitorare tutto, però se pubblichi rapidamente un post magari per lavoro Facebook ti sospende alcune funzioni perché ti riconosce come spam.

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