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Operazioni bancarie illegittime: ultime sentenze

18 Gennaio 2021
Operazioni bancarie illegittime: ultime sentenze

Bonifici e pagamenti tra familiari e soci: fino a dove possono estendersi le presunzioni dell’Agenzia delle Entrate.

Conti correnti intestati ai soci della società di persone: versamenti non giustificati

In linea di principio, sia i prelevamenti che i versamenti relativi ai conti correnti bancari dei soci, come in genere dei familiari dell’imprenditore o di persone in rapporti di affinità con quest’ultimo tali da giustificare ad esso riferibili dette movimentazioni, vanno imputati a ricavi conseguiti dal contribuente stesso nella propria attività d’impresa, se questo non dimostra di averne tenuto conto nella determinazione della base imponibile oppure che sono estranei alla produzione del reddito, ma nella fattispecie l’Ufficio, pur avendo legittimamente accertato — in forza dell’art. 32 d.P.R. n. 600 del 1973 — riferibili alla società contribuente (per fittizia intestazione di conti intestati ai soci) i versamenti non giustificati come già ricompresi nella determinazione dei redditi societari o come non rilevanti a tale fine, per dimostrare la riferibilità al reddito di impresa anche dei prelevamenti da quei conti correnti avrebbe dovuto produrre ulteriore riscontro probatorio, avuto riguardo al fatto che si tratta di uscite frequenti e frazionate tipiche del vivere quotidiano del socio stesso e che l’onere del contribuente di indicare e provare specifici costi non può che riferirsi ai costi posti in deduzione dal reddito di impresa e non certo ai prelevamenti dal conto corrente personale, dal momento che il contribuente non può avere interesse ad occultare i costi e, comunque, in quanto nel caso de quo è materialmente impossibile giustificare e documentare le innumerevoli operazioni, spesso quotidiane, di prelevamento.

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. XXXII, 10/01/2013, n.1

La presunzione circa i versamenti e i ricavi operati sul conto corrente del professionista 

In caso riceva bonifici o assegni da un conto corrente intestato ad un familiare o a lui cointestato, il professionista è soggetto alla disciplina del D.P.R. n. 600/1973, art. 32, che prevede una presunzione per cui i versamenti o i prelievi operati sul conto corrente del professionista vanno considerati ricavi. Per vincere questa presunzione, il contribuente deve supportare la sua tesi con opportuna motivazione: non è sufficiente, infatti, la sola documentazione bancaria.

Comm. trib. prov.le Milano sez. XXII, 22/02/2017, n.1572

Conti correnti intestati a familiare

Il potere dell’amministrazione finanziaria di presumere la inerenza dei movimenti annotati su conti correnti bancari ad operazioni non contabilizzate e rivelatrici della produzione di maggiori ricavi, ove il contribuente non fornisca la prova contraria, può essere esercitato anche con riguardo a conti correnti intestati ai familiari (nella specie, a figlio del contribuente) qualora il contribuente, che normalmente operi sugli stessi, non alleghi e dimostri che quel potere di disposizione gli è stato dato per circostanze specifiche e ampiamente giustificabili.

Cassazione civile sez. trib., 30/03/2007, n.7957

Accertamento in capo ai soci

Affinché il comportamento dell’ufficio risulti legittimo è indispensabile che esso si faccia adeguatamente carico di provare che quei determinati movimenti risultanti sul conto corrente personale di uno dei soci siano in realtà riferibili a operazioni poste in essere dalla società.

In tal senso questa Corte ha già avuto modo di pronunciarsi espressamente affermando il principio che in tema di i.v.a. l’art. 51 comma 2 n. 2 e 7 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633 – che accorda all’ufficio il potere di richiedere agli istituti di credito notizie dei movimenti sui conti bancari intrattenuti dal contribuente e di presumere la loro inerenza ad operazioni imponibili, ove non si deduca e dimostri che i movimenti medesimi siano stati conteggiati nella dichiarazione annuale o siano ricollegabili ad atti non soggetti a tassazione – non trova applicazione con riguardo a conti bancari intestati esclusivamente a persone diverse, ancorché legate al contribuente da vincoli familiari o commerciali, salvo che l’ufficio opponga e poi provi in sede giudiziale che l’intestazione a terzi sia fittizia o comunque superata, in relazione alle circostanze del caso concreto, dalla sostanziale imputabilità al contribuente medesimo delle posizioni creditorie e debitorie annotate sui conti.

Cassazione civile sez. trib., 14/11/2003, n.17243

Onere della prova in carico al contribuente 

È il contribuente che deve dimostrare che i dati risultanti dai conti si riferiscono ad operazioni non imponibili. L’art. 51 d.P.R. 633 del 1972 prevede, infatti, che i singoli dati ed elementi, risultanti dai conti, sono posti a base delle rettifiche, se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto nelle dichiarazioni che non si riferiscono ad operazioni imponibili.

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia), 27/06/2002, n.103

Intestazione fittizia conto corrente

L’ufficio tributario è obbligato ad assumere per certo che i movimenti bancari effettuati sui conti correnti intestati al contribuente siano a lui imputabili, per la presunzione legale relativa, posta dall’art. 51 d.P.R. n. 633 del 1972. Quindi non occorre procedere all’analisi delle singole operazioni perché questa è posta a carico del contribuente in virtù dell’inversione dell’onere della prova.

È da rilevare che se un conto corrente bancario non è intestato al contribuente ma ad un suo familiare, l’ufficio può sottoporre ad indagine i conti bancari intestati esclusivamente a terzi o familiari se esistono presunzioni idonee a ritenere che tali conti siano utilizzati nell’attività commerciale dell’impresa del contribuente indagato.

Comm. trib. reg. Firenze, (Toscana) sez. XXX, 25/02/2013, n.26

L’art. 32, comma 1, n. 2 e 7, d.P.R. n. 600 del 1973, attribuendo all’ufficio delle imposte il potere di procedere a accertamenti bancari prevede espressamente una presunzione legale a carico del contribuente, ciò che comporta una vera e propria inversione dell’onere della prova in forza della quale egli è tenuto a giustificare i vari movimenti bancari e dimostrare che gli stessi sono estranei al reddito non essendo a lui di fatto riferibili, senza che rilevi, in senso contrario, la regolarità formale della documentazione aziendale.

(Nella specie, il contribuente, svolgente attività di trasporto di merci su strada, non aveva giustificato la movimentazione di un conto corrente bancario che ancorché intestato alla figlia era nella sua disponibilità. In applicazione del principio di cui sopra la Suprema Corte ha cassato la sentenza del giudice del merito che aveva escluso, attesa la regolarità della tenuta della documentazione del contribuente, che ricadesse sul medesimo l’onere di provare la movimentazione bancaria sul conto corrente della figlia).

Cassazione civile sez. trib., 07/02/2008, n.2843

Movimentazioni bancarie e accertamenti fiscali

Gli art. 31 d.P.R. n. 600, cit. e 51, comma 2, n. 2, d.P.R. n. 633 del 1972, come reso palese dal loro tenore letterale, pongono una presunzione legale, ancorché semplice, in forza della quale i versamenti su conto corrente bancario – in assenza di prova contraria del contribuente, che attesi la loro inerenza all’imponibile dichiarato ovvero a operazioni non imponibili – si presumono rappresentativi di corrispettivi imponibili, in forza di una vincolante valutazione legislativa. 

Cass. 14 maggio 2007 n. 10964

In virtù della presunzione di cui all’art. 32 d.P.R. n. 600, cit. – che, data la fonte legale, non necessita dei requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti dall’art. 2729 c.c. per le presunzioni semplici – sia i prelevamenti che i versamenti operati su conti correnti bancari vanno imputati a ricavi conseguiti dal contribuente nella propria attività d’impresa, se questo non dimostra di averne tenuto conto nella determinazione della base imponibile oppure che sono estranei alla produzione del reddito.

Cass. 23 aprile 2007 n. 9566

In tema di imposte dirette la utilizzazione dei dati acquisiti presso le aziende di credito, non è subordinata alla prova che il contribuente eserciti attività di impresa. Se, infatti, non viene contestata la legittimità della acquisizione dei dati risultanti dai conti correnti bancari, i medesimi possono essere utilizzati sia per dimostrare la esistenza di una eventuale attività occulta (impresa, arte o professione) sia per quantificare il reddito ricavato da tale attività, essendo onere del contribuente dimostrare che i movimenti bancari che non trovano giustificazione sulla base delle sue dichiarazioni non sono fiscalmente rilevanti.

Cass. 23 aprile 2007 n. 9573

Gli elementi risultanti dai movimenti bancari costituiscono valida prova presuntiva di fonte legale, con conseguente inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, senza necessità, da parte dell’ufficio, di fornire ulteriori elementi di riscontro, Cass. 23 aprile 2007 n. 9630, resa in una fattispecie in cui in favore di una persona fisica erano stati emessi da due società, di una delle quali era dipendente in qualità di muratore il contribuente, alcuni assegni incassati dalla moglie del contribuente: in applicazione del principio di cui sopra la Suprema Corte ha confermato la pronunzia del merito che aveva ritenuto che detti assegni gli fossero stati corrisposti a titolo di retribuzione, non avendo il contribuente dato alcuna prova circa una differente causa debendi e non avendo neppure dimostrato di avere girato parte degli importi in discussione a altri soggetti.

Nel senso che l’art. 32, comma 7, d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600 consente agli uffici di acquisire non solo i dati relativi ai conti correnti bancari di cui il contribuente risulti unico intestatario ovvero cointestatario unitamente al coniuge, ma anche i dati relativi ai conti correnti che risultino intestati al solo coniuge, alla luce dei quali possono legittimamente presumersi, salvo prova contraria a carico del contribuente, maggiori ricavi non dichiarati.

Cass. 17 giugno 2002 n. 8683.

Analogamente, nel senso che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, legittimamente l’amministrazione finanziaria, nel procedere alla ricostruzione del reddito del contribuente, utilizza dati derivanti da movimenti bancari relativi a conti intestati a terzi (senza necessità di contestare tali dati al contribuente o al terzo), purché fornisca in giudizio la prova, anche presuntiva, che detti movimenti bancari, formalmente intestati al terzo, siano in realtà attribuibili al contribuente, Cass. 26 marzo 2003 n. 4423, ove il rilievo, comunque, che d’altra parte, va riconosciuta la possibilità per quest’ultimo, in un sistema processuale fondato sulla parità delle parti, di introdurre in giudizio eventuali dichiarazioni extraprocessuali del terzo a suo favore, ancorché rilasciate al contribuente stesso o a chi lo assiste.



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