Diritto e Fisco | Articoli

Trasferimento illegittimo: quale danno?

1 Maggio 2021
Trasferimento illegittimo: quale danno?

Se il trasferimento di un lavoratore presso un’altra sede determina un danno esistenziale è possibile ottenere il risarcimento.

Hai chiesto al tuo datore di lavoro di assegnarti ad una sede di lavoro più vicina alla tua residenza per finalità di assistenza familiare. Di tutta risposta sei stato trasferito in una sede ancora più distante che ha determinato una grave compromissione della tua vita personale e familiare. Ti chiedi che cosa puoi fare per tutelare i tuoi diritti.

Il datore di lavoro può trasferire un dipendente in un’altra sede di lavoro solo se ricorrono comprovate ragioni oggettive che devono essere provate. Quando il trasferimento è illegittimo e determina un grave danno alla vita personale del lavoratore è possibile ottenere il risarcimento del danno.

Ma cosa occorre provare, in caso di trasferimento illegittimo, per ottenere il risarcimento? Quale danno deve essere dimostrato? In una recente sentenza, la Cassazione ha affermato che il danno esistenziale può essere provato anche con presunzioni.

Luogo di lavoro: cos’è?

Il luogo di lavoro è uno degli elementi essenziali del contratto di lavoro poiché identifica la sede presso cui il lavoratore deve recarsi per svolgere la prestazione lavorativa dedotta nella lettera di assunzione.

Il luogo di lavoro deve essere indicato in maniera specifica nel contratto di lavoro e può essere sempre modificato successivamente dalle parti tramite un accordo scritto.

Modifica del luogo di lavoro: è possibile?

Oltre alla possibilità di modificare la sede di lavoro tramite un accordo consensuale tra le parti, è possibile per il datore di lavoro modificare unilateralmente il luogo di lavoro sia in via temporanea che in via definitiva.

Nel primo caso parliamo di trasferta, ovvero, di una modifica temporanea della sede di lavoro che viene disposta per esigenze contingenti.

Quando, invece, il datore di lavoro ha intenzione di modificare strutturalmente e permanentemente il luogo di lavoro del dipendente deve adottare il provvedimento di trasferimento.

Il trasferimento è legittimo solo se si fonda su comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive [1]. Inoltre, il datore di lavoro dovrà dimostrare, in caso di impugnazione del trasferimento:

  1. l’inutilità del lavoratore presso la sede di origine;
  2. l’esigenza del lavoratore, con le sue specifiche competenze, presso la sede di destinazione;
  3. di aver scelto il lavoratore da trasferire seguendo criteri di buona fede e correttezza.

Trasferimento illegittimo: quali conseguenze?

Il lavoratore che riceve la lettera di trasferimento presso un’altra sede di lavoro può impugnare il provvedimento datoriale entro 60 giorni dalla data di ricezione con una lettera di impugnazione stragiudiziale con la quale chiede al datore di lavoro di revocare il provvedimento adottato in quanto illegittimo.

Se l’impugnativa stragiudiziale non sortisce effetti, è necessario, entro 180 giorni dalla data di invio della missiva, depositare presso il giudice del lavoro un ricorso chiedendo di dichiarare illegittimo il trasferimento.

Nel corso del giudizio avente ad oggetto la legittimità del trasferimento, il datore di lavoro dovrà dimostrare le effettive ragioni che lo hanno reso necessario. Se il giudice dichiara il trasferimento illegittimo disporrà l’annullamento del provvedimento di modifica della sede di lavoro e la riassegnazione del dipendente al luogo di lavoro originario.

Trasferimento illegittimo: quando scatta il risarcimento del danno?

Il trasferimento illegittimo può determinare anche il diritto del lavoratore al risarcimento del danno subito. In particolare, il lavoratore può avere diritto a due distinte voci di danno:

  • il danno patrimoniale: è rappresentato dalle spese e dagli esborsi sostenuti a causa del trasferimento. Vi rientrano, ad esempio, le spese di trasloco, i costi sostenuti per recedere dal contratto di locazione, etc.;
  • il danno non patrimoniale.

Il danno non patrimoniale può essere rappresentato, in particolare, dal danno biologico e dal danno esistenziale.

Il danno biologico può essere risarcito se il trasferimento ha determinato una lesione permanente all’integrità psicofisica del lavoratore perché, ad esempio, ha generato uno stato depressivo.

Per quanto concerne il danno esistenziale, invece, questo è rappresentato dalla lesione della vita personale, sociale e familiare del lavoratore.

In una recente decisione della Cassazione [2], è stato affermato che il danno esistenziale del lavoratore che è stato trasferito in una sede di lavoro lontana dalla propria residenza, nonostante avesse richiesto un avvicinamento per accudire la moglie afflitta da una grave depressione, può essere provato anche con presunzioni tra cui, ad esempio, il fatto che il dipendente impiegasse cinque ore ad andare e tornare dal lavoro ogni giorno.


note

[1] Art. 2103 cod. civ.

[2] Cass. 18 gennaio 2021, n. 703.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube