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Pizzeria: niente imposta pubblicitaria per il cartello “consegna a domicilio”

7 Dicembre 2014
Pizzeria: niente imposta pubblicitaria per il cartello “consegna a domicilio”

Il messaggio di servizio è esente perché serve ad identificare l’attività commerciale indicandone il luogo di svolgimento al pubblico.

Non deve pagare l’imposta pubblicitaria il locale che svolge attività di pizzeria se l’insegna serve a indicare il luogo di svolgimento al pubblico dell’attività commerciale. Pertanto, il cartello a cassonetto, se è grande fino 5 metri quadrati, recante la scritta “consegna a domicilio”, è esentasse.

Le insegne di servizio non pagano l’imposta: è questa la sostanza della recente sentenza emessa dalla Commissione Tributaria Regionale di Perugia [1].

Il Comune, dunque, non può pretendere alcuna imposta se si è in presenza di un’insegna di esercizio, che ha solo la funzione di identificare il luogo in cui viene esercitata l’attività commerciale, e quindi non contiene un vero e proprio messaggio pubblicitario. Infatti, il cartello che specifica i servizi resi non ha una funzione promozionale.

I giudici ricordano il dettato della legge [2]: l’imposta non è dovuta per le insegne di esercizio di attività commerciali e di produzione di beni o servizi che contraddistinguono la sede ove si svolge l’attività, di superficie complessiva fino a 5 metri quadrati.

Questo è anche il convincimento della Cassazione che, in passato [3], aveva espresso la medesima interpretazione: l’esenzione dal tributo scatta a condizione che l’insegna, oltre a essere installata nella sede dell’attività a cui si riferisce o nelle pertinenze accessorie e ad avere la funzione di indicare al pubblico il luogo di svolgimento dell’attività, si mantenga nel predetto limite dimensionale dei 5 metri quadrati.


note

[1] CTR Perugia sent. n. 152/14.

[2] Art. 17, comma 1 bis del d. lgs. n. 507/92.

[3] Cass. sent. n. 26174/11 e n. 23021/09.

 

Autore immagine: 123rf com


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