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Busta paga: che valore ha?

30 Aprile 2021
Busta paga: che valore ha?

In caso di fallimento del datore di lavoro, il lavoratore può insinuarsi nel passivo fallimentare producendo le buste paga come prova del proprio credito.

Il datore di lavoro per il quale lavoravi è fallito. Devi insinuare il tuo credito retributivo, derivante dalle ultime mensilità di stipendio che non ti sono state mai pagate, all’interno del passivo fallimentare. Ti chiedi se a tal fine sia sufficiente depositare le buste paga.

Ad ogni lavoratore subordinato, quando riceve lo stipendio mensile, viene consegnata la busta paga che riepiloga le operazioni effettuate dal datore di lavoro sullo stipendio lordo a titolo di sostituto d’imposta.

Dal punto di vista giuridico, la busta paga che valore ha? La Suprema Corte di Cassazione ha ribadito, anche di recente, che la busta paga, se rispetta determinati requisiti, può essere una valida prova del credito del lavoratore. Ma andiamo per ordine.

Che cos’è la busta paga?

La busta paga, comunemente detta anche cedolino o prospetto paga, è un documento che viene consegnato dal datore di lavoro al lavoratore all’atto della corresponsione dello stipendio mensile.

All’interno della busta paga, il lavoratore può verificare quali sono state le operazioni effettuate dal datore di lavoro, a titolo di sostituto d’imposta, sul suo stipendio lordo mensile. Infatti, la busta paga consente al dipendente di verificare come è stato calcolato lo stipendio netto mensile accreditato e, in particolare, quali somme sono state trattenute dalla retribuzione lorda a titolo di ritenute fiscali e contributive.

Busta paga: qual è il contenuto?

La legge [1] obbliga il datore di lavoro a consegnare il prospetto paga nel momento in cui viene corrisposta la retribuzione mensile. Tale obbligo vige per tutti i lavoratori subordinati con esclusione dei dirigenti.

Per quanto concerne il contenuto della busta paga, tale documento deve indicare:

  • nome, cognome e qualifica professionale del lavoratore;
  • periodo cui la retribuzione si riferisce;
  • assegni familiari e tutti gli altri elementi che compongono la retribuzione;
  • le singole trattenute operate dal datore di lavoro a titolo di sostituto d’imposta.

Il prospetto paga, inoltre, deve recare con sé la firma, sigla o timbro del datore di lavoro o di chi ne fa le veci.

La mancata consegna del prospetto paga, con tutti gli elementi obbligatoriamente richiesti dalla legge, determina l’irrogazione di una sanzione amministrativa a carico del datore di lavoro che verrà applicata per ogni lavoratore cui l’inadempimento si riferisce.

Busta paga: qual è il suo valore giuridico?

In alcuni casi, il lavoratore matura un credito retributivo nei confronti del datore di lavoro, il quale ha omesso di pagare una o più mensilità di retribuzione o altri elementi che caratterizzano il trattamento retributivo spettante al dipendente. Il lavoratore dovrà agire in giudizio per recuperare coattivamente il proprio credito qualora i tentativi di recupero bonario non abbiano dato i risultati attesi.

Inoltre, può accadere che, per recuperare il proprio credito, il lavoratore debba insinuarsi all’interno di una procedura concorsuale (come, ad esempio, il fallimento, la liquidazione coatta amministrativa, l’amministrazione controllata, eccetera).

Ma quali sono i documenti che, in questo caso, possono provare il credito vantato dal dipendente? Che valore ha la busta paga? Su questo aspetto si è pronunciata, anche di recente, la Corte di Cassazione [2].

Secondo i giudici della Suprema Corte, con riferimento al credito retributivo insinuato dal lavoratore allo stato passivo fallimentare, in base ai principi in materia di efficacia probatoria delle buste paga rilasciate dal datore di lavoro, esse devono essere ritenute pienamente valide se sono munite, alternativamente, della firma, della sigla o del timbro da parte del datore di lavoro, come richiesto dalla legge.

Ne consegue che il lavoratore può insinuarsi nella procedura fallimentare depositando le buste paga che, se munite dei predetti elementi, costituiscono a tutti gli effetti prova del credito vantato dal dipendente.


note

[1] Art. 1, L. 4/1953.

[2] Cass. 7 gennaio 2021, n. 74.


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