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Lucro cessante

3 Maggio 2021 | Autore:
Lucro cessante

Pregiudizio patrimoniale: cosa sono il danno emergente e il lucro cessante? Cos’è e come si calcola il mancato guadagno?

Chi rompe, paga. Un principio tanto semplice e antico quanto giusto. Anche la legge dice la stessa cosa: chi provoca un danno a un’altra persona è tenuto a pagare il risarcimento. Il problema si pone proprio su quest’ultimo aspetto: la quantificazione del danno. Com’è noto, i tribunali italiani straripano di cause che hanno a oggetto l’entità del danno che il debitore deve pagare al creditore: quasi sempre, la differenza tra quanto chiesto e quanto offerto è abissale. Il punto è che, secondo la legge, nel calcolo del risarcimento deve essere ricompresa non solo la perdita subita immediatamente a causa dell’inadempimento o dell’azione pregiudizievole, ma anche il mancato guadagno, cioè il lucro cessante.

In pratica, la legge obbliga colui che ha causato un danno non solo al risarcimento della perdita economica subita, ma anche al pagamento di ciò che il danneggiato non ha potuto guadagnare a causa della condotta illecita altrui. Si pensi al sinistro stradale che priva la persona dell’unico mezzo che gli consentiva di recarsi a lavoro, oppure all’infortunio che impedisce all’artista di realizzare future creazioni. Lo stesso vale quando tra due parti c’è un vincolo contrattuale: l’inadempimento del creditore può costringere il medesimo a pagare anche il mancato guadagno derivante dalla propria condotta. Cos’è e come si calcola il lucro cessante? Vediamo cosa dicono la legge e la giurisprudenza.

Lucro cessante: cos’è?

Il lucro cessante è il mancato guadagno che deriva dall’inadempimento contrattuale del debitore o dall’atto illecito del terzo.

Secondo la legge, il risarcimento del danno per l’inadempimento o per il ritardo deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta [1]. Alla stessa maniera, il lucro cessante è dovuto anche nel caso in cui tra le parti non vi sia nessun rapporto contrattuale, ma la condotta di un individuo abbia cagionato un danno a un altro: si pensi alla classica ipotesi del sinistro stradale.

Insomma: sia nell’ipotesi di responsabilità contrattuale che in quella di responsabilità extracontrattuale, all’interno del danno patrimoniale va ricompreso anche il lucro cessante, da intendersi come mancato guadagno derivante dalla condotta colpevole altrui.

Danno emergente: cos’è?

Il danno emergente è l’altra componente del danno patrimoniale che occorre risarcire in caso di inadempimento o condotta illecita.

Per danno emergente si intende la perdita direttamente subita dal creditore o dal danneggiato come conseguenza dell’inadempimento o dell’illecito di un’altra persona.

Nel caso di sinistro stradale, il danno emergente da risarcire è quello riguardante le riparazioni necessarie per ripristinare la vettura così com’era prima dell’incidente.

Nell’ipotesi di inadempimento contrattuale, invece, il danno emergente è la perdita subita a causa della mancata prestazione.

Chi fa un acquisto a un determinato prezzo ma poi il bene non gli viene consegnato, subirà un danno emergente pari al prezzo che ha inutilmente pagato.

Danno emergente e lucro cessante: esempi

Chiarito che il lucro cessante, unitamente al danno emergente, costituisce una parte del danno economico che una parte subisce a causa della condotta di un’altra, vediamo ora qualche esempio di lucro cessante.

A causa di un sinistro stradale, Tizio subisce la frattura di un braccio. L’autore del sinistro non solo dovrà pagare la riparazione dell’auto e il danno alla salute (danno emergente) ma anche la perdita economica che Tizio subirà a causa del gesso che gli impedisce di lavorare.

Caio ha acquistato da Sempronio un certo quantitativo di merce al fine di rivendere la stessa nel proprio esercizio commerciale. Sempronio però non ha effettuato la consegna dei beni. Caio ha subìto un primo danno patrimoniale consistente nel prezzo inutilmente versato a Sempronio (danno emergente) e un secondo danno patrimoniale derivante dal fatto che non potrà vendere nel suo negozio la merce acquistata (lucro cessante).

Alcuni alberi di ulivo vengono distrutti dal vicino di casa. Il proprietario dell’uliveto ha diritto al risarcimento per la perdita degli alberi (danno emergente) e per quella del reddito prodotto dagli ulivi, protratto per la loro prevedibile vita residua.

Lucro cessante: quando è dovuto?

Il lucro cessante deve essere risarcito solamente quando il mancato guadagno è conseguenza immediata e diretta della condotta altrui. Cosa significa?

Vuol dire che il lucro cessante deve essere risarcito soltanto se deriva direttamente dalla condotta del debitore o del danneggiante. Se, al contrario, il mancato guadagno è solamente un lontano e indiretto effetto, allora non andrà risarcito.

Tizio, a causa di un incidente stradale, subisce una frattura del braccio. La degenza ospedaliera gli impedirà di partecipare a un concorso. Tizio non potrà chiedere il risarcimento da lucro cessante derivante dalla mancata assunzione per non aver potuto partecipare al concorso, in quanto non è conseguenza diretta della condotta altrui.

Lucro cessante: come si calcola?

Il calcolo del lucro cessante da risarcire è sicuramente più complesso della valutazione del mero danno emergente. Il lucro cessante, infatti, configurandosi come un mancato guadagno, presuppone la considerazione di una ricchezza che non fa parte del patrimonio attuale del danneggiato o del creditore. Facciamo qualche esempio.

Tizio, dipendente di un’azienda, non potrà lavorare per un mese a causa del sinistro causato da Caio. Il lucro cessante sarà uguale all’eventuale pregiudizio economico che subirà Tizio a causa dell’assenza dal lavoro per un mese (ad esempio, riduzione dello stipendio).

Sempronio è un lavoratore autonomo che effettua piccole riparazioni di oggetti di elettronica. A causa del sinistro causato da Mevio, è costretto a trascorrere venti giorni in ospedale senza poter portare a termine la riparazione che aveva pattuito con il suo cliente. Il lucro cessante è pari alla somma che il cliente non gli pagherà più per non aver concluso il lavoro nel termine pattuito.


note

[1] Art. 1123 cod. civ.

Autore immagine: canva.com/


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