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Quanto dura la nomina di preposto?

2 Maggio 2021
Quanto dura la nomina di preposto?

Il datore di lavoro deve individuare le figure aziendali che hanno il compito di vigilare sul rispetto delle norme di sicurezza.

Svolgi mansioni di capo-squadra all’interno di una fabbrica. Hai ricevuto la nomina del datore di lavoro come preposto alla sicurezza. Ti chiedi che cosa comporti tale incarico e per quanto tempo dura la nomina.

Il datore di lavoro è il responsabile della salute e della sicurezza dei lavoratori in azienda e deve adottare tutte le misure necessarie a garantire un ambiente di lavoro sano e sicuro. Per verificare il rispetto delle norme di sicurezza il datore di lavoro può nominare, tra le altre figure, i dirigenti e i preposti.

Ma come si nomina un preposto? Quanto dura la nomina di preposto? Si tratta di una figura molto importante che contribuisce a diffondere in azienda la cultura della sicurezza anche presso i lavoratori.

Sicurezza sul lavoro: le figure da nominare 

Nel nostro ordinamento, il datore di lavoro è soggetto al cosiddetto obbligo di sicurezza [1]. Da questa posizione di garanzia deriva il suo dovere di garantire un ambiente di lavoro sano e sicuro e di adottare tutte le misure di sicurezza necessarie ad evitare che possano verificarsi infortuni sul lavoro o malattie professionali a danno dei lavoratori.

Per verificare che le misure adottate siano effettivamente rispettate da tutti e che i lavoratori utilizzino, durante l’esecuzione della prestazione lavorativa, i dispositivi di protezione forniti, il datore di lavoro deve nominare delle apposite figure che hanno una funzione di vigilanza e controllo: i preposti.

Chi è il preposto?

Il preposto è un dipendente che, nell’ambito del suo reparto di riferimento, coordina e organizza le attività degli altri lavoratori. Di solito, il preposto coincide con figure come il capo-squadra, il capo-turno, il capo-ufficio. Dato il ruolo di coordinamento che deriva dal suo inserimento nell’organigramma aziendale, al preposto viene anche demandato il compito di verificare che i lavoratori da lui coordinati rispettino le direttive aziendali in materia di sicurezza sul lavoro.

Il testo unico in materia di sicurezza sul lavoro [2] identifica il preposto in quel lavoratore che, a causa delle sue competenze professionali e nei limiti dei poteri gerarchici e funzionali che gli sono stati attribuiti, sovrintende all’attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute controllandone la corretta esecuzione da parte degli altri dipendenti.

Inoltre, al preposto è demandato anche un potere funzionale di iniziativa al fine di tutelare i dipendenti e di segnalare al datore di lavoro eventuali carenze nel sistema di sicurezza.

Come deve essere individuato il preposto?

Il datore di lavoro deve individuare il preposto sulla base dell’organigramma aziendale. Tale incarico, infatti, potrà essere conferito ad ogni lavoratore che si trova in una posizione di preminenza, anche minima e limitata, rispetto ad altri lavoratori e che, quindi, ha la possibilità di impartire istruzioni e direttive sul lavoro da svolgere.

Secondo la giurisprudenza, in ogni caso, il preposto deve essere individuato a prescindere dalla sua investitura formale e facendo riferimento al ruolo di fatto svolto dal lavoratore all’interno dell’organizzazione aziendale.

Come deve essere nominato un preposto?

L’individuazione del preposto deve avvenire attraverso una nomina scritta, recante data certa, con la quale il datore di lavoro comunica al lavoratore il ruolo che gli è stato assegnato e impartisce istruzioni su come tale incarico deve essere svolto.

La nomina del preposto non ha una durata prestabilita perché dipende dalle mansioni svolte dal lavoratore stesso nell’organigramma aziendale. Ne consegue che, se a causa di modifiche organizzative aziendali quel lavoratore non svolge più un ruolo di coordinamento nei confronti di altri dipendenti, la nomina a preposto dovrà essere revocata e dovrà essere attribuita a chi ha preso il suo posto.

Qual è la responsabilità del preposto?

Occorre evidenziare che la nomina a preposto porta con sé anche una specifica responsabilità del lavoratore incaricato in caso di infortunio o malattia professionale a danno di lavoratori soggetti al suo coordinamento.

Il preposto, infatti, deve vigilare correttamente sull’uso dei mezzi di protezione e sul rispetto delle regole di sicurezza da parte dei dipendenti soggetti al suo potere di coordinamento.

Se l’infortunio deriva dal mancato esercizio di tale potere di vigilanza, il preposto è direttamente responsabile e può subire conseguenze negative sia sul piano civilistico che sul piano penalistico.

È quanto è successo in un caso deciso non molto tempo fa dalla Cassazione [3]. In un’azienda di somministrazione di alimenti, un lavoratore, utilizzando il carrello elevatore, si è procurato un grave infortunio sul lavoro. È, poi, emerso che quel lavoratore stava svolgendo delle attività estranee alle sue mansioni e non era formato per condurre il carrello elevatore.

Tali lacune hanno fatto emergere che il preposto non aveva correttamente vigilato sul rispetto delle misure di sicurezza. Il preposto è stato condannato per il reato di lesioni gravi colpose ad una pena di 20 giorni di carcere sostituita da una multa pari a € 5.000.


note

[1] Art. 2087 cod. civ.

[2] Art. 2, D.lgs. 81/2008.

[3] Cass. 6 dicembre 2017, n. 54825.


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