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Conte alla Camera: il discorso per la fiducia al Governo

18 Gennaio 2021 | Autore:
Conte alla Camera: il discorso per la fiducia al Governo

L’intervento del premier a Montecitorio: cosa chiede e cosa offre al Parlamento per evitare la crisi. Nessuna apertura a Renzi.

Un buon attacco comincia con la difesa, che punta a valorizzare quanto sinora è stato fatto anziché nel denigrare l’avversario: deve averla pensata così il premier Giuseppe Conte oggi, quando a mezzogiorno si è presentato alla Camera per il discorso sulla fiducia al Governo dopo la crisi innescata da Matteo Renzi.

Ecco come la sfida a distanza tra l’attuale premier e l’ex premier si è sviluppata oggi nell’Aula di Montecitorio: Conte cerca di conquistare una posizione di vantaggio sottolineando le attività compiute dal suo Governo e quelle in corso, in modo da dimostrare che la sua permanenza ha un senso ed è tuttora “necessaria”.

Così i contrasti personali sfumano in un’attenzione più generale, ed importante, ai problemi del Paese e degli italiani. Ma poi anche le stoccate arrivano: la fiducia è necessaria e va mantenuta, mentre il tradimento c’è stato ed è irreparabile. La crisi aperta da Renzi non viene nascosta, ma fortemente criticata. Ora, per il premier, la pazienza è terminata e le porte ad Italia Viva sono definitivamente chiuse.

Conte ha esordito richiamando le positive esperienze del suo Governo nonostante l’arrivo dell’«uragano della pandemia che ha sconvolto le nostre abitudini di vita»: è stata «una sfida di portata epocale» ma si tratta di «trasformare le sfide in opportunità». E in tutto questo periodo «la maggioranza è stata solida, ha dimostrato responsabilità anche nei passaggi più critici» e c’è stato anche un proficuo dialogo con le Regioni ispirato alla «leale collaborazione».

Conte ha sottolineato anche il «comportamento responsabile delle forze di opposizione», che hanno fornito disponibilità nell’approvazione dei provvedimenti più importanti.

Il presidente ha ricordato che già a settembre 2019, all’inizio della sua esperienza alla guida dell’attuale Governo, aveva detto che «un chiaro progetto politico per il Paese richiede la stabile alleanza tra forze politiche diverse per cultura ed estrazione e questo è possibile con l’ancoraggio ai valori fondamentali ed a una vocazione europeista» per raggiungere gli «obiettivi di crescita economica, rilancio, sostenibilità, coesione».

«Posso parlare a testa alta non per l’arroganza di non aver commesso errori ma per aver impegnato le massime energie per la collettività nazionale», ha detto Conte con orgoglio, per poi passare all’attacco di Italia Viva che ha abbandonato il Governo facendo dimettere le sue due ministre, Bellanova e Bonetti.

«Si è aperta così una crisi che proprio qui deve trovare la sua chiarificazione e il suo componimento: questi sono i canoni di una democrazia parlamentare», ha affermato. Subito dopo, rivolgendosi alle famiglie italiane che stanno soffrendo ha detto che «questa crisi non ha alcun plausibile fondamento : agli occhi di chi ci guarda ci sono contrappunti polemici, sterili, incomprensibili per chi si misura con l’emergenza economica e i rischi per il futuro».

E si chiede provocatoriamente: «C’era bisogno di aprire una crisi politica in questa fase?» per rispondere un secco: «No. Questa crisi ha aperto una ferita profonda e ha provocato un profondo sgomento nel Paese. Rischia di produrre danni notevoli, non solo perché ha fatto risalire lo spread ma soprattutto perché ha attirato sull’Italia l’attenzione internazionale».

«Arrivati a questo punto, lo dico con franchezza: non si può cancellare quel che è accaduto. È venuta meno la necessaria fiducia. Adesso si volta pagina». Conte sottolinea che in questo momento «il Governo ha bisogno della massima coesione possibile» e perciò «servono persone disponibili», così indirettamente accennando ai parlamentari “responsabili” che potrebbero oggi stesso fornire il loro appoggio alla maggioranza e far venir meno la necessità dell’appoggio di Italia Viva.

Unica condizione posta da Conte per l’apertura a nuovi ingressi nella maggioranza è che siano «forze europeiste e non sovraniste»: un passaggio che ha fatto rumoreggiare i banchi dell’opposizione. Quello che è certo è che in questo momento il premier cerca appoggi per proseguire la sua esperienza di Governo, senza dare le dimissioni. «Assicuro la mia disponibilità e impegno per guidare questa fase così decisiva per il Paese», ha detto.

In giornata, è prevista una replica di Conte alle ore 17,00 circa e poi l’Aula si esprimerà con il voto: l’esito a favore appare scontato, perché alla Camera la maggioranza ha un appoggio numeroso che può fare a meno dei deputati renziani. I problemi invece sorgeranno in Senato, dove Conte si presenterà domani: qui i numeri sono molto più risicati e la fiducia è appesa a un filo.



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