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Se un giudice sbaglia viene “punito”?

18 Gennaio 2021 | Autore:
Se un giudice sbaglia viene “punito”?

Come funziona la responsabilità civile dei magistrati? Cosa sono la colpa grave, il dolo e l’omissione di giustizia? Cos’è la responsabilità disciplinare?

Chi sbaglia, paga. In genere, è così. Questo principio, però, sembra non valere proprio per tutti. Hai mai sentito di un giudice che è stato “punito” per un suo errore? Mettiamo il caso che un magistrato condanni ingiustamente un imputato che invece era innocente, oppure che non riconosca un risarcimento che invece sembrava ampiamente provato. Cosa fare in casi del genere? È possibile chiedere che il giudice venga condannato per il proprio errore, esattamente come avverrebbe per qualsiasi lavoratore? Se un giudice sbaglia viene punito?

L’ordinamento giuridico italiano ha previsto una specifica legge che disciplina la responsabilità civile dei magistrati. In pratica, al ricorrere di determinate condizioni, è possibile chiedere al giudice che ha sbagliato il risarcimento dei danni conseguenti al proprio errore. Insomma, si tratta di una legge che impedisce ai giudici di farla franca quando le loro sentenze sono evidentemente ingiuste. Se l’argomento ti interessa, magari perché sei stato vittima di una grave ingiustizia giudiziaria, prosegui nella lettura: vedremo come funziona la responsabilità civile dei magistrati.

Responsabilità civile magistratura: come funziona?

Secondo la legge [1], i giudici che, nell’esercizio della loro professione, commettono un grave sbaglio, devono rispondere della loro condotta e pagare il risarcimento dei danni, patrimoniali e non, subiti dalla parte processuale.

Per la precisione, è possibile chiedere il risarcimento per responsabilità civile del magistrato solamente se il danno deriva dal dolo, dalla colpa grave oppure dal diniego di giustizia del giudice. Analizziamo ciascuna di queste ipotesi.

Dolo del giudice: cos’è?

Si ha dolo quando si commette intenzionalmente un’azione che danneggia un’altra persona.

Nel caso della responsabilità civile della magistratura, il giudice deve risarcire il danno se questo è conseguenza del suo dolo. Pensa ad esempio al giudice che, solamente per arrecare un pregiudizio alla parte processuale che gli sta antipatica, lo condanna ingiustamente.

Colpa grave del giudice: cos’è?

Si ha colpa grave del giudice quando questi cagiona un danno alla parte processuale a causa di un suo macroscopico errore.

La colpa grave è uno sbaglio imperdonabile che nemmeno un dilettante avrebbe compiuto. La colpa grave non presuppone l’intenzionalità della condotta (come avviene nel dolo), ma una grave negligenza o imperizia nel compiere il proprio lavoro.

Secondo la legge, si ha colpa grave del magistrato per:

  • violazione manifesta della legge nonché del diritto dell’Unione europea;
  • travisamento del fatto o delle prove;
  • affermazione di un fatto la cui esistenza è incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento;
  • negazione di un fatto la cui esistenza risulta incontrastabilmente dagli atti del procedimento;
  • emissione di un provvedimento cautelare personale o reale fuori dei casi previsti dalla legge oppure senza motivazione.

Diniego di giustizia: cos’è?

La responsabilità civile del magistrato scatta anche nell’ipotesi di diniego di giustizia. Di cosa si tratta? Secondo la legge, il diniego di giustizia si manifesta nel rifiuto, nell’omissione o nel ritardo del magistrato nel compimento di atti del suo ufficio quando, trascorso il termine di legge per il compimento dell’atto, la parte ha presentato istanza per ottenere il provvedimento e sono decorsi inutilmente, senza giustificato motivo, trenta giorni dalla data di deposito in cancelleria.

Se il termine non è previsto, devono in ogni caso decorrere inutilmente trenta giorni dalla data del deposito in cancelleria dell’istanza volta ad ottenere il provvedimento.

Come ottenere il risarcimento dal giudice?

Al ricorrere di almeno una delle condizioni sopra elencate, il cittadino che ritiene di essere stato leso dalla condotta del giudice può proporre specifica azione per ottenere il risarcimento dei danni.

Per le modalità, ti rinvio alla lettura dell’articolo “La responsabilità dei magistrati“.

Giudici: la responsabilità disciplinare

Il giudice che sbaglia può essere ”punito” non solo dalla parte danneggiata che gli chiede il risarcimento, ma anche dal ministro della Giustizia, nell’ipotesi in cui sussistano profili di responsabilità disciplinare.

Secondo la legge [2], il giudice può macchiarsi di illeciti disciplinari relativi a:

  • comportamenti che, violando i doveri di imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità, riserbo, equilibrio e rispetto della dignità della persona, arrecano ingiusto danno o indebito vantaggio ad una delle parti;
  • omissione della comunicazione, al Consiglio superiore della magistratura, della sussistenza di una situazione di incompatibilità;
  • consapevole inosservanza dell’obbligo di astensione nei casi previsti dalla legge;
  • comportamenti abitualmente o gravemente scorretti nei confronti delle parti, dei loro difensori, dei testimoni o di chiunque abbia rapporti con il magistrato nell’ambito dell’ufficio giudiziario ovvero nei confronti di altri magistrati o di collaboratori;
  • grave violazione di legge determinata da ignoranza o negligenza inescusabile;
  • sottrarsi in modo abituale e ingiustificato all’attività di servizio;
  • divulgazione, anche dipendente da negligenza, di atti del procedimento coperti dal segreto o di cui sia previsto il divieto di pubblicazione e numerose altre fattispecie rilevanti.

Insomma: il giudice che sbaglia potrebbe essere chiamato non solo a rispondere dei danni causati alla parte processuale, ma anche a difendersi da un possibile illecito disciplinare che arreca onta alla categoria a cui appartiene.

Magistrato: com’è punito dal punto di vista disciplinare?

La responsabilità disciplinare del giudice può far scattare una delle seguenti sanzioni:

  • l’ammonimento, che è un richiamo all’osservanza da parte del magistrato dei suoi doveri, in rapporto all’illecito commesso;
  • la censura, che à una dichiarazione formale di biasimo;
  • la perdita dell’anzianità, non inferiore a due mesi e non superiore ai due anni;
  • l’incapacità temporanea a esercitare un incarico direttivo o semidirettivo;
  • la sospensione dalle funzioni, che si concretizza con l’allontanamento, la sospensione dello stipendio e il collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura;
  • la rimozione, che determina la cessazione del rapporto di servizio e viene attuata mediante decreto del Presidente della Repubblica.

La legge prevede, altresì, la sanzione accessoria del trasferimento d’ufficio, che può essere disposta quando, per la condotta tenuta, la permanenza del magistrato nella stessa sede appare in contrasto con il buon andamento dell’amministrazione della giustizia.

Il trasferimento è, invece, sempre disposto nel caso in cui è inflitta la sanzione della sospensione dalle funzioni e può essere adottato, in via cautelare e provvisoria, su richiesta del ministro della Giustizia o del procuratore generale presso la Corte di Cassazione ove sussistano gravi elementi di fondatezza dell’azione disciplinare e ricorrano motivi di particolare urgenza.


note

[1] Legge 27 febbraio 2015, n. 18, che riforma la legge Vassalli (Legge 13 aprile 1988, n. 117).

[2] D. lgs. n. 109/2006.

Autore immagine: pixabay.com


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