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6 consigli per non perdere in un processo

18 Gennaio 2021
6 consigli per non perdere in un processo

Strategie difensive per vincere la causa: il rapporto tra il cliente e il proprio avvocato, la ricerca delle prove. 

Perché si perde un processo? Il più delle volte, perché si ha torto: magari, la legge è diversa da come si crede o le prove raccolte non sono sufficienti. Ma si può perdere una causa anche per errori di procedura commessi dall’avvocato o perché il giudice ha interpretato la legge in modo non corretto. Se tuttavia agli errori dell’avvocato non c’è rimedio se non farsi risarcire da quest’ultimo, agli errori del giudice si può ovviare facendo appello.

A volte, si può però perdere un processo anche per colpa del cliente. Non capita di rado che si commettano errori dettati dall’ingenuità, dall’ansia, dall’animosità e, soprattutto, dalla rabbia. 

Evitare di cadere in questi sbagli può aumentare le possibilità di riuscita della causa. Ecco dunque 6 consigli per non perdere in un processo.

Si tratta, chiaramente, di consigli pratici che nulla hanno a che vedere con l’aspetto tecnico della causa: quello è rimesso alle conoscenze e alla bravura dell’avvocato. E ben farebbe il cliente ad astenersi dall’imporre strategie difensive. Ho visto diversi avvocati perdere il giudizio proprio a causa di questa ingerenza. E questo è il primo importante consiglio: non intromettersi in ciò che non si è studiato. Sarebbe come se suggeriste al medico, durante un’operazione, dove mettere il bisturi.

In questo articolo voglio darvi alcuni spunti che troverete molto utili se mai doveste trovarvi in un tribunale per far valere i vostri diritti. 

Attento a chi scegli come avvocato

Ci sono professionisti in grado di infondere sicurezza nel proprio cliente, rassicurandolo circa le possibilità di riuscita del processo. Ma non è detto che questi siano anche dei bravi professionisti. Sono solo degli abili comunicatori, degli esperti di “vendite”. 

Il processo però non è retorica come spesso si crede (complici i film): non è fatto da arringhe verbali e di capacità di convincimento. Il diritto è studio, esperienza, intuizione, conoscenza dei precedenti. Ed ancora è studio, studio e studio. Il più delle volte, i professionisti più studiosi sono anche quelli più introversi. Ecco perché non bisogna basarsi su valutazioni “a pelle”.

Peraltro, il diritto è estremamente ampio e, proprio come la medicina, ha numerosi rami. Il miglior avvocato esperto in diritto societario non è necessariamente il più indicato in una causa di divorzio. Bisogna quindi saper scegliere attentamente, basandosi anche sulle skill reperibili da internet. Convegni, pubblicazioni, video: tutto potrà aiutarvi a scegliere il professionista che fa per voi. Quanto poi alla parcella, avete il diritto di chiedere un preventivo scritto che non vi può essere negato. 

Non cambiare troppo spesso avvocato

Non si può certo dire che gli avvocati siano tutti bravi allo stesso modo ed è possibile accorgersi, in corso di causa, che il proprio difensore non sia tanto esperto come si credeva.

Tuttavia, anche se nel corso del processo, è consentito cambiare l’avvocato, non sempre è salutare farlo. Difatti, specie nelle cause civili, sono gli atti iniziali a decidere l’esito del processo; dopodiché, si possono fare solo parziali aggiustamenti. L’errore commesso in partenza non può più essere corretto, neanche dal più grande avvocato del mondo. Il quale, anzi, non avrà alcun piacere ad assumere una difesa già compromessa. Lo farà mal volentieri. È un po’ come se, ad uno scrittore, si chiedesse di cambiare la trama di un romanzo in gran parte già scritto. Non è facile per il nuovo avvocato mettere mano a ciò che è già stato fatto e questi potrebbe non conoscere tanti dettagli del processo che invece non sono sfuggiti al precedente difensore.

Eppure, c’è gente che cambia avvocato, nel corso della stessa causa, più di una volta. C’è chi lo fa perché non si fida più di lui o perché, soffrendo di manie di persecuzione, crede che questi voglia mettersi d’accordo con la controparte. C’è chi è costretto a cambiare difensore perché non gli ha pagato la parcella e non ha alcuna intenzione di farlo; o perché attratto dalle lusinghe di un altro professionista che ha solo millantato maggiore sicurezza. 

Racconta i fatti così come sono avvenuti

Spesso i clienti, nel narrare all’avvocato il proprio problema, fanno un po’ come i giornalisti: si lasciano trascinare da una visione di parte. Ed ecco che il fatto storico viene travisato. È un’operazione mentale quasi inconscia: si tende in tal modo ad auto giustificare la propria posizione, cercando compiacenza almeno nel proprio difensore. 

L’avvocato però non è un amico che serve a consolarvi e a dirvi che avete ragione: è il vostro consulente tecnico e dovrebbe sapervi avvisare anche degli sbagli che commettete. Il cliente deve essere pronto a ricevere le critiche del legale. Critiche però che, a conti fatti, quasi mai vengono mosse proprio per timore di essere sostituiti. 

Quante volte ho detto ai miei assistiti; «Qui hai sbagliato» intravedendo però immediatamente nei loro occhi scetticismo e diffidenza nei miei confronti. Avranno sicuramente pensato: «Ecco, l’avvocato non è sicuro del fatto suo». 

L’errore del cliente è credere che l’avvocato debba necessariamente dargli ragione, a prescindere dal fatto che sia comunque tenuto a difenderne le posizioni in processo. 

Dire la verità al proprio avvocato serve soprattutto per evitare che questi, nel corso della causa, possa avere sorprese dalla difesa avversaria, trovandosi poi impossibilitato a mutare strategia difensiva. 

In ogni caso, se il cliente mente al proprio avvocato, quest’ultimo lo viene a sapere nel corso del processo o quantomeno lo può sospettare.  

Scegli bene i testimoni

La scelta dei testimoni spetta all’avvocato che, a sua volta, si fa consigliare dal proprio cliente. L’avvocato però non conosce le caratteristiche delle persone che andranno a deporre davanti al giudice e, spesso, si trova costretto a fare i conti con persone timorose, sprovvedute, imprecise, generiche o, a volte, ciarliere. 

È meglio un solo testimone, capace di esporre in modo sobrio e preciso i fatti che gli vengono chiesti, che cinquanta testimoni. Tanto più che maggiore è il numero di testimoni, superiore è la possibilità che questi si contraddicano tra loro, eliminando la propria credibilità.

Nel processo, non conta il quantitativo di testimoni che avete a vostro favore ma la qualità delle loro deposizioni. Non perché una persona ha tre testimoni e l’altra ne ha dieci la causa sarà favorevole a quest’ultima. Il giudice valuta le dichiarazioni dei testimoni secondo il proprio «prudente apprezzamento», giudicando quale tra questi è il più credibile. 

È vietato anticipare al testimone le domande che gli verranno fatte in processo ma di certo lo si può informare del fatto che sarà sentito dal giudice e dell’oggetto della vicenda. In questo modo, si evita anche quell’effetto “a sorpresa” che spesso fa balbettare numerosi testimoni. 

Raccogli tutte le prove

Una volta, una signora spagnola è andata all’ufficio dei registri immobiliari, ha dichiarato di essere proprietaria del sole, si è fatta rilasciare un attestato di proprietà e così ne ha rivendicato la proprietà seguendo la corretta trafila burocratica. È un fatto vero, anche se ha del paradossale. Questo serve per comprendere che nulla è impossibile in un processo, basta poterlo provare. La raccolta delle prove è quindi l’aspetto più delicato e importante di tutta la causa: è sulla base delle prove, e solo delle prove, che il giudice dà ragione a una parte piuttosto che all’altra. 

Tutta la preparazione del processo deve quindi essere incentrata su tale attività. Documenti, email, registrazioni audio o video fatte anche di nascosto (purché non nella dimora altrui): tutto può essere utile ad aggiungere elementi alla propria difesa. Elementi che andranno poi consegnati al proprio avvocato perché li produca al giudice. 

Fate quindi mente locale su tutto ciò che può servire a portare acqua al vostro mulino: non limitatevi a sentire i suggerimenti del vostro avvocato che, per forza di cose, potrebbe non essere al corrente delle carte che possedete. 

Le prove vanno consegnate prima dell’inizio della causa perché, con la seconda udienza, non c’è più possibilità di consegnarle al giudice.

Non farti trascinare dall’orgoglio

Quando si litiga bisogna evitare di arrivare al “punto di non ritorno”. Al contrario, bisogna sempre lasciare aperta la porta delle trattative, magari facendole intavolare al proprio avvocato. 

Spesso, le cause, infatti, lasciano insoddisfatti sia la parte sconfitta che quella vincitrice. Quest’ultima, il più delle volte, subisce un danno dalla durata del processo e dai costi affrontati che non sempre possono essere recuperati. Inoltre, c’è sempre il rischio che la sentenza del giudice non venga rispettata dalla controparte. Il che impone di avviare un secondo, e ancora più rischioso (nonché costoso), procedimento: quello di esecuzione forzata (si pensi ad esempio al pignoramento della casa). 

Ecco perché bisogna sempre valutare la possibilità di una soluzione bonaria. L’orgoglio, in questi casi, fa da cattivo consigliere. Si dice, di solito, che è meglio un cattivo accordo che una buona sentenza. 

 



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