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Contributi Cassa Forense: prescrizione

20 Gennaio 2021 | Autore:
Contributi Cassa Forense: prescrizione

Qual è il termine prescrizionale: 5 anni o 10? Analisi della normativa e orientamento della giurisprudenza. L’impugnazione della cartella di pagamento.

Torna di attualità la questione, ancora parzialmente irrisolta, del termine di prescrizione delle contribuzioni previdenziali obbligatorie dei liberi professionisti e, in particolare, degli avvocati. In questo settore, infatti, vi è stata una sovrapposizione di norme nel corso del tempo che ha costituito fonte di incertezze.

Anche le pronunce giurisprudenziali intervenute sul tema sono state contrastanti; al punto che la stessa Cassa Forense è intervenuta con propri comunicati per delineare il quadro e fornire la propria interpretazione.

La questione è di notevole importanza pratica perché, una volta decorso il termine prescrizionale, la Cassa non potrebbe più richiedere, pretendere ed azionare il pagamento dei contributi ai propri iscritti. E, infatti, sono nate numerose liti sul punto, molte delle quali sono sfociate in sede contenziosa.

Ora, però, soprattutto dopo l’intervento della Cassazione a Sezioni Unite, si è delineato un orientamento maggioritario sul controverso tema della prescrizione dei contributi di Cassa Forense: una nuova sentenza di merito ha stabilito, senza esitazioni, che deve applicarsi il termine quinquennale anziché quello decennale.

Ma il caso deciso riguardava una procedura di opposizione all’esecuzione, instaurata su un’intimazione di pagamento intervenuta tardivamente rispetto alla data di notifica delle cartelle sottese; perciò, è stato applicato il noto principio dell’irretrattabilità del credito in assenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo. Su altri aspetti la problematica rimane ancora aperta.

La prescrizione dei contributi previdenziali

I contributi previdenziali si prescrivono di regola in cinque anni: è questo il termine di legge [1] stabilito in via generale per tutte le forme di previdenza ed assistenza sociale obbligatoria.

La stessa norma di legge [2], però, dispone che il termine di prescrizione è di dieci anni «per le  contribuzioni  di  pertinenza  del  Fondo pensioni  lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie», ma a decorrere dal 1° gennaio 1996 questo termine è ridotto a cinque anni.

La medesima legge del 1995 di riordino del sistema pensionistico obbligatorio e complementare si preoccupa anche di stabilire, nell’inciso successivo [3], che i suddetti termini di prescrizione «si applicano anche alle contribuzioni relative a periodo precedenti la data di entrata in vigore della presente legge, fatta eccezione per i casi di atti interruttivi già compiuti o di procedure iniziate nel rispetto della normativa preesistente».

La posizione di Cassa Forense sulla prescrizione dei contributi 

I vertici di Cassa Forense respingono la tesi della prescrizione quinquennale, sostenuta dalla maggior parte della giurisprudenza, e sostengono che il termine sia sempre e comunque decennale.

Sul sito della Cassa si legge che la convinzione della prescrizione in 5 anni «nasce da un’errata interpretazione» di una sentenza della Corte di Cassazione [4]  e si evidenzia che essa «si riferisce però ai contributi previdenziali relativi al periodo tra il 1989 e il 2000, anni per i quali effettivamente si applica il termine quinquennale», ma non alle annualità successive.

Cassa Forense sottolinea la sopravvenuta entrata in vigore della Legge professionale avvocati [5], che in uno specifico articolo recita: «la disciplina in materia di prescrizione dei contributi previdenziali di cui all’art. 3 della legge 8 agosto 1995, n. 335, non si applica alle contribuzioni dovute alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense».

A sostegno della propria tesi, Cassa Forense riporta un’altra sentenza della Cassazione [6] secondo cui «la nuova disciplina di cui all’art. 66 legge n. 247 del 2012 in materia di prescrizione dei contributi previdenziali dovuti alla Cassa Forense si applica unicamente per il futuro nonché alle prescrizioni non ancora maturate secondo il regime precedente» e segnala che «la giurisprudenza successiva alla sentenza si è allineata a tale principio, che allinea la prescrizione al termine decennale che era già sancito dalla precedente legge» [7].

La giurisprudenza della Cassazione sul termine prescrizionale

In realtà, in seguito, non sono mancate pronunce giurisprudenziali difformi rispetto alla linea propugnata da Cassa Forense. Tra queste, come abbiamo riportato nel precedente articolo “Cassa Forense: prescrizione contributi e sanzioni“, c’è un’importante sentenza della Cassazione [8] intervenuta nel 2018. Questa pronuncia, occupandosi del profilo delle sanzioni amministrative irrogate per mancato invio della comunicazione del reddito professionale alla Cassa [9], ha stabilito che esse sono soggette al termine di prescrizione quinquennale (decorrente dal giorno in cui è stata commessa la violazione).

In tale occasione, la Suprema Corte ha sottolineato che le previgenti disposizioni speciali sono state abrogate dalla legge di riordino del 1995 che abbiamo riportato sopra, la quale «si riferisce a tutte le altre contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria». Ciò è avvenuto – prosegue il Collegio – con una «formulazione onnicomprensiva (anche della contribuzione di tipo pensionistico, quale quella rilevante nella specie) che e non lascia fuori alcuna forma di previdenza obbligatoria». I giudici di legittimità, infatti, l’hanno ritenuta applicabile anche ad altri casi di sistemi previdenziali di categoria, come quelli dei geometri e dei commercialisti.

L’impugnazione della cartella per contributi prescritti

La legge [10] stabilisce che contro la cartella di pagamento recante contributi iscritti a ruolo degli Enti previdenziali può essere proposto ricorso in opposizione al giudice del Lavoro, entro 40 giorni dalla notifica.

Proprio qui si innesta la problematica di maggiore spessore, perché molte sentenze hanno sostenuto che, se questo termine di opposizione perentorio non viene rispettato, la cartella non opposta equivale ad un titolo giudiziale divenuto definitivo, con conseguente applicazione dell’ordinario termine di prescrizione decennale [11].

Questa posizione, però, sembra ormai superata da una fondamentale pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite [12] secondo la quale la conversione della prescrizione decennale può aversi solo nel caso di sentenza passata in giudicato, ma non in presenza di atti come le cartelle di pagamento non opposte, rispetto alle quali si realizza l’effetto dell’irretrattabilità del credito ma non l’allungamento dei termini prescrizionali, che, in assenza di un accertamento giurisdizionale divenuto definitivo, rimangono quelli propri del credito di riferimento. Dunque, cinque anni e non dieci.

Omesso versamento contributi forensi: termine di prescrizione

Questa posizione è stata recepita dalla prevalente giurisprudenza di legittimità di merito successiva ed ora anche una nuova sentenza del tribunale di Crotone [13] poggia su di essa per affermare che nel caso dei contributi previdenziali forensi non opera alcuna conversione del termine breve in quello decennale. Questa recente pronuncia afferma senza alcuna perplessità che i crediti da omesso versamento dei contributi alla Cassa previdenziale di categoria si prescrivono in cinque anni.

Il giudice crotonese ha, pertanto, ritenuto che, se l’intimazione di pagamento viene notificata a distanza di oltre cinque anni dalla cartella di pagamento in essa richiamata, nonostante essa non sia stata opposta in via giudiziale, in assenza di atti interruttivi il credito è irrimediabilmente prescritto perché non si è formato un titolo giudiziale divenuto definitivo.

Nel caso deciso un avvocato si era opposto, mediante opposizione all’esecuzione, all’espropriazione forzata mediante pignoramento presso terzi, operata dall’Agenzia Entrate Riscossione sulla base delle cartelle non pagate e non impugnate.

Il ricorrente aveva eccepito la prescrizione maturata prima dell’emissione nei suoi confronti dell’ingiunzione di pagamento, che era successiva di oltre cinque anni alla data di notifica delle cartelle sottese; e l’Agente di riscossione non aveva dimostrato in giudizio la presenza di atti interruttivi del decorso.

Sul tema trattato e su quello ulteriore della restituzione dei contributi versati leggi anche l’articolo “Prescrizione contributi previdenziali avvocati“.


note

[1] Art. 3, comma 9 lett. b) Legge n. 335/1995.

[2] Art. 3, comma 9 lett. a) Legge n. 335/1995.

[3] Art. 3, comma 10, Legge n.335/1995.

[4] Cass. sent. n. 13639 del 21 maggio 2019.

[5] Art. 66 della Legge n. 247/2012.

[6] Cass. sent. n. 6729 del 18 marzo 2013.

[7] Art. 19 della Legge n. 576/1980.

[8] Cass. sent. n. 17258 del 2 luglio 2018.

[9] Art. 28 Legge 24 novembre 1981, n. 689 e art. 17, comma 4, Legge 20 settembre 1980, n. 576, modificato dall’art. 9 Legge 11 febbraio 1992, n. 141.

[10] Art. 24, comma 5, D. Lgs. n. 46/1999.

[11] Art. 2953 Cod. civ.

[12] Cass. Sez. Un. sent. n. 23397 del 17 novembre 2016.

[13] Trib. Crotone, sent. n. 1135/2020 del 22 dicembre 2020.


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