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Crisi di governo: cosa succede oggi alla Camera

18 Gennaio 2021 | Autore:
Crisi di governo: cosa succede oggi alla Camera

Alle 12, il discorso di Conte e il voto di fiducia. Poi, l’incognita: attendere il verdetto di domani al Senato o dimettersi per guadagnare tempo.

«Mezzogiorno di fuoco». Giuseppe Conte non è Gary Cooper ed oggi non dovrà recitare un film a Montecitorio ma affrontare la dura realtà. L’appuntamento è proprio a mezzogiorno e, trattandosi di una sede istituzionale e non di una conferenza stampa, questa volta non potrà ritardare. Alle 12 in punto, Conte dovrà essere in Aula per rivolgersi ai deputati e agli italiani, spiegare come stanno le cose, che cosa ha intenzione di fare dopo lo strappo di Matteo Renzi e, soprattutto, sottoporsi al voto di fiducia.

Un passaggio sul quale il presidente del Consiglio è piuttosto tranquillo, visto che alla Camera i numeri non gli mancheranno. Guai, però, a sottovalutare la seduta di oggi: sarà fondamentale, tra le altre cose, sentire non tanto i renziani, visto che il leader di Italia Viva ha già annunciato l’astensione domani al Senato, quanto i gruppi minoritari.

Il primo test alla Camera, dunque, avrà questi due punti di interesse: sapere come pensa di impostare la crisi il premier e conoscere le intenzioni di voto (e, pertanto, gli appoggi reali) di chi tra i meandri del Gruppo Misto, domani può rivelarsi determinante.

A meno che Conte abbia pensato ad un colpo di scena: cogliere l’occasione delle sue comunicazioni di oggi alla Camera non solo per dire la sua sulla crisi ma anche per annunciare le dimissioni. Una strategia che va presa in considerazione, dato che consentirebbe al premier di guadagnare tempo. Ad oggi, infatti, può contare su un massimo di 157 senatori in vista del voto di fiducia di domani a Palazzo Madama. Ne mancano ancora 4 per arrivare alla maggioranza assoluta. Ma se in questo modo potrebbe governare in qualche maniera, sempre da «precario» a cui può «saltare il contratto» in qualsiasi momento, figuriamoci con una maggioranza relativa cosa riuscirebbe a fare. Quest’ultima, tra l’altro, sarebbe l’antitesi di quel «Governo solido» chiesto da Mattarella e previsto dallo stesso Conte come condizione per continuare a Palazzo Chigi.

Le dimissioni, dunque, si inseriscono in questo contesto e la strategia sarebbe evidente: Conte va al Quirinale, si dimette e chiede a Mattarella un nuovo incarico per trovare una maggioranza. Le 24 ore che gli resterebbero da qui a domani si moltiplicherebbero almeno per 5 o per 7: tanti giorni potrebbe avere a disposizione per scacciare la crisi.

Per evitare questo scenario, si attendono altri appoggi che potrebbero arrivare dall’Udc e dalla stessa Italia Viva, dove si parla di due possibili defezioni.



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