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Vittima di malasanità: risarcimento

20 Gennaio 2021 | Autore:
Vittima di malasanità: risarcimento

Quando si può parlare di errore medico e come bisogna comportarsi nel momento in cui si subisce un danno temporaneo o permanente?

Tu o un tuo parente avete riportato un danno fisico o morale a causa di un errore medico e ti chiedi se per la vittima di malasanità il risarcimento è possibile e, in questo caso, come ottenerlo. Forse, ti spaventa quel luogo comune secondo cui avviare una battaglia legale contro un noto professore o contro una struttura ospedaliera sarà un dispendio di tempo e di soldi che non porterà a nulla perché «tanto la vincono sempre loro».

Non è così. Ogni cittadino ha il sacrosanto diritto di rivendicare e di difendere le proprie ragioni. Sarà, eventualmente, chi di dovere a decidere se quelle ragioni hanno una base tale da consentire il risarcimento. È importante, però, sapere a chi rivolgersi ed in quali circostanze qualcuno si può ritenere vittima di malasanità.

Va, infatti, identificato il tipo di danno morale o biologico o, ancora, esistenziale. Va collegata l’azione o l’omissione dell’operatore sanitario come causa inequivocabile del danno subìto. Soltanto dopo è possibile agire per chiedere un risarcimento come vittima di malasanità. Vediamo.

Malasanità: qual è il danno risarcibile?

In linea generale, i danni procurati dalla malasanità possono essere di due tipi: patrimoniali e non patrimoniali.

Danni patrimoniali

Nel primo caso, rientrano sia la perdita economica (danno emergente) sia il mancato guadagno (lucro cessante) causati, in questo caso, da un errore umano o da una carenza strutturale: un intervento fatto male, una diagnosi sbagliata, un ospedale con un livello igienico scadente.

In termini di risarcimento del danno patrimoniale a seguito di episodi di malasanità, può essere riconosciuto, ad esempio, quello per le spese sanitarie sostenute e da sostenere in termini di terapie, visite, ulteriori esami, ecc. in seguito alla lesione subìta. Così come i soldi che il paziente non incasserà più temporaneamente o definitivamente per l’impossibilità di svolgere un’attività lavorativa a causa del danno riportato.

Danni non patrimoniali

In questo caso, si parla indirettamente di soldi, cioè non di quello che è stato speso, che si spenderà e che non verrà incassato ma di un danno che lede ciò che economicamente non si può valutare. Si tratta, dunque, dell’ambito in cui rientrano la limitazione alla libertà della persona, un peggioramento dello stato di salute, un forte condizionamento nella sfera familiare, affettiva o di relazioni sociali, la perdita di una persona cara. In altre parole: il danno non patrimoniale interessa i diritti lesi o compromessi, non tanto la parte economica o esistenziale, anche se spesso quest’ultima va di pari passo.

Chiaramente, è impossibile presentare una ricevuta o una fattura che quantifichi una lesione di questo tipo. Di conseguenza, non è automatico il riconoscimento del risarcimento del danno. A questo punto, la normativa e la giurisprudenza si appoggiano a due concetti per stabilire il risarcimento: il danno morale, cioè quello che riguarda la salute, e il danno biologico, ovvero quello che provoca un cambiamento dinamico-relazionale nella persona.

Malasanità: quando si manifesta?

La precarietà della salute ed un particolare stato di sofferenza portano spesso a ritenere che le proprie condizioni siano sempre colpa degli altri e che siano giunte per l’errore compiuto da qualcuno, in questo caso da un medico, da un infermiere, da una struttura ospedaliera.

Succede, quindi, che quello che viene identificato come un caso di malasanità in realtà sia stato un caso fortuito o una naturale evoluzione di una malattia, se non addirittura una trascuratezza del paziente stesso, di cui nessun altro ha colpa.

A questo punto, come identificare l’episodio di malasanità? Per definizione, la malasanità si intende come il danno temporaneo o permanente riportato ad un paziente da un errore medico che poteva essere evitato. Per fare qualche esempio, si potrebbero citare i casi in cui un dottore commette uno sbaglio durante un intervento chirurgico, un’errata terapia post-operatoria, un errore nella valutazione di una diagnosi, nell’assistenza ad un parto, un danno causato da negligenza o da imperizia, un’infezione contratta in ospedale a causa di una palese mancanza di igiene.

Malasanità: cosa può fare il paziente?

Il percorso più efficace per ottenere il risarcimento del danno da malasanità inizia dallo studio di un medico legale, essendo possibilmente assistiti da un avvocato (anche se non è obbligatorio in questa prima fase). Tuttavia, questa figura non sarà competente in tutti i rami della medicina. Significa che anche lui avrà bisogno della perizia di uno specialista del ramo interessato: un odontoiatra se il danno è stato causato alla bocca, un oculista se l’errore ha provocato una lesione agli occhi, un ginecologo o un ostetrico se c’è stato un problema legato ad una gravidanza o ad un parto, ecc.

Se la perizia conferma il danno causato da un errore medico, è possibile sporgere denuncia in tribunale sia per iscritto sia verbalmente, cercando di esporre i fatti in modo chiaro ed esauriente. In questo modo, si potrà capire se c’è un reato perseguibile d’ufficio.

Altrimenti, è prevista anche la possibilità della querela: la persona che ha subìto il danno, o un suo parente nel caso in cui il paziente fosse impossibilitato o deceduto, deve chiedere (anche tramite il suo legale rappresentante) che venga punito il presunto colpevole del fatto previsto dal Codice penale come reato (non perseguibile d’ufficio).

È importante che la parte lesa:

  • elegga il domicilio presso il quale desidera ricevere le notificazioni;
  • chieda di ricevere un avviso in caso di richiesta di archiviazione;
  • si opponga all’eventuale definizione del procedimento con decreto penale di condanna;
  • nomini, se lo desidera, un avvocato di fiducia.


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