Diritto e Fisco | Articoli

Le diversità caratteriali possono legittimare la separazione giudiziale dei coniugi

21 Gennaio 2014
Le diversità caratteriali possono legittimare la separazione giudiziale dei coniugi

Se essere troppo diversi rende impossibile proseguire la convivenza, anche se nessuno dei due ha colpa, è possibile separarsi; la frattura può dipendere dalla condizione di disaffezione e distacco di uno solo nonostante l’altro desideri continuare.

Moglie e buoi dei paesi tuoi. Non c’è bisogno di essersi macchiati di comportamenti contrari al matrimonio per potersi separare. Anche la semplice intollerabilità caratteriale, che ha portato alla disaffezione tra i coniugi, può giustificare la loro separazione. È, per esempio, il caso in cui tra i due vi siano delle incolmabili diversità di carattere o di cultura. In tal caso, anche se l’uno vuol proseguire il matrimonio, il giudice, su ricorso dell’altro, può pronunciare la separazione.

È quanto affermato dalla Cassazione stamattina [1].

Secondo la Suprema corte, l’incompatibilità di carattere, il contrasto tra differenti culture, tra diversi “credi” ideologici o religiosi, le manifestazioni di disaffezione, il distacco fisico o psicologico, l’esasperato spirito di autonomia dei coniugi o magari la presenza di fatti “oggettivi”, indipendenti dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi (ad es. una malattia psichica o fisica di uno di essi), sono da considerare in senso “soggettivo”, ossia a prescindere da quello che un terzo possa pensare, ma sulla base di quanto è avvertito dal singolo soggetto.

Per esempio: se un determinato difetto caratteriale della moglie può essere accettabile per Tizio, ma non lo è per Caio quest’ultimo potrebbe ugualmente chiedere la separazione.

La Cassazione ha quindi sottolineato che non è necessaria una situazione di conflitto riconducibile alla volontà di entrambi i coniugi: la frattura ben potrebbe dipendere dalla condizione di disaffezione e distacco di una delle parti, tale da rendere per essa intollerabile la convivenza, pur ammettendosi che l’altro coniuge desideri continuarla.

E quando si può dire che sia sopraggiunta l’intollerabilità della convivenza? Facile: quando solo uno dei due manifesti la volontà di interrompere il rapporto. A tal fine – si legge in sentenza – potrebbe essere sufficiente già solo il fatto che il richiedente la separazione continui a insistere nella propria domanda, nonostante il tentativo di conciliazione davanti al presidente del tribunale.

Sopraggiunta la separazione – nonostante nessuno dei due abbia “colpa” – il coniuge che “sta meglio” economicamente dovrà “mantenere” l’altro, versandogli un assegno mensile che gli consenta di tenere – per quanto possibile – lo stesso tenore di vita condotto durante il matrimonio. Insomma, non per il solo fatto che l’amore sia finito cessano anche gli impegni economici di mantenimento.


note

[1] Cass. sent. n. 1164 del 21.01.2014.

Autore immagine: 123rf.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube