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Chi è che indaga sui fatti che riguardano un reato?

30 Aprile 2021 | Autore:
Chi è che indaga sui fatti che riguardano un reato?

Indagini preliminari: cosa sono e come si svolgono? Quali sono i compiti del pubblico ministero e della polizia giudiziaria?

Il procedimento penale si divide in due fasi: le indagini preliminari, durante le quali le autorità investigano sul presunto fatto costituente reato, e il processo vero e proprio, cioè il momento in cui l’imputato deve difendersi dalle accuse del pubblico ministero davanti a un giudice terzo e imparziale. La fase delle indagini preliminari può essere più o meno lunga a seconda delle investigazioni da compiere: è chiaro che una cosa è indagare per un omicidio, altra è investigare su un furtarello al supermercato. Durante le indagini preliminari, l’indagato potrà fare ben poco, in quanto l’azione è interamente nelle mani della Procura della Repubblica e della polizia giudiziaria.

Chi è che indaga sui fatti che riguardano un reato? La domanda può sembrare banale, ma in realtà non lo è: l’attività investigativa in tema di fatti che costituiscono reato è spesso il frutto del coordinamento di forze di polizia diverse, le quali confluiscono tutte nella nozione generale di polizia giudiziaria. Al vertice si pone, ovviamente, il magistrato del pubblico ministero, il quale coordina le indagini e promuove l’azione penale. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme chi è che indaga sui fatti che riguardano un reato.

Indagini preliminari: come funzionano?

Come anticipato in premessa, prima del processo vero e proprio ci sono le indagini preliminari, le quali prendono l’avvio a seguito dell’iscrizione, all’interno dell’apposito registro custodito negli uffici della Procura della Repubblica, del nominativo della persona indagata.

All’inizio di tutto c’è quindi la segnalazione di un reato. Questa può pervenire da una persona che ha assistito a un illecito penale (con denuncia), dalla vittima stessa (con querela) oppure dalle forze dell’ordine che, nello svolgimento delle proprie mansioni, scoprono la commissione di un reato.

A seguito della denuncia, della querela o della segnalazione, si provvede all’iscrizione della notizia di reato all’interno del registro conservato in Procura, unitamente al nominativo dell’indagato, se noto.

È questo il momento formale a decorrere dal quale cominciano le indagini preliminari. Chi sono i soggetti che prendono parte alle investigazioni? Chi è chiamato a fare luce sul caso? Scopriamolo insieme.

Pubblico ministero: cosa fa?

Una volta ricevuta la notizia di reato, il magistrato del pubblico ministero (o meglio, sarebbe più corretto dire il procuratore della Repubblica) delega alla polizia giudiziaria le indagini che ritiene debbano compiersi.

L’attività principale del pm, infatti, non è quella di indagare in prima persona, bensì di coordinare le investigazioni avvalendosi delle forze dell’ordine che sono alle sue dipendenze.

L’autorità giudiziaria potrà quindi delegare al compimento dei principali atti d’indagine, come ad esempio le perquisizioni, le ispezioni, i sequestri, ecc.

Valutate tutte le prove acquisite, il pubblico ministero, se ritiene fondata la responsabilità dell’indagato, chiede al giudice il rinvio a giudizio dello stesso; altrimenti, dispone l’archiviazione della notizia di reato.

Polizia giudiziaria: cos’è?

La macchina investigativa della giustizia italiana è composta essenzialmente da due figure: il magistrato del pubblico ministero, che coordina l’attività d’indagine e ne è a capo, e la polizia giudiziaria, che possiamo definire come il braccio operativo del pm.

Cos’è la polizia giudiziaria? Contrariamente a quanto si possa pensare, la polizia giudiziaria non è un corpo o un settore specifico della polizia di Stato, bensì una nozione nella quale rientrano tutte le forze dell’ordine che si occupano di perseguire i crimini per conto della Procura della Repubblica.

Nella polizia giudiziaria rientrano quindi la polizia di Stato, i Carabinieri, la Guardia di Finanza, la polizia penitenziaria, il corpo forestale e perfino la polizia municipale, quando si occupano di indagini penali su delega del magistrato del pubblico ministero a cui è stato affidato il caso.

Polizia giudiziaria: cosa fa?

Secondo il Codice di procedura penale, la polizia giudiziaria si occupa, anche di propria iniziativa, di:

  • prendere notizia dei reati;
  • impedire che i reati vengano portati a conseguenze ulteriori;
  • ricercarne gli autori;
  • compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per l’applicazione della legge penale [1].

La polizia giudiziaria, pertanto, svolge tre importantissime funzioni:

  • investigativa, in quanto ricerca le fonti di prova e raccoglie ogni elemento utile per la ricostruzione del fatto costituente reato e per l’individuazione del colpevole;
  • repressiva, poiché impedisce che i reati vengano portati a conseguenze ulteriori e interrompe l’iter criminoso e le conseguenze che possano derivare da un fatto costituente reato;
  • esecutiva, che si sostanzia nell’attività di notificazione ed esecuzione di ordinanze ed atti del procedimento penale delegati dalla stessa autorità giudiziaria.

Polizia giudiziaria: come funziona?

Le funzioni di polizia giudiziaria sono svolte alle dipendenze e sotto la direzione dell’autorità giudiziaria [2].

La polizia giudiziaria si suddivide in sezioni e servizi:

  • le sezioni sono istituite presso ogni procura della Repubblica e sono composte con personale dei servizi di polizia giudiziaria;
  • i servizi, invece, hanno sede presso questure, comandi dei Carabinieri e della Guardia di Finanza o presso le altre istituzioni cui appartengono.

La differenza principale sta nel rapporto con l’autorità giudiziaria, che è più diretto nel caso del personale che fa parte delle sezioni (le quali, istituite presso gli uffici della procura, ne rappresentano un vero e proprio braccio operativo), meno nel caso dei servizi, i quali ricevono direttive anche dalle istituzioni di appartenenza e non esclusivamente dal pubblico ministero.

Per la precisione, secondo la legge [3], le sezioni di polizia giudiziaria dipendono dai magistrati che dirigono gli uffici presso i quali sono istituite.

L’ufficiale preposto ai servizi di polizia giudiziaria è responsabile verso il procuratore della Repubblica presso il tribunale dove ha sede il servizio dell’attività di polizia giudiziaria svolta da lui stesso e dal personale dipendente.

In pratica, la polizia giudiziaria (e in modo particolare le sezioni) è vincolata al pubblico ministero con il quale si instaura un rapporto di dipendenza così stretto che prima di distogliere un componente della polizia dai propri ruoli è opportuno attendere il nulla osta del procuratore rapportato a quella sezione.

I servizi, invece, sono legati da un rapporto di dipendenza più lieve poiché non solo legati esclusivamente al pubblico ministero, bensì anche alle istituzioni cui fanno parte.

Chi indaga sui fatti che costituiscono reato?

Alla luce di quanto detto sino a questo momento, possiamo affermare che le indagini su fatti che costituiscono reato sono svolte:

  • dal magistrato del pubblico ministero, il quale coordina l’intera attività investigativa, delega la polizia giudiziaria al compimento degli atti concreti di indagine (ad esempio, perquisizione, ispezione, sequestro, assunzione deposizioni, ecc.) e, al termine, valuta l’intero impianto probatorio al fine di decidere se chiedere o meno il rinvio a giudizio dell’indagato;
  • dalla polizia giudiziaria, la quale compie le operazioni delegate dalla Procura e, in autonomia, quelle che ritiene necessarie per la corretta prosecuzione delle investigazioni.

note

[1] Art. 55 cod. proc. pen.

[2] Art. 56 cod. proc. pen.

[3] Art. 59 cod. proc. Pen.

Autore immagine: pixabay.com


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